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Il traffico illecito di armi nel mirino dell’Europa

Miscela Strategica Ai vertici dell’Unione Europea proseguono i dibattiti sulle misure più appropriate per ridimensionare il traffico illecito di armi da fuoco.

I recenti attentati terroristici inducono a interrogarsi circa l’origine e la detenzione illecita di armi. Ma il quadro criminale è estremamente complesso, e mettere d’accordo posizioni eterogenee non semplifica la questione.

L’EUROPA E IL PROBLEMA DELLE ARMI – Il traffico illecito di armi presenta caratteristiche distinte rispetto ad altre forme di commercio illegale. Laddove sia possibile riscontrare un consumo effettivo del prodotto – es. sostanze stupefacenti – si identifica in genere un flusso ininterrotto, necessario per soddisfare una domanda costante. Tuttavia, la tendenza appena descritta non vale sempre nel caso delle armi da fuoco, perché spesso beni durevoli nel tempo. Negli ultimi anni, il fenomeno – in crescita – ha suscitato molteplici preoccupazioni nel nostro continente, dove la libera circolazione facilita il commercio di beni legali e prodotti di provenienza illecita. A tal proposito, la Commissione europea ha formulato una serie di proposte che – nonostante le critiche – mirano a revisionare la direttiva vigente e uniformare le norme relative all’acquisto e/o detenzione di armi da fuoco. Benché sia chiaro l’intento – irrigidire alcune misure per ottenere un miglior controllo sul mercato – affiorano diverse incertezze sull’efficacia delle proposte. Primo, in termini di nuove opportunità criminali. La storia in questo caso insegna: finché la domanda persiste, ogni sforzo compiuto per ridimensionare l’offerta si dimostra miope e insufficiente, ai fini della risoluzione del problema. Secondo, esistono concreti dubbi sulla possibilità di ottenere un consenso fra i membri in materia, pertanto sarebbe molto più indicato puntare sul miglioramento delle pratiche di condivisione delle informazioni.
Oggigiorno, l’Europa presenta un livello di violenza armata in media contenuto e gode di relativa stabilità rispetto ad aree di crisi e situazioni di conflitto. Però è vero anche il contrario: aumenta il numero di armi in dotazione al crimine organizzato e bande di delinquenti. Per molto tempo l’attenzione si è incentrata sul traffico di armi leggere e di piccolo calibro, ma l’impiego crescente di armi pesanti ed esplosivi dovrebbe indurre a riaggiustare il tiro. L’adattabilità delle organizzazioni criminali del Vecchio Continente tende a trarre vantaggio perfino dalle misure pensate per accrescere il benessere comune e questo trend va contrastato.

Fig. 1 – Nizza, 14 luglio 2016: un nuovo attentato colpisce la Francia. Nell’immagine il camion usato per portare a termine una sanguinosa corsa di due chilometri

IL TRAFFICO – Il possesso e l’utilizzo illecito di armi nei Paesi dell’Unione è riscontrabile, in maniera preponderante, nel perseguimento di scopi criminali e obiettivi di carattere socio-politico, come dimostrano i recenti attentati terroristici. Tuttavia è complicato delineare un profilo valido per 28 Paesi e i canali di approvvigionamento delle armi sono molteplici. Non solo i furti, ma la corruzione – o la negligenza di chi dovrebbe portare a termine i dovuti controlli e semplicemente rivolge lo sguardo altrove – agevolano la transizione delle armi dal dominio del lecito a quello dell’illecito. Fra le diverse fonti, è inoltre possibile annoverare le evoluzioni di carattere storico che hanno trasformato il continente. Con il crollo dell’Unione Sovietica gli Stati dell’Europa centrale e orientale ereditarono notevoli quantitativi di armi, trasformandosi in veri e propri serbatoi di armamenti ad oggi attivi. Allo stesso modo preoccupano le riserve nei Balcani, verso i quali si è manifestato un poderoso flusso per attrezzare i conflitti degli anni Novanta. Sebbene diversi sforzi volti a ridurre il surplus siano degni di nota, ostacoli di carattere politico e logistico hanno talvolta reso vani i tentativi di smilitarizzazione e cooperazione fra gli stessi Paesi nella regione. Inoltre l’area prospiciente l’Europa sud-orientale ha aggiunto un’ulteriore fonte di armamenti e desta preoccupazioni in termini di prossimità geografica a situazioni di profonda instabilità. L’attuale disordine in Nord-Africa e nella regione mediorientale aggrava il rischio di alimentare il mercato criminale. Resta, infine, difficile approcciare il problema delle armi acquistate nei market place del Deep web, regno indiscusso dell’anonimato (per un approfondimento si consiglia la lettura di questo articolo). Ad esempio, il lato oscuro di Internet è in grado di offrire prodotti e informazioni utili su come/dove trovare delle armi in Europa senza possedere alcuna licenza o linee guida per la realizzazione di un’arma e di ordigni esplosivi.

