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Il Consiglio europeo all’ombra della Brexit

Il 28 e 29 giugno si è tenuto a Bruxelles il Consiglio europeo, inevitabilmente egemonizzato dalla discussione sulla Brexit e sul futuro della “nuova” UE a 27 senza Regno Unito.
Ma si è discusso anche di immigrazione e politica estera dell’UE. Il summit certifica il nuovo ruolo dell’Italia nell’Unione, sorta di “terzo incomodo” tra Francia e Germania

LA RIUNIONE – Il 28 e 29 giugno i capi di Stato e di Governo dell’UE si sono riuniti a Bruxelles in un momento cruciale per la storia dell’Unione. Il summit si è diviso in due parti: il primo giorno si è tenuta la riunione ufficiale a 28 Paesi, quindi alla presenza anche del premier britannico David Cameron. Il mattino successivo ha invece avuto luogo un meeting informale a 27, durante il quale i leader si sono concentrati sul futuro dell’Unione senza Regno Unito.

LA BREXIT – Era inevitabile che il voto del 23 giugno con cui i cittadini britannici hanno deciso di uscire dall’Unione assorbisse le preoccupazioni e le attenzioni dei leader europei. Sul tema si è notata una certa confusione tra questi ultimi, probabilmente accentuata dal fatto che nessuno di chi sedeva al tavolo di Bruxelles si aspettava che il Leave avrebbe vinto. Alla fine, per evitare strappi, ci si è praticamente adeguati alla linea del premier britannico Cameron e in parte della Germania, sostanzialmente opposta a quella sostenuta dalla Commissione e dal Parlamento europeo. La dichiarazione finale del Consiglio a 27, infatti, lascia a Londra la facoltà di scegliere quando attivare l’art.50 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che disciplina l’uscita di uno Stato membro. La situazione rimane quindi congelata almeno fino a settembre, quando il partito conservatore britannico sceglierà il premier che sostituirà Cameron – il quale, con una spregiudicata scelta politica, si è rifiutato di aprire la procedura per l’uscita del Regno Unito dall’UE, scaricando l’onere e la responsabilità di questa azione sul suo successore. A fronte di questa importante (e forse immeritata) concessione al Governo di Londra, la dichiarazione ha però anche accolto le preoccupazioni di Roma e Parigi, esortando la Gran Bretagna ad agire prontamente per evitare lunghi periodi di incertezza. Ma sostanzialmente ha vinto la linea di Berlino, che punta a diluire la Brexit per organizzare la protezione dei suoi rilevanti interessi economici. Oltre a questo aspetto, però, in generale sembra prevalere un orientamento non rigido verso la Gran Bretagna, sempre caldeggiato dalla Germania e visto invece con sospetto e preoccupazione da Italia e Francia (oltre che dalla Commissione). In ogni caso, decisivo sarà probabilmente il vertice straordinario a 27 che si terrà in settembre a Bratislava.

Fig.1- Il premier britannico uscente David Cameron

LA NUOVA (?) UE – Diciamo subito che, al di là delle dichiarazioni di circostanza, la tanto attesa grande svolta del progetto europeo non c’è stata. Forse era inevitabile, visto che lo shock della Brexit era ancora troppo recente e che in diversi Paesi UE, tra cui Francia e Germania, l’anno prossimo sono previste elezioni decisive.
Avendo preso atto che un cambiamento radicale dell’Unione oggi sarebbe irrealistico e irrealizzabile, l’approccio prevalente tra i leader europei sembra essere quello di muoversi all’interno dei trattati esistenti, nel tentativo di concentrarsi su alcuni singoli capitoli cruciali: economia, disoccupazione, sicurezza, immigrazione. Apparentemente sembrerebbe una scelta  ragionevole: tutti infatti concordano sul fatto che queste siano le priorità più urgenti. Ma è proprio quando si tratta di proporre delle soluzioni che l’Europa si spacca su faglie politiche (popolari vs socialisti) e geografiche (Nord vs Sud, Ovest vs Est). Il rischio è dunque che, nonostante le belle parole, l’Unione non riesca ad uscire dallo stallo in cui si trova in tempo per il 2017: un anno cruciale per via delle elezioni olandesi, francesi e tedesche. Per quanto riguarda l’aspetto istituzionale, invece, sembra verrà accentuato il ruolo del Consiglio a scapito della Commissione. Lo si intuisce anche dalle critiche mosse al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, incolpato, non è ancora chiaro perché, della Brexit. Del resto sono anni ormai che gli Stati membri spingono verso un assetto intergovernativo sempre più marcato.

