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Austria di nuovo al voto

In 3 sorsi – In Austria la Corte costituzionale ha annullato i risultati del ballottaggio che avevano visto prevalere il candidato indipendente Alexander Van der Bellen sullo sfidante Norbert Hofer (FPÖ). Le elezioni verranno ripetute in ottobre. Quali scenari attendersi?

1. LA SENTENZA STORICA – La Corte costituzionale austriaca, con una sentenza storica, ha reso nulli gli esiti del ballottaggio – tenutosi in data 22 maggio – che aveva visto prevalere il candidato indipendente Alexander Van der Bellen per gravi irregolarità nello scrutinio delle schede. Il ricorso è stato presentato alla Corte dal Partito della libertà austriaco, uscito sconfitto per poche migliaia di voti. La Corte ha precisato, in merito, che non esistono prove che attestino la manipolazione dei risultati elettorali ma, nonostante ciò, ha ritenuto necessario annullare elezioni in quanto le irregolarità al momento dello scrutinio – apertura anticipata di alcune schede, presenza di persone non autorizzate – potrebbero avere inficiato gli esiti finali. Le irregolarità denunciate hanno riguardato la quasi totalità dei seggi – 94 su 117, per un totale di 573.275 schede. Per la Corte le irregolarità hanno coinvolto, invece, 77.926 schede, un numero inferiore a quanto denunciato dal Fpö ma più del doppio rispetto al margine di Van der Bellen su Hofer – e ciò non può che avere pesato sulla decisione finale. Gehrart Holzinger, presidente della Corte costituzionale, esprimendosi sulla decisione presa, ha asserito: «Le elezioni sono il fondamento della nostra democrazia e il nostro compito è di garantirne la regolarità. La nostra sentenza deve rafforzare il nostro Stato di diritto e la nostra democrazia». Come fatto notare da Der Spiegel, tra l’altro, le irregolarità sono attribuibili ad ambo le parti, dato che molti commissari di seggio accusati delle stesse appartengono al Fpö. Le nuove elezioni si terranno probabilmente il prossimo 2 ottobre.

Fig. 1 – I due contendenti durante un dibattito televisivo

2. L’ANTEFATTO – Le elezioni che si sono tenute il 24 aprile (primo turno) e 22 maggio (secondo turno) sono state senza dubbio tra le più polarizzate nella storia austriaca del secondo dopoguerra. L’esito del primo turno, infatti, ha visto emergere la figura di Norbert Hofer che, collezionando il 36% delle preferenze, ha staccato nettamente il rivale più prossimo, Alexander Van der Bellen – indipendente ma con un passato da leader dei verdi – fermatosi al 20%. Performance assai negativa, invece, per i partiti tradizionali: i candidati espressi dal Partito Social Democratico e dal Partito Popolare, infatti, si sono fermati al quarto e al quinto posto, totalizzando circa l’11% delle preferenze ciascuno. Al secondo turno, però, i voti dei moderati si sono concentrati su Van der Bellen, che in tal modo è riuscito nell’impresa di recuperare lo svantaggio del primo turno e superare Hofer per una manciata di preferenze (50,35% contro 49,65%). A fare la differenza è stata l’ingente mole di voti arrivati via posta (14% del totale) che ha ribaltato il risultato iniziale del secondo turno che vedeva, invece, vittorioso il candidato espressione del Fpö con il 51,9% delle preferenze. Se la Corte non avesse annullato le elezioni, l’ex leader dei verdi si sarebbe insediato lo scorso 8 luglio.

