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La NATO verso Varsavia, tra cooperazione e Brexit

Di cosa si parlerà al summit NATO di Varsavia? Principalmente di coesione, la cui importanza è chiarita da un documento

Il summit NATO di Varsavia del 8-9 luglio prossimi sarà incentrato su come affrontare il futuro rispetto alle attuali e future sfide: dai rapporti con la Russia alla instabilità in Medio Oriente e Nord Africa, fino a questioni come le ondate migratorie e gli effetti del cambiamento climatico. Al di là delle singole questioni, il vero focus del vertice sarà in realtà un tema più trasversale e fondamentale, che in effetti riguarda tutte le questioni sopra elencate: come mantenere e rafforzare la coesione tra gli Stati membri?

DOCUMENTI PREPARATORI – Per comprendere meglio come la NATO veda tale problematica, esiste un documento che ben descrive la situazione e i rischi della stessa. È un rapporto composto da 103 paragrafi numerati, i primi 38 dei quali sono a nostro avviso quelli più indicativi ed esplicativi e la cui lettura risulta utile per capire il punto di vista dell’Alleanza e i suoi timori.
Il concetto di difesa collettiva è ovviamente quello chiave, concetto che a dispetto delle apparenze non è militare ma politico: il trattato di Washington definisce principi e regole, ma deve esserci una volontà politica da parte dei singoli governi nel metterle in pratica, altrimenti non ha alcun valore. Questo è alla base della «fiducia che ciascuno ha nella volontà e capacità degli altri di onorare gli impegni presi» (par.7).
Infatti «un’alleanza nella quale i membri ignorano gli interessi l’uno dell’altro o lottano economicamente e politicamente, o sospettano l’uno dell’altro, non può essere efficace né per la deterrenza né per la difesa. L’esperienza recente lo rende più chiaro che mai» (par.8).
Inoltre «è diventato sempre più chiaro dalla firma del Trattato che la sicurezza oggi è molto di più di una questione militare. Il rafforzamento della consultazione politica tra stati e della cooperazione economica, lo sviluppo delle risorse, il progresso nell’educazione e nella comprensione del pubblico, tutte queste cose possono essere altrettanto (o anche più importanti) per la protezione della sicurezza di una nazione, o un’alleanza, della costruzione di navi da guerra o l’equipaggiamento di un esercito». (par.15)

Fig.1 – La recente esercitazione Anakonda-16 in terra polacca ha mostrato la prontezza militare. Ma quella politica?

TEMPI LUNGHI – La tutela di questi punti e la cooperazione politica tra Stati viene dunque vista come fondamentale, comprendendo come la cooperazione «non avverrà in un giorno o solo perché viene fatta una dichiarazione, ma creando negli anni una serie di azioni nazionali, di politiche, di abitudini, tradizioni e precedenti per la cooperazione […]. Il processo sarà, nel migliore dei casi, lento e graduale; sicuramente più lento di quanto vorremmo. Potremmo essere soddisfatti già se fosse costante e sicuro. Questo però non succederà se i Governi membri – in particolare i più forti – non siano disponibili a lavorarci e a impegnarvici di più di quanto fatto prima» (par.17).
Tutto questo è rilevante perché «recentemente i membri NATO hanno esaminato e riesaminato gli scopi e le necessità dell’Alleanza alla luce di certi cambiamenti nelle tattiche e nelle politiche della Russia» (par.19). «Questi cambiamenti non hanno ridotto la necessità per una difesa collettiva militare ma hanno posto alla NATO una sfida addizionale nella quale il focus è in gran parte non militare». (par.20)
In effetti questo appare essere oggi il problema. Realisticamente «alcune delle paure immediate di aggressione militare su larga scala […] appaiono essersi ridotte» (par.21), mentre oggi altri timori risultano essere più forti e sono oggetto di dibattito. A partire dalla Russia: la NATO vedrebbe favorevolmente atteggiamenti differenti nelle politiche russe «se fossero genuinamente portati avanti per ridurre le tensioni internazionali. Ma dobbiamo ricordare che l’indebolimento e l’eventuale dissoluzione della NATO rimangono un obiettivo principale russo». (par.27)
Mantenere la coesione risulta quindi fondamentale, ma tale cooperazione non può avere basi solo di difesa – serve infatti «lo sviluppo di una comunità atlantica le cui radici siano più profonde della necessità di una difesa comune» (par.28), cioè siano basate su valori comuni.