Fig.2- Il presidente della Commissione europea Jean- Claude Juncker

L’IMMIGRAZIONE– Sarebbe dovuto essere l’argomento principale del Consiglio, ma dopo la vittoria della Brexit il dossier immigrazione è scivolato in secondo piano. Al summit se n’è comunque parlato, sottolineando in particolare il crollo degli arrivi dalla Turchia e la sostanziale chiusura della rotta balcanica in seguito all’accordo con Ankara. Su pressione dell’Italia si è però spostata l’attenzione sulla rotta del Mediterraneo centrale, che interessa direttamente il nostro Paese. Il Consiglio ha incaricato l’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini di approntare accordi di rimpatrio con i Paesi di origine dei non aventi diritto d’asilo, in considerazione del fatto che questi ultimi sono molto numerosi sulla rotta in questione. Infine i leader chiedono la rapida implementazione dell’accordo tra Europarlamento e Consiglio sulla creazione di una guardia costiera e di frontiera europea.

Fig.3- L’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini

LA POLITICA ESTERA DELL’UE– Al summit è stato anche presentato il Rapporto sulla strategia globale dell’UE per la politica estera e di sicurezza curato dall’Alto rappresentante dell’Unione Federica Mogherini. Un passo importante e atteso, visto che l’ultimo significativo documento strategico dell’Unione sulla sicurezza era del 2003. Una circostanza che forse avrebbe dovuto suggerire ai leader di porre più attenzione al rapporto in questione. Ma probabilmente era inevitabile che venisse trascurato, data la vicinanza e l’impatto della Brexit. Inoltre, in vista dell’ormai prossimo vertice NATO di Varsavia, si è discusso della cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e l’Unione europea e delle minacce poste dall’assertività russa a est, e dall’instabilità e dal terrorismo a sud.

IL NUOVO RUOLO DELL’ITALIA– Il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno ha anche sancito il nuovo ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione. Una svolta di cui, per la verità, si era già avuto sentore il pomeriggio del 27 giugno, quando i leader di Germania, Italia e Francia si erano incontrati a Berlino per preparare una linea comune in vista del Consiglio del giorno successivo. Sebbene non si debba enfatizzare eccessivamente l’importanza del summit, è degno di nota il fatto che, soprattutto su impulso della Germania, l’Italia sia stata inclusa in quello che sembra essere un direttorio a tre al vertice dell’Unione. Un format che peraltro ben si adatta alla forte tentazione intergovernativa diffusa un po’ dovunque nel continente. Detto questo non si può certo dire né che l’asse franco-tedesco sia superato, né che da questo momento l’Italia possa dare per acquisiti i suoi obiettivi politici. Quest’ultima considerazione sembra peraltro confermata dalla recente querelle (apparentemente poi rientrata) tra il cancelliere tedesco Merkel e il premier italiano Renzi sulle banche.

Fig.4- Merkel, Hollande e Renzi lunedì 27 giugno a Berlino

Davide Lorenzini

Un chicco in più

Il Consiglio Europeo riunisce i capi di Stato e di Governo dell’UE, si tiene di norma ogni sei mesi nel Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles e si occupa di definire priorità e orientamenti politici generali dell’Unione. Sebbene il summit sia esistito nella prassi fin dal 1961, solo dal 1974 assume il nome di Consiglio Europeo e viene regolamentato. Con il tempo diventa de facto l’organo più importante dell’Unione europea, fino a che il Trattato di Lisbona del 2009 non lo trasforma a tutti gli effetti in un’istituzione dell’UE, attribuendogli ufficialmente la funzione di indirizzo politico. Da quell’anno, inoltre, ha un Presidente, eletto per due anni e mezzo, che attualmente è il polacco Donald Tusk.

Foto: European Council

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