Fig.2 – Membri della Corte costituzionale austriaca

3. INSTABILITÀ ALLE PORTE – Ad accendere ulteriormente uno scontro già notevolmente infiammato concorrerà l’esito del referendum inglese per l’uscita dall’Unione: da una parte Van der Bellen si mostra ostile non solo all’ipotesi di allentamento dei vincoli con l’UE, ma anche a qualsiasi espressione di un nazionalismo che considera vetusto e foriero di conflitto. Hofer, al contrario, fa dell’espressione nazionalistica il tratto caratteristico della sua campagna elettorale. La strategia adottata – in un momento in cui, vista la recente crisi dei migranti e gli attriti con i Paesi limitrofi, molti cittadini austriaci hanno identificato nell’uomo forte e nell’ideologia “forte” la soluzione ideale ai loro problemi e paure – si è rivelata vincente, permettendo al candidato espressione del Fpö di raggiungere un risultato storico per il partito. La Brexit, però, sembra aver fatto sorgere negli austriaci – perfino tra i più euroscettici – alcuni timori legati alle effettive possibilità di successo per l’Austria nel caso uscisse dall’UE. Gli ultimi sondaggi, infatti, attribuiscono al fronte dell’“Öexit” dal 23% al 30% dei consensi, con un trend al ribasso rispetto ai dati pre-Brexit. Conscio del clima sfavorevole in merito, il candidato del Fpö ha sostenuto di non appoggiare l’uscita dall’Unione, ha criticato la decisione inglese e ha tenuto a rimarcare che essa sarebbe soltanto l’ultima ratio per l’Austria, da prendere in considerazione unicamente qualora entrasse la Turchia nell’UE o se venissero approvati trattati più accentratori (volutamente dimentico, come nel caso del fronte Brexit, del fatto che tali misure richiederebbero l’unanimità e, conseguentemente, all’Austria sarebbe sufficiente votare contrariamente per bloccare tutto il processo). La Brexit, dunque, non sembra in grado di favorire – viste le ricadute negative che sta avendo su tutta Europa – Hofer. Stando ai dati dell’ultimo Eurobarometro (novembre 2015), però, la principale preoccupazione per gli austriaci (con il 66% delle preferenze espresse) risulta l’immigrazione. Per questa ragione, nonostante il notevole impatto della Brexit, sarà su tale tematica che, probabilmente, si giocheranno le prossime elezioni. In merito a essa, anche alla luce dell’ennesima tragedia in Francia, il candidato del Fpö parte avvantaggiato: sono, infatti, le dimostrazioni di forza, inflessibilità e patriottismo a instillare, quantomeno a livello di percezioni immediate, una maggiore sensazione di sicurezza, e ciò in un momento in cui l’instabilità permea l’ambiente internazionale, potrebbe garantire a Hofer la spinta necessaria per conquistare la presidenza. Tuttavia, Van der Bellen ha dimostrato un’elevata capacità di attirare attorno a sé i consensi di tutti gli austriaci che non si riconoscono nei messaggi e nelle letture date da Hofer e dal suo partito: ciò, vista anche l’innumerevole mole di variabili capace di influenzare l’esito elettorale, preannuncia un ennesimo, duro, testa a testa che vedrà contrapporsi, quasi manicheisticamente, due visioni dell’Europa (e del mondo) posizionate ai poli opposti dello spettro politico.

Simone Zuccarelli

Un chicco in più

  • Alexander Van der Bellen: 72 anni, economista ed ex preside della facoltà di Scienze economiche di Vienna, ha consentito al suo partito (i Verdi) di raddoppiare i consensi sotto la sua guida. È un europeista convinto.
  • Norbert Hofer: 45 anni, ingegnere, appellato, per i suoi modi pacati, come un lupo travestito da pecora. Il suo cavallo di battaglia è: «Austria e austriaci per primi».
  • L’Austria è una repubblica parlamentare federale. Il Presidente è eletto direttamente e resta in carica per sei anni. Il mandato è reiterabile una sola volta. Risulta una carica per lo più cerimoniale, ma è insignito di numerosi poteri. Per approfondire, rimando al sito ufficiale della presidenza austriaca. 

Foto di copertina di Nagesh Kamath pubblicata con licenza Attribution-ShareAlike License

1 comments
anafesto
anafesto

Non credo ci volesse un genio per capire che se in certi seggi il numero dei votanti arrivava vicino al 150% degli aventi diritto al voto, qualcosa non andava; almeno in Austria la Corte Costituzionale è stata in grado di intervenire su una votazione praticamente da terzo mondo.

In Italia ci sarebbe stato altrettanto zelo? Visto lo stato languente della democrazia fondati dubbi potrebbero sorgere.