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Turchia e Russia: riavvicinamento in vista?

Dopo il controverso abbattimento del jet russo dell’autunno scorso, Ankara e Mosca provano a riannodare i fili della loro turbolenta relazione di vicinato. Il riavvicinamento diplomatico è favorito sia dai cospicui interessi economici comuni che dalla crisi della aspirazioni neo-ottomane di Erdogan. Ma non sarà certo facile.

DUE VICINI SCOMODI – Grandi, vicini e ambiziosi. Incastrati nel ruolo di underdog, eredi di un “glorioso” passato imperiale, costretti dalla geografia a lottare contro l’accerchiamento. Guidati da Governi forti e disposti a rischiare l’isolamento internazionale per ragioni interne. Ma soprattutto interessati a proiettare la propria influenza sulle medesime aree geografiche –  Balcani, Caucaso, Asia Centrale e Medio Oriente – considerate vitali.
La Guerra Fredda ci ha consegnato Turchia e Russia sedute ai capi opposti dei tavoli negoziali, ma la loro simmetria -che per ora le ha rese nemesi- potrebbe risultare decisiva per un’insolita alleanza. Se  in aprile il Nagorno-Karabakh ha offerto un’altra occasione di scontro fra il Cremlino e  il neo-inaugurato Ak Saray, i rispettivi Governi sembrano tornati in questi giorni vicini come non erano da mesi; la frattura che si era aperta fra Putin ed Erdoğan in novembre -con l’abbattimento da parte dell’Esercito turco di un cacciabombardiere russo accusato di aver sconfinato – sembra essere infatti in procinto di ricomporsi.

Fig. 1 – Vertice tra il Presidente turco Erdogan e quello russo Putin nel febbraio 2014

RIAVVICINAMENTO IN VISTA? – Con una lettera inviata al Cremlino il 27 giugno scorso, il Presidente turco Erdoğan ha infatti rotto il silenzio con Mosca. L’obiettivo della missiva era duplice: in primis, ribadire le proprie “scuse” (versione russa) o “dispiacere” (versione turca) per il dolore della famiglia del pilota morto in seguito all’abbattimento, dribblando con abilità la questione dei risarcimenti e delle responsabilità dello Stato turco. In secondo luogo, offrire alla controparte russa un appiglio da cui far ripartire quella collaborazione che -specie a livello economico- stava producendo ottimi risultati prima della crisi di novembre: la particolare asprezza dello scontro dell’autunno scorso fu dovuta anche al rapporto sempre più privilegiato che le due nazioni stavano costruendo. La ripresa dei contatti è un’azione solo apparentemente unilaterale: alle spalle di questo risultato sta in realtà un lungo e ininterrotto lavoro diplomatico dietro le quinte.
Alla lettera ha fatto seguito una telefonata di Putin ad Erdoğan il 29 giugno; sebbene fosse già stata messa precedentemente in agenda, è difficile immaginare che i Presidenti non abbiano lungamente discusso di questioni legate all’attentato della sera precedente all’aeroporto Atatürk di Istanbul. Altro tema centrale sono state le sanzioni e contro-sanzioni imposte a novembre, con le due amministrazioni ora ufficialmente impegnate a rimuoverle. I due leader hanno infine promesso di incontrarsi prima del G20 di settembre in Cina.

Fig. 2 – Manifestazione a Ankara contro l’intervento militare russo in Siria, novembre 2015