Fig. 2 – Kosovo, 7 luglio 2016: impiegato di una fonderia frantuma le armi sequestrate prima di distruggerle.

ALCUNE PARTICOLARITÀ – Un drug-for-arms trade caratterizza di frequente il traffico illecito. Esemplificativo il caso del Montenegro – considerato in linea di massima un territorio di transito nelle rotte percorse dalle armi (l’episodio è altresì riportato dall’UNODC in Study on Firearms, 2015). I trafficanti locali avevano pianificato il contrabbando di armi dalla Bosnia Erzegovina alla Francia e ai Paesi Bassi, ottenendo in cambio partite di cocaina e droghe sintetiche. Oltre ad illuminare un dettaglio interessante, da questo e molti altri casi si evince che le rotte adoperate dalle armi siano le medesime già stabilite e utilizzate per il traffico di migranti o prodotti di provenienza illecita (la rotta Balcanica ad esempio era già nota per i flussi di eroina provenienti dall’Afghanistan) – dato che appare ancor più evidente quando il traffico delle merci procede in parallelo. La distanza fra il Paese di origine e destinazione, inoltre, influisce sugli attori, i modi e i mezzi impiegati nel trasferimento delle armi. Il trasporto via terra, molto gettonato, avviene utilizzando diversi tipi di veicoli, da vetture private a grossi tir. In aggiunta, quando ad essere trasportate sono piccole quantità di armi (a differenza della droga), la pratica si inserisce perfettamente nel quadro del cosiddetto “traffico a formica”. Fantasia e ingegno infine si sprecano nell’eludere i controlli con armi provenienti oltre oceano (USA in particolar modo); prassi molto diffusa nel caso delle spedizioni, è sovente l’invio delle componenti dell’arma da fuoco per non destare sospetti.

Federica Daphne Ierace

Un chicco in più

Lo studio relativo al traffico illecito di armi pubblicato da UNODC è scaricabile al seguente link 

Foto di copertina di Florida Keys–Public Libraries pubblicata con licenza Attribution License

1 comments
anafesto
anafesto

"Rotta balcanica" era quasi inesistente fino a che qualche genio dell'idiozia e dell'arroganza si prefiggesse di frammentare la Jugoslavia con il supporto dei soliti utili idioti.  Non contento di questo ha proceduto alla destabilizzazione di tutta l'area del Mediterraneo, non potendo, per mancanza dei solitin utili idioti, destabilizzare il Polo Nord.

Questa UE, poi, infarcita di cialtroni, incapaci, corrotti e venduti nei posti di comando è praticamente indifesa contro queste agende dirette da oltre Atlantico che cercano di farne una testa d'ariete contro la Russia e contro gli interessi della stessa Europa.

Ora in Europa sta per imporsi la fase stragista in concomitanza con immigrazioni provocate da suddette destabilizzazioni per confondere e intimidire la popolazione; di fatto però qualcuno si domanda perché gli obiettivo degli attentati è sempre la gente comune e mai i centri del potere, che ci sia da indagare?

L'equazione: crisi (economica, morale, eccetera) + terrorismo + insicurezza sul futuro + immigrazione indiscriminata vuoi vedere che da come risultato "mercenari stupidi da utilizzare a piacere"?