Fig.2 – Il summit, che ha cadenza biennale, quest’anno si svolge in Polonia

PROBLEMI DI COESIONE – È invece su questi punti che la coesione vede le sue maggiori sfide, come riconosciuto dal documento. «Dobbiamo prevenire le forze centrifughe dell’indifferenza dall’indebolire l’Alleanza. La NATO non è stata distrutta o indebolita da minacce o attacchi di nemici. Ma ha inciampato a volte a causa del letargo o della compiacenza dei suoi membri; tramite il dissenso o le divisioni tra di essi; dall’anteporre piccoli interessi nazionali all’interesse comune». (par.29).
In questo i rapporti con la Russia non sono per forza l’unica sfida da affrontare, ma nei confronti di Mosca esiste una sfida importante sul lato della comunicazione all’opinione pubblica. «Dobbiamo renderci conto che ci sono falsità riguardo alla nostra istituzione che vengono spesso accettate senza verifica e che ci sono quelli […] che sotto la sistematica influenza della propaganda russa non accettano la nostra analisi degli obiettivi e dei valori della NATO. Credono che anche se la NATO ha ricoperto un utile ruolo di deterrenza difensiva in passato, oggi non sia più necessaria nemmeno per la sicurezza dei propri membri; che stia solo diventando una agenzia volta al raggruppare forze e risorse al servizio di potenze “coloniali” in difesa di privilegi imperialistici, superiorità razziale, ed egemonia Atlantica sotto la guida degli Stati Uniti. Il fatto che noi sappiamo che questa visione sia falsa e ingiustificata non significa che la NATO e i suoi governi non debbano provare ad opporcisi.[…]» (par.31)
Questo porta ad alcune domande chiave «che assumono una nuova urgenza. Le necessità e gli obiettivi della NATO sono cambiati, o comunque dovrebbero cambiare? L’Alleanza sta lavorando soddisfacentemente nelle attuali circostanze? Se no cosa si può fare? […]» (par.22)

Fig.3 – I ministri degli Esteri della NATO posano dietro al logo del summit di Varsavia

PASSATO E PRESENTE – La cosa più sorprendente di questo documento è che in realtà… non è attuale. Questo che abbiamo appena descritto e citato è in realtà il cosiddetto Rapporto del Comitato dei Tre sulla Cooperazione non Militare nella NATO, scritto nel 1956 da tre ministri degli Esteri – Gaetano Martino (Italia), Halvard Lange (Norvegia) e Lester B. Pearson (Canada). Ovviamente, dove qui sopra è stato scritto “Russia” nel documento originale era menzionata l’Unione Sovietica, ma è incredibile notare come tale descrizione si applichi quasi perfettamente alla situazione attuale.
Perché ve la abbiamo riportata? Perché nonostante siano passati tanti anni, la sfida più profonda per la NATO rimane la stessa. Non tanto (o solo) la Russia in quanto tale, ma i rapporti di coesione tra gli Stati membri. La domanda chiave infatti, ancora attualissima, è l’ultima del paragrafo 22: «[…]Può una associazione di stati sovrani restare unita senza la forza legante della paura?»
Questa domanda va al di là della provocazione di alcuni di credere che la NATO debba “costruirsi” una paura per sopravvivere – è piuttosto rivolta a capire se come stati (NATO, ma anche membri UE, poiché anche per essa valgono analoghi discorsi) possano cooperare tra loro perché hanno comunione di interessi e valori e non solo perché esiste una minaccia esterna. Tale motivazione, infatti, da sola non basterebbe: Stati diversi hanno timori diversi, soprattutto nel mondo attuale dove alle sfide dei rapporti con Mosca si sommano i timori, citati all’inizio, per l’instabilità sul lato sud e gli effetti di migrazioni e cambiamenti climatici. Questo implica un’ovvia differenza di punti di vista e dunque tendenza ad agire separatamente. Sono però tutte sfide che risultano più facili da affrontare insieme e molto più complesse (o impossibili) da gestire singolarmente. Eppure, situazioni come la recente Brexit pongono il problema di forze centrifughe che spingono in direzione opposta.

Fig.4 – Che effetto ha sulla NATO il voto sulla Brexit?

BREXIT E NATO – Di per sé la Brexit non impatta eccessivamente la NATO. EU e NATO sono soggetti separati e anzi ora la NATO risulterà essere il forum privilegiato di cooperazione militare tra Gran Bretagna e alleati Europei, oltre agli usuali rapporti bilaterali, come confermato anche dalle parole del Segretario generale Jens Stoltenberg. Ma come detto le sfide attuali non riguardano solo aspetti puramente militari ed è la cooperazione politica a soffrirne, e dunque la vera capacità di lavorare insieme per affrontare sfide comuni, siano esse l’hybrid warfare russo, le cause delle migrazioni, il cambiamento climatico, la propaganda o altro.
Di questi aspetti si parlerà a Varsavia, per cercare di risolvere un dilemma che, evidentemente, dal 1956 a oggi ancora non è stato risolto.

Lorenzo Nannetti

Un chicco in più

È possibile leggere la versione completa del rapporto sopra citato – Report of the Committee of Three on Non-Military Cooperation in NATO – a questo link:

http://www.nato.int/cps/in/natohq/official_texts_17481.htm

Un breve riassunto dei punti principali e della sua importanza (questo rapporto, ad esempio, aprì le porte a strumenti di consultazione politica tra gli Stati membri) può essere letto qui:

http://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_65237.htm

Nell’archivio NATO è anche possibile leggere il documento originale digitalizzato, incluse le lunghe note di commento a ciascun paragrafo, che forniscono una interessante prospettiva storica sul periodo nel quale fu scritto:

http://www.nato.int/archives/committee_of_three/index.htm

Foto: The Prime Minister’s Office

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