GLI SCENARI – Il pomo della discordia fra Russia e Turchia è e rimane il prepotente ritorno di Mosca in Medio Oriente, che ha frenato le mire neo-ottomane di Erdoğan. Ora però – con l’alleato americano sempre più “compromesso” coi curdi e il Governo di al-Assad ancora in vita – non si può certo dire che la strategia di Ankara per la Siria abbia avuto successo. La suggestione che il Presidente turco sia disposto a tornare sui propri passi -complice anche l’allontanamento dell’ex responsabile agli Esteri Davutoğlu– e negoziare con l’asse Mosca-Damasco-Tehran un compromesso potrebbe non essere poi così surreale. Obiettivi minimi di Ankara restano la sicurezza dei “fratelli” ribelli turcomanni e l’evitare la materializzazione dell’incubo di uno Stato curdo indipendente. La pace in Siria potrebbe dunque essere un’ambizione un po’ meno remota, anche se ufficialmente le Nazioni Unite rimangono più che caute sull’argomento. Per quanto riguarda i “nostri” interessi, è evidente che un’alleanza fra questi due ingombranti vicini influenzerebbe pesantemente l’agenda politica europea.

Fig. 3 – L’ex Premier turco Ahmet Davutoglu, il cui allontamento dal potere potrebbe favorire i tentativi di riavvicinamento diplomatico tra Ankara e Mosca

I RAPPORTI COMMERCIALI – Quando nel marzo 2014 gli alleati della NATO imposero le “sanzioni ucraine” alla Russia, Ankara si guardò bene dall’imitarli. I rapporti commerciali con Mosca sono particolarmente importanti per la Turchia – specie sul fronte energetico, considerata la quasi totale assenza di risorse in territorio anatolico e il caos che imperversa intorno ai pozzi del Siraq. Questo spiega in parte perchè Erdoğan abbia accettato di ammorbidire la propria posizione.

Dati UN COMTRADE per il 2015 La Turchia vista dalla Russia La Russia vista dalla Turchia
EXPORT Percentuale sull’exp totale 3,4% 2,5%
Valore assoluto 11,7 mld $ 4,1 mld $
Posizione 11°
IMPORT Percentuale sull’imp totale 2,2% 9,8%
Valore assoluto 4,1 mld $ 11,7 mld $
Posizione 12°
ENERGETICO (export russo) Percentuale 2% 34,2%
Valore assoluto 4,4 mld $ 4,4 mld $
Posizione 12°

Fig. 4 – Tabella sui rapporti commerciali tra Russia e Turchia nel 2015| Autore: Francesco Castelli| Fonte dati: UN COMTRADE, 2015

Francesco Castelli

Un chicco in più

Mosca è al lavoro da tempo per garantirsi vie di accesso al mercato energetico europeo che non passino per l’Ucraina. Il Turkish Stream ambiva ad essere la risposta al problema per quanto riguarda l’Europa meridionale, al pari del North Stream II per quella centro-settentrionale. Si tratta di un gasdotto che avrebbe dovuto tuffarsi nel Mar Nero a nord di Sochi e rispuntare nella provincia di Kɪrklareli, nella Turchia europea. Dopo alcune vicissitudini, il progetto era stato definitivamente sospeso con l’arrivo delle sanzioni di novembre. Alla ripresa dei contatti fra i Presidenti, Gazprom -azienda responsabile del progetto- ha fatto sapere di essere pronta a rivalutare la situazione.

Foto di copertina di DonkeyHotey pubblicata con licenza Attribution-ShareAlike License

2 comments
Luca Rossi
Luca Rossi

Non è semplice. La Turchia ha sempre temuto l'aggressività russa (sovietica), al punto da legarsi all'occidente per avere più garanzie. Oggi, forse, con la Russia fortemente indebolita potrebbe anche darsi che ad Ankara l'orso faccia molto meno paura e magari l'idea di rilanciare il panturchismo potrebbe trovare orecchie più aperte al Cremlino. Ricordiamo però che l'Armenia è di fatto un protettorato russo, mentre in Azerbaigian i turchi cercano spazio. Situazione molto intricata...

Francesco Castelli
Francesco Castelli

Decisamente intricata. Se non l'ha già letto, le segnalo l'articolo di Daniele Santoro su Limes, rivista italiana di geopolitica di gennaio 2016 (pag.169-184) che parte proprio dalla premessa che i rapporti fra Russia e Turchia abbiano funzionato solo quando Mosca si trovava in un momento di particolare debolezza.