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Cuba, qualcosa è cambiato

Raul Castro ha recentemente annunciato un cambio di vertice al ministero dell’Economia: esce Marino Murillo, entra Ricardo Cabrisas. Si tratta di un’epurazione o c’è dell’altro?

I FATTI – Il 14 luglio giunge da L’Avana la notizia di un provvedimento messo in atto dal Consejo de Estado (l’organismo che a Cuba attua la maggior parte delle funzioni legislative quando l’Assemblea Nazionale non è in sessione) e proposto dallo stesso Presidente Raul Castro: Marino Murillo, ministro dell’Economia e della Pianificazione in carica dal 2014 e prima ancora fra il 2009 ed il 2011, verrà sostituito da Ricardo Cabrisas. Il neo-ministro riceve il comando di uno dei dicasteri più importanti del Paese anche per via del processo di avvicinamento fra Cuba e gli Stati Uniti, cominciato ufficialmente con la riapertura delle rispettive ambasciate nell’estate 2015. Un processo che ha visto la necessità di adeguare l’economia cubana a standard più consoni alla prospettiva di un’apertura commerciale da parte di Washington e che ha trovato proprio in Murillo uno dei principali artefici: definito “lo zar delle riforme” per la sua straordinaria abilità e per la volontà di costruire una modernizzazione cubana che conservasse una propria originalità – soprattutto rispetto al processo analogo avvenuto in Vietnam e Cina -, Murillo è stato indicato da un diplomatico europeo rimasto anonimo come “the one to watch“. A riprova di ciò vi è il fatto che durante il sesto Congresso del Partito (2011) Murillo sia stato eletto all’interno del suo Politburo ed è stato considerato come uno dei possibili successori di Raul Castro alla guida della nazione.

Fig 1 – Stretta di mano fra Raul Castro e Barack Obama: sebbene quest’ultimo sia impegnato per la chiusura dell’embargo, si tratta di una decisione che spetta, in ultima istanza, al Congresso

A fornire una spiegazione sulla scelta convalidata dal Consejo è lo stesso Raul Castro, il quale ha voluto precisare che l’ormai ex ministro continuerà ad occuparsi a tempo pieno delle riforme economiche, per le quali ha ricevuto una delega specifica. La premura con cui il leader comunista ha voluto giustificare il provvedimento è alquanto interessante, se si considera che Castro non ha espresso particolari giudizi riguardo la sostituzione del ministro dell’Istruzione, avvenuta tramite lo stesso provvedimento del Consejo e che vede José Saborido prendere il posto di Rodolfo Alarcón, senza che sia stato fatto alcun commento a riguardo. Probabilmente il Presidente è interessato ad allontanare quanto più possibile il sospetto che Murillo sia stato messo da parte per motivi politici. Che fosse nell’aria un cambio di rotta all’interno del ministero dell’Economia, però, non era un mistero.

UNA DECISIONE (QUASI) ANNUNCIATA – A far vacillare la fiducia del Presidente cubano non è una qualche opposizione politica sotterranea, bensì ciò che accade alla luce del sole all’interno dell’economia del suo Paese: l’8 luglio Raul Castro ha avvertito i propri connazionali che tempi duri colpiranno l’isola, a causa della drammatica crisi del commercio petrolifero con il Venezuela. Si prospetta un calo della produzione energetica preoccupante, proprio quando Cuba si prepara ad aprire una nuova fase di relazioni economiche con gli Stati Uniti ad un anno esatto dai primi segni di disgelo.
Il discorso di Castro ha preceduto la decisione del Consejo de Estado di sostituire il ministro dell’Economia Murillo e si tratterebbe dell’effettiva chiave di lettura tramite cui interpretare la vicenda. Un leader preoccupato, dunque, prima ancora che irritato: questo sarebbe il profilo attuale del Presidente cubano. Nel primo semestre di quest’anno il tasso di crescita economica inter-annuale è calato drasticamente all’1%, da confrontare con il 4,7% nello stesso periodo durante il 2015 (secondo il discorso di Castro all’Assemblea Nazionale). La paura principale è che si ritorni ad un periodo di crisi simile a quello vissuto negli anni Novanta, quando l’isola fu colpita da una grave carenza energetica ed alimentare.
Per ora il Presidente può solo tentare di rassicurare gli animi dei cubani, sollevati dalla ripresa delle relazioni diplomatiche con Washington, che però in questo momento sono costretti a riconoscere quanto la loro sorte sia profondamente legata a quella del Venezuela, dove sarebbe indicabile l’origine della congiuntura economica in corso.

Fig. 2 – A L’Avana la gente spera che la propria condizione economica possa migliorare

L’IMPORTANZA DI ESSERE IL VENEZUELA – Il notevole calo del prezzo del petrolio non ha creato problemi solamente all’attuale Presidente venezuelano Nicolás Maduro: persino gli ultimi anni di vita di Chávez, ormai alle prese con la malattia, hanno visto il sogno di una Caracas centro di una potenza economica regionale crollare a causa della crisi petrolifera, la quale ha continuato ad aggravarsi e a minare i progetti del Governo sudamericano. Il Venezuela ha da quel momento dovuto ridurre fortemente il proprio impegno all’interno della scena politica internazionale per affrontare la difficile situazione socio-economica interna, aggravata soprattutto dalla stessa crisi petrolifera.
È esattamente da questo momento, con il nuovo Presidente Maduro dimostratosi privo del carisma politico del suo predecessore e con il ridursi dei vantaggi conseguenti il proseguimento della collaborazione economica fra L’Avana e Caracas, che Cuba ha intrapreso una strategia di avvicinamento verso Washington a partire dall’anno passato. Si auspicava che le avversità venissero superate entro la fine dell’anno, eventualità che non si è verificata e che avrebbe concesso un maggiore respiro alla politica di assestamento avviata da Castro, la quale prevede una lunga fase di ammodernamento dell’economia. Quest’ultimo è però un processo che richiede un notevole consumo di risorse energetiche che per il momento non sono disponibili.
La scelta di liberare Murillo dall’incarico presso il Ministero, dunque, potrebbe essere la strategia migliore per il momento: si tratta dell’uomo più preparato per affrontare la transizione, troppo importante per poterlo accantonare e lasciare che il Venezuela possa minare i progetti dell’isola caraibica.

Fig. 3 – Manifestazione antigovernativa in Venezuela.

Riccardo Antonucci

Un chicco in più 

Il Venezuela è una nazione che riesce a condizionare pesantemente gli equilibri economici e politici del Continente americano, soprattutto per la sua storia di produttore ed esportatore di petrolio. La situazione, come è stato accennato precedentemente, è però cambiata, e rischia di compromettere il contesto già particolarmente complesso dell’America del centro-sud, legata strettamente a Caracas.

Per approfondire gli ultimi sviluppi della crisi venezuelana e comprenderne la portata internazionale, clicca qui.

1 comments
Fuentes
Fuentes

Finchè Cuba e la sua sfortunata gente sarnno dominati dai castro e dall'oligarchia

che li circonda non ci sarà cambiamento.

Se Guevara non fosse andato a suicidarsi in Bolivia avrebbe strepitato a lungo, poi forse

se ne sarebbe andato in un modo o nell'altro.

Suerte