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L’economia spagnola, tra ripresa e incertezze

La crisi economica del 2008 pose un freno al progresso dell’economia spagnola; a peggiorare la situazione fu la gestione della crisi da parte del governo socialista di Zapatero tra il 2008 e il 2011. Le riforme implementate dal governo popolare hanno portato a dei miglioramenti sostanziali; ciononostante, persistono serie difficoltà per la ripresa completa dell’economia spagnola, in particolare per quanto riguarda il tasso di disoccupazione.

PRIMA DELLA TEMPESTA – Il primo Governo Zapatero (2004-2008) si contraddistinse, oltre che per l’approvazione di numerose norme in materia sociale, per la rassicurante situazione economica generale. I principali indicatori macroeconomici, come il tasso di disoccupazione e il prodotto interno lordo (PIL), segnalavano infatti una situazione di continua crescita per il Paese. Ciononostante, la Spagna risultò essere uno degli Stati più profondamente colpiti dalla crisi dei mutui subprime del 2008, con implicazioni profonde soprattutto per quanto concerne il tasso di disoccupazione. Tra il 2004 e il 2011, infatti, i dati sull’occupazione in Spagna peggiorarono sostanzialmente: se al momento della prima vittoria del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) la disoccupazione si aggirava intorno all’11,46%, al momento delle dimissioni di Zapatero questa aveva ormai raggiunto il 20,9%. Non va dimenticato, inoltre, l’aumento a dismisura del deficit: la Spagna concluse infatti il 2009 con un disavanzo dell’11,2% rispetto al PIL (il limite europeo è del 3%), che portò i mercati a non fidarsi della Spagna. A peggiorare la situazione fu anche la reazione del governo socialista. Secondo lo stesso Zapatero, parlare di crisi sarebbe stato “un inganno e puro catastrofismo”, motivo per cui il governo non reagì adeguatamente agli evidenti problemi che affliggevano l’economia spagnola. Dovuto a questa serie di difficoltà, lo stesso capo del governo dovette infine indire le elezioni anticipate del novembre 2011.

Fig. 1 – L’ex presidente del governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero

LE RIFORME DEI POPOLARI – Posizionandosi come il partito che avrebbe portato stabilità e risanamento economico, i popolari di Mariano Rajoy vinsero con facilità le elezioni del novembre 2011. In seguito all’implementazione di svariati tagli alle spese e di riforme strutturali (come richiesto da Bruxelles), la Spagna uscì dalla recessione alla fine del 2013, diventando successivamente una delle economie a più rapida crescita all’interno dell’eurozona. Per i prossimi due anni, infatti, le proiezioni indicano che l’economia spagnola sarà caratterizzata dal più elevato tasso di crescita economica tra quelli dei “grandi quattro” delle economie della zona euro (3,2% nel 2016 e 2,5% nel 2017), oltrepassando la media dell’eurozona. Inoltre, poche settimane prima dell’ultimo voto i dati indicavano che, per la prima volta negli ultimi sei anni, il totale del numero dei disoccupati era sceso al di sotto dei quattro milioni. Nel sostegno alla ripresa hanno avuto un ruolo fondamentale i cambiamenti a livello salariale: attraverso un notevole processo di riaggiustamento dei costi, la Spagna è riuscita infatti a tagliare sostanzialmente il costo del lavoro, trasformando cosi il settore delle esportazioni in maniera efficiente e competitiva. Le esportazioni, infatti, sono cresciute notevolmente negli ultimi due anni, trainando l’economia spagnola. Grazie alla netta ripresa, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha rivisto al rialzo la sua previsione sulla crescita del PIL spagnolo, alzandola dal 2,7% al 2,8% per quest’anno, grazie alle circostanze nazionali e internazionali favorevoli (bassi prezzi delle materie prime e politiche fiscali, per il momento, ancora capaci di incentivare i consumi).

CONTINUE DIFFICOLTÀ – Nonostante gli evidenti miglioramenti, il futuro dell’economia spagnola rimane in chiaroscuro. Il mercato del lavoro, infatti, continua a distinguersi per l’elevato tasso di disoccupazione, motivo per il quale maggiori sforzi sono richiesti affinché un numero maggiore di persone trovi un impiego. In particolare, è necessario aiutare coloro che sono rimasti disoccupati per un lungo periodo; secondo una recente inchiesta, risulta infatti che il 9,5% della forza lavoro attiva (più di due milioni di persone) sia rimasta esclusa dal mercato del lavoro per oltre due anni. Inoltre, diversi economisti hanno criticato l’efficacia della ripresa spagnola. Secondo un ex-economista del Fondo Monetario Internazionale, non c’è stato alcun “miracolo economico” spagnolo, mentre altri ritengono che l’attuale scenario economico corrisponda a quello di un’economia fragile, che ha beneficiato di una congiuntura internazionale favorevole ma che rimane fortemente vulnerabile ad un ulteriore peggioramento dello scenario globale. Per esempio, se da una parte le esportazioni sono cresciute sostanzialmente, dall’altra il peggioramento degli standard di vita e l’alto livello di disoccupazione hanno portato ad un crollo delle importazioni. La stessa crescita nel livello delle esportazioni ha destato delle perplessità: a questo proposito, è stato fatto notare che se l’obiettivo del governo fosse quello di trasformare i settori dei beni e servizi esportabili nel traino dell’economia, allora sarebbe necessario affidarsi in modo minore a misure e fattori temporanei come una moneta debole e la riduzione dei salari, e di più all’implementazione di politiche che favoriscano investimenti sostanziali in attività manifatturiere più avanzate, al fine di esportare prodotti di maggior valore. Inoltre, il crollo dei prezzi comporta delle difficoltà notevoli per un Paese che cerca di ripagare il suo crescente debito: infatti, nonostante l’implementazione di diversi tagli alla spesa pubblica da parte del governo Rajoy, il debito pubblico spagnolo risulta oggi più elevato rispetto al 2008.

Fig. 2 – Mariano Rajoy, Primo ministro incaricato. Riuscirà questa volta a formare un Governo?

CONCLUSIONI Con l’eccezione della Grecia, la Spagna è stata forse il Paese della zona euro più duramente colpito dalla crisi del 2008. Dopo le difficoltà nella gestione della crisi da parte del governo socialista, le riforme implementate dal centro-destra a partire dal 2011 sembrano aver migliorato in parte la situazione. In particolare, l’aumento delle esportazioni ha contribuito sostanzialmente ad un importante livello di crescita economica rispetto al resto della zona euro. Ciononostante, persistono importanti difficoltà nello scenario economico spagnolo: in particolare, preoccupa l’elevato tasso di disoccupazione (ben oltre il 20% negli ultimi anni) che ha caratterizzato il mercato del lavoro negli ultimi anni. Senza un miglioramento di quest’ultimo, la ripresa economica degli ultimi anni potrebbe non essere sufficiente per dare vita ad un circolo virtuoso strutturale che possa durare nel tempo.

Michele Boaretto

Un chicco in più

  • Le ultime elezioni hanno portato ad un ulteriore stallo nel panorama politico spagnolo, motivo per cui sarà necessaria la formazione di un governo di coalizione.
  • La crisi economica spagnola ha comportato una crescente sfiducia nel sistema bipartitico. PP e PSOE hanno infatti perso milioni di voti in favore dei socioliberali di Ciudadanos e della sinistra di Podemos, movimento nato in risposta alle proteste popolari cominciate nel maggio 2011.

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Foto: Jobopa

Foto: aidaneus

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