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Il summit NATO a Varsavia

In 3 sorsi (MS) Dal 7 al 9 luglio si è svolto a Varsavia, nella suggestiva cornice dello Stadio Nazionale, il Summit NATO 2016. Appuntamento decisivo per orientare la politica e la strategia dell’Alleanza Atlantica negli anni a venire e dimostrare che la NATO non è un elefante d’argilla bensì, ancora oggi, un attore rilevante sullo scacchiere geopolitico mondiale

1. IL SUPERAMENTO DELLA DICOTOMIA EST-SUD – La scelta di Varsavia come capitale ospitante il Summit NATO 2016 non è apparsa casuale agli osservatori. Gli ultimi cinque anni, infatti, hanno mostrato come all’interno dell’Alleanza fosse sempre più percepibile una sorta di spaccatura fra i Paesi appartenenti alla cosiddetta “sponda est” e quelli appartenenti alla “sponda sud”. Sebbene tale linea di frazione fosse stata evidenziata più da attori esterni che dagli addetti ai lavori al Quartier Generale, era evidente che l’appuntamento di luglio fra i Capi di Stato e di Governo avrebbe sancito da che parte si sarebbe inclinato l’ago della bilancia. Sicuramente, il dialogo politico e scientifico che ha preceduto il Summit è stato largamente focalizzato sulla dicotomia nord-sud. La minaccia terroristica rappresentata da Daesh e dalle sue declinazioni al di fuori del Syraq, la crisi migratoria che ha messo in ginocchio le cancellerie di mezza Europa, il caos libico, sono tutti elementi a favore di chi sostiene la tesi de “la minaccia viene da Sud”. D’altro canto, la politica estera aggressiva di Mosca e l’invasione territoriale della Crimea hanno allertato le capitali più esposte a est, ultime arrivate all’interno dell’Alleanza ma anche più consapevoli del valore intrinseco di un’alleanza militare e politica che pone le sue basi sul principio espresso dell’Art. 5 del Trattato di Washington. I 28 alleati, a Varsavia, hanno posto le basi per il superamento di questa dicotomia. La Dichiarazione rilasciata dai Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri ha posto l’accento su quello che sarà il pilastro della politica della NATO nei prossimi anni: il rafforzamento della sicurezza transatlantica. Da un lato, si riafferma quanto già deciso in occasione del Summit in Galles nell’estate 2014 in merito all’implementazione del Readiness Action Plan, rafforzamento della deterrenza ai confini con la Russia e lotta alla minaccia terroristica. D’altro canto, si sancisce che lo strumento dei partenariati a sud (Dialogo Mediterraneo e Iniziativa di Cooperazione di Istanbul) dovrà essere utilizzato al fine di rafforzare il dialogo e la cooperazione politica con i paesi del Nord Africa e del Golfo. Una NATO, quindi, flessibile e che guarda a 360 gradi, per ordine di priorità strategiche e regionali. La sfida sarà, all’atto pratico, conciliare le esigenze delle 28 capitali alleate e scendere a compromessi laddove necessario.

Fig.1 – Il Presidente Obama al summit

2. L’AFGHANISTAN – La conclusione delle missione ISAF a cavallo fra il 2014 e il 2015 e il contestuale avvio della missione Resolute Support, hanno confermato la presenza della NATO in Afghanistan dal 2001. Sebbene in forma numericamente ridotta rispetto ad ISAF, la missione attualmente in corso non è meno rilevante. L’impatto mediatico della crisi in Iraq ha sbalzato il teatro afghano al di fuori delle cronache, ciononostante l’area non possa affatto dirsi “risanata”. Non a caso, infatti, una delle sedute del Summit è stata interamente dedicata alla situazione afghana e all’avanzamento della missione Resolute Support in presenza del Presidente di Unità Nazionale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan e, in qualità di osservatori, del Giappone e della Repubblica di Corea. Sono tre i punti emersi dall’incontro: in primo luogo il consolidamento del contributo della missione Resolute Support nelle attività di addestramento e formazione delle Forze di Polizia afghane, oltre che il prosieguo del supporto finanziario alle stesse rinnovato fino al 2020. In secondo luogo, da parte afghana, l’impegno ad assumersi la responsabilità finanziaria delle proprie Forze di Polizia a partire dal 2024. Terzo punto, ma di grande rilevanza a livello geopolitico, la conferma della necessità di un processo di stabilizzazione regionale. Il prossimo step in questo senso sarà la Conferenza sull’Afghanistan di Bruxelles, in programma per il prossimo ottobre. In questa sede dedicata, tutti gli attori dell’area e la NATO saranno chiamati a formulare un programma per implementare il processo di stabilizzazione del Paese e anche della regione.

Fig.2 – Un semovente d’artiglieria in mostra statica all’esterno dello stadio

3. INTESA POLONIA-TURCHIA IN MATERIA DI SISTEMI DI DIFESA – Anche la cooperazione industriale e tecnologica fra Paesi membri è stata oggetto di discussione durante i lavori del Summit. Un esempio fra un più interessanti, il 9 luglio la Polonia e la Turchia hanno siglato un’intesa in materia di ricerca nel campo dell’“escort jamming”. Nello specifico, si è dato il via all’esplorazione di possibilità di cooperazione fra i due Paesi, ma non solo, visto che altri Stati si andranno ad aggiungere nel corso dei prossimi mesi. Dalla sua fondazione, la NATO ha sempre dato una forte rilevanza ai programmi di cooperazione scientifica fra membri e partner. Ancora una volta, in un mondo in cui le minacce strategiche sono trasversali e in costante mutamento, l’impegno a livello tecnologico, scientifico e industriale fra gli alleati è un’espressione di collaborazione che va a rafforzare inevitabilmente anche le relazioni politiche fra di essi.

Emma Ferrero

 

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