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Women’s Forum Mauritius 2016: ruolo delle donne e biodiversità

A un anno dall’elezione del primo Presidente donna la Repubblica di Mauritius ospita un importante meeting internazionale per discutere due delle principali sfide per il futuro: parità di genere ed economia sostenibile.

LA SFIDA AMBIENTALE – Il 20 e 21 giugno 2016 si è svolto a Port-Louis, capitale della Repubblica di Mauritius, il Women’s Forum 2016, in cui scienziati, ecologisti, imprenditori e governanti provenienti da tutto il mondo si sono confrontati sul tema del cambiamento climatico in Africa e nei piccoli Stati insulari, Mauritius comprese. Secondo i responsabili del Women’s Forum for the Economy and Society, l’obiettivo della conferenza era quello di proporre soluzioni innovative nell’ambito dell’energia rinnovabile, sicurezza alimentare e sanità, settori che per primi subiscono le conseguenze delle catastrofi climatiche.

Fig. 1 – In Sudafrica una donna protesta contro gli effetti del cambiamento climatico e del riscaldamento globale

LA PAROLA ALLE DONNE – Nel suo discorso d’apertura al Forum presso lo Sugar Resort and Spa la presidente della Repubblica Gurib-Fakim ha dichiarato che, dopo anni di interventi distruttivi ai danni degli ecosistemi locali operati in nome del progresso e della crescita economica, è giunto il momento di invertire la rotta. «Proteggere e salvaguardare la biodiversità della nostra Nazione e della nostra regione assicurerà uno sviluppo sostenibile che dia accesso ad acqua pulita, energia e cibo a tutti», ha aggiunto Gurib-Fakim. Cruciale, a tal proposito, l’intervento delle donne, che secondo Jacqueline Franjou, CEO del Women Forum, devono impiegare le loro capacità imprenditoriali e i loro molteplici talenti – dal settore della ricerca scientifica a quello dell’economia e della politica – al servizio di uno sviluppo più etico e rispettoso dell’ambiente. Il Forum ha ripreso temi già affrontati nei recenti Women’s Forum Global Meeting a Deauville dal 14 al 16 ottobre 2015 e al Dubai Women Establishment and Women’s Forum for the Economy and Society, svoltosi tra il 23 e 24 Febbraio 2016, in cui Gubai-Fakim ha presenziato in rappresentanza di un’economia in crescita come quella delle Mauritius.

Fig. 2 – Christine Lagarde, direttore del FMI,  Clara Gaymard, presidente del Women’s Forum e Jacqueline Franjou, CEO del Women’s Forum al Global Women Forum svoltosi a Dubai a febbraio 2016

UNA SCIENZIATA ALLA GUIDA – Sin dal raggiungimento dell’indipendenza, conquistata il 12 marzo del 1968, la Repubblica delle Mauritius ha cercato di emanciparsi gradualmente da un sistema agricolo basato sulla monocoltura per abbracciare la biodiversità. In quanto SIDS (Small Island Developing State) la più grande sfida che la Repubblica deve affrontare – comune a molte delle economie africane in via di sviluppo – consiste nel coniugare innovazione tecnologica e green economy in un momento storico in cui il cambiamento climatico mette sempre più a rischio la sicurezza alimentare di miliardi di persone. Sin dalla sua elezione, il 5 giugno 2015, Ameenah Gurib-Fakim ha voluto incarnare un decisivo cambio di tendenza per la Repubblica delle Mauritius, attirando l’attenzione dei media per il fatto di essere il primo Presidente donna della Repubblica, ma anche per l’appartenenza alla minoranza musulmana dell’isola, solitamente esclusa dagli incarichi pubblici. Scienziata di fama internazionale – nota per i suoi studi all’avanguardia sulle proprietà mediche e curative della flora delle Mauritius – con il suo carisma Gurib-Fakim è riuscita a ottenere l’appoggio tanto della coalizione di centrodestra, rappresentata da Alliance Lepep, quanto delle opposizioni di sinistra, il Mauritian Militant Movement dell’ex primo ministro Paul Berenger. Jacqueline Franjou, CEO del Women’s Forum, ha commentato che la presenza di Gurib-Fakim al meeting di Port-Louis, e in precedenza a quelli di Dubai e Deauville, ha attirato l’audience proprio in virtù della devozione della Presidente alla propria Nazione e del suo amore per la scienza. Riferendosi al capo di Sato la CEO ha infatti dichiarato: «Non solo ha portato la Repubblica di Mauritius al Women’s Forum, ma ha anche portato il Women’s Forum alle Mauritius».

Fig. 3 – La presidente delle Mauritius Ameenah Gurib-Fakim interviene alla Conferenza sul Clima di Parigi, dicembre 2015

UN’ECONOMIA IN ESPANSIONE – Dalle ultime elezioni presidenziali non solo l’economia, ma anche la politica delle Mauritius sembra aver intrapreso una nuova direzione. Percepita per decenni come un paradiso fiscale, la Repubblica – forte dell’esperienza acquisita nel settore agroalimentare, turistico e finanziariovuole imporsi come attore di primo piano nella politica regionale. L’obiettivo è l’alleanza con l’India, che punta a una cooperazione rafforzata con gli arcipelaghi dell’Oceano Indiano. Con il Ghana sono stati firmati tre partenariati commerciali, tra cui la realizzazione di una smart city ad Accra, mentre sono in fase di discussione progetti di sviluppo in Madagascar e Senegal. Il 21 giugno, il ministro del Servizio Civile e delle Riforme Amministrative mauriziano Alain Wong e il ministro del Commercio cinese Zhang Xiangchen hanno siglato un accordo bilaterale che potrebbe dare alle Mauritius la spinta propulsiva per imporsi definitivamente come economia protagonista dell’Africa sudorientale.

Fig. 4 – Il primo ministro mauriziano Anerood Hugnauth al summit India-Africa tenutosi a New Delhi, ottobre 2015

Caterina Pucci

Un chicco in più

Per quarant’anni la Repubblica di Mauritius ha conservato rapporti floridi con l’Unione Europea – che rappresenta il 70% delle esportazioni della regione, – garantendosi un accesso prioritario al mercato comunitario. Nonostante i tentativi di rafforzare la partnership nel settore della cooperazione allo sviluppo, del commercio, degli investimenti diretti ed esteri, dell’educazione e della ricerca scientifica, la Repubblica stenta a guadagnarsi la fiducia di alcuni membri dell’Unione a causa della sua natura fiscale decisamente permissiva. Difficili, inoltre, le trattative sul fronte delle tassazioni: la Repubblica fatica ad accettare la decisione dell’UE che prevede di abolire le quote di produzione dello zucchero entro il 2017, e mal sopporta le tariffe imposte su alcuni prodotti del settore ittico. Le politiche economiche e commerciali assai più flessibili del colosso cinese risultano molto allettanti, ma rischiano di mettere in pericolo il buon proposito di puntare a un’economia sostenibile e diversificata. La corsa a un’innovazione rapida e produttiva si scontra con la necessità di calibrare lo sviluppo in modo da non renderlo lesivo per l’ambiente. 

Foto di copertina di Sofitel So Mauritius Bel Ombre pubblicata con licenza Attribution-NonCommercial-NoDerivs License

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