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Singapore, pomo della discordia tra Cina e USA

Data la sua importante posizione geografica, Singapore continua ad essere tenuta in grande considerazione dalle maggiori potenze globali, in particolar modo dagli Stati Uniti e dalla Cina, che vedono entrambi la piccola città-stato come la chiave di volta delle rispettive strategie geopolitiche nell’area del Sud-est asiatico

UN PAESE CHIAVE – Gli ultimi decenni hanno assistito all’emergere di Singapore come piccola ma molto competitiva potenza economica, una global city dotata di uno scalo portuale di importanza mondiale e un potere finanziario secondo solo a quello di Londra e New York (terzo posto nel GFI ranking). La chiave di lettura per il successo e l’importanza di Singapore è la geografia: la città-stato si trova infatti  in una posizione privilegiata, all’imboccatura dello Stretto di Malacca, una tra le aree più densamente trafficate da rotte commerciali marittime (oltre 77 mila navi lo hanno attraversato nel 2013). Lo Stretto è tanto trafficato perché esso rappresenta la via più breve per passare dal Mar Cinese Meridionale all’Oceano Indiano. Ciò rappresenta la causa che ha reso Singapore così importante nel corso dei tempi, e attrattiva per le grandi potenze, nonostante in principio fosse solo un villaggio di pescatori. Non è quindi da ricondurre al caso la scelta del Regno Unito di rendere proprio Singapore, nel secolo scorso, una delle maggiori basi navali dell’impero: controllare Singapore significava dominare sullo Stretto di Malacca e impedire l’accesso, volendo, alle marine rivali, così da salvaguardare gli interessi sull’India, al tempo la colonia più importante dell’Impero Britannico. Attualmente gli interessi geopolitici su Singapore delle moderne grandi potenze non sono cambiati, ma si traducono in prassi e approcci differenti rispetto a quelli del passato: gli odierni grandi attori a livello geopolitico, come la Cina o gli Stati Uniti agiscono mediante l’esercizio dell’influenza economica, commerciale, culturale e militare in modo da stabilire relazioni di controllo indiretto sulla città-stato così da orientarne le decisioni.

Fig. 1 – Lo skyline di Singapore, strategica città-stato sullo Stretto di Malacca e cuore finanziario del Sud-est asiatico

LE AMBIZIONI DELLA CINA SU SINGAPORE – Che ruolo gioca Singapore in relazione alla Cina, gigante asiatico in ascesa? Prima bisogna ragionare sulle mosse di Pechino in politica estera. La Repubblica Popolare Cinese ha intrapreso, a partire dagli scorsi anni, una politica estera molto ambiziosa, volta a promuovere l’influenza del Paese a livello mondiale, non solo attraverso la crescita in termini qualitativi del proprio soft power o della propria forza militare, ma soprattutto attraverso l’ottenimento di accordi economici con altri Paesi, così da incrementare le interdipendenze con i partner e valorizzare l’influenza economica del Dragone. La creazione dell’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank, di cui fa parte anche Singapore) ne è l’esempio lampante. Agli occhi degli strateghi cinesi lo Stretto di Malacca (con Singapore in posizione di preminenza) rappresenta il principale collegamento geografico con molti nuovi partner commerciali, soprattutto in Africa. La Repubblica Popolare necessita infatti di quantità di petrolio e materie prime sempre maggiori dal continente africano per sostenere lo sviluppo della propria economia e compiere ulteriori passi verso lo stimolo dei consumi interni. Inoltre gli investitori cinesi sono molto interessati allo sfruttamento del potenziale agricolo africano, poiché la Cina, densamente popolata, si trova in costante deficit agricolo. Lo Stretto di Malacca rappresenta dunque un’area vitale per gli interessi cinesi, perché esso è il punto di passaggio obbligato per tutte le rotte commerciali tra la Cina e i propri partner africani, che in futuro giocheranno un ruolo sempre più importante nel garantire alla Repubblica Popolare l’apporto di risorse energetiche e beni agroalimentari.

Fig. 2 – Il Primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong con il Presidente cinese Xi Jinping, novembre 2014

Si deduce dunque che per Pechino sarà di vitale importanza mantenere buoni rapporti diplomatici con Singapore, ma non solo: per rendere irrinunciabile per Singapore un eventuale allineamento diplomatico con la Cina (che attualmente risulta essere però molto improbabile), sarà necessario per quest’ultima rafforzare la rete di interdipendenze economiche non solo con la città-stato, ma anche con gli altri Paesi ASEAN, soprattutto quelli che si affacciano sullo Stretto di Malacca.

IL PIVOT TO ASIA AMERICANO E SINGAPORE – In seguito al Pivot to Asia dell’Amministrazione Obama, ovvero il ri-orientamento della strategia geopolitica statunitense verso il contenimento della crescente influenza della Cina in Asia, le attenzioni di Washington verso Singapore sono aumentate. Singapore, per la sua posizione privilegiata sullo Stretto di Malacca, è infatti un tassello fondamentale nello scacchiere del Sud-est asiatico, e un suo definitivo allineamento al disegno geopolitico americano avrebbe la potenzialità di mandare in crisi la strategia cinese descritta nel paragrafo precedente, soprattutto se la città-stato decidesse di interdire alle navi cinesi il proprio spazio marittimo oppure l’accesso al proprio porto (magari come segno di ammonimento contro i nuovi tentativi cinesi di reclamo verso le isole contese del Mar Cinese Meridionale). Attualmente gli Stati Uniti godono di ottimi rapporti con Singapore: i due Paesi hanno firmato nel 2003 un trattato di libero scambio e il Governo singaporiano è anche un significativo acquirente di equipaggiamenti militari statunitensi (come i caccia F-15SG).

Fig. 3 – Lee Hsien Loong con Barack Obama durante la sua visita a Washington dell’aprile 2013

Tuttavia gli Stati Uniti, per far sì che la propria strategia del containment si possa concretizzare, dovranno tener conto anche di tutti gli altri Paesi della regione, non solamente quelli che si affacciano sullo Stretto di Malacca, ovvero Indonesia e Malesia, ma possibilmente tutti i membri dell’ASEAN, così da attuare politiche di ampio respiro volte a influenzare tutta l’area del Sud-est asiatico. In tal senso la Trans-Pacific Partnership (o più schiettamente la proiezione in ambito commerciale del Pivot to Asia), che tra i 12 Paesi firmatari comprende anche Singapore e Malesia (l’Indonesia ha dichiarato la propria intenzione di entrare prossimamente nel partenariato), rappresenta una grande opportunità per gli USA per contenere l’influenza del Dragone in Asia, soprattutto se la partnership riuscirà a includere in futuro altri grandi Paesi del Sud-est asiatico.

Fig. 4 – Scambio di vedute tra l’Ammiraglio cinese Sun Jianguo e il Segretario alla Difesa americano Ashton Carter durante il quattordicesimo Asia Security Summit, tenutosi a Singapore nel maggio 2015

Simone Munzittu

Un chicco in più

La Tianjin eco-city è una città sperimentale completamente ecologica e sostenibile, frutto della collaborazione tra il Governo di Singapore e quello cinese. Entro la fine dei lavori, intorno al 2020, la città dovrebbe avere circa 350.000 abitanti.

Foto di copertina di caseorganic pubblicata con licenza Attribution-NonCommercial License

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