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Bolivia, Evo Morales alla riscossa

In 3 sorsi – La vittoria del no al referendum sui limiti di mandato impedisce a Morales di candidarsi per la quarta volta alla guida della Bolivia. Il Presidente, però, non si è dato per vinto e sta cercando di riaffermare la propria autorità

1. LA SCONFITTA DI MORALES ALLE URNE – Dal 2005 la Bolivia è politicamente guidata da Evo Morales, il primo Presidente indio della nazione. Durante il suo Governo, il Paese andino, uno dei più poveri e sottosviluppati dell’America latina, ha conosciuto un rapido sviluppo economico, in gran parte aiutato dagli alti prezzi del gas naturale, di cui il Paese è un grosso produttore. La ricchezza così ottenuta, tuttavia, non è rimasta nelle mani delle élites politiche ed economiche del Paese, come spesso avviene, ma è stata in larga parte impiegata per ridurre le differenze sociali e l’analfabetismo e per incrementare il benessere della popolazione. Il successo di queste politiche ha assicurato a Morales e al suo partito di governo, il MAS (Movimiento al Socialismo), un forte consenso, che si è concretizzato nelle vittorie alle elezioni del 2009 e del 2014. A questo punto, però, Morales si è trovato di fronte un limite imposto dalla costituzione boliviana, che egli stesso aveva fatto approvare nel 2009, la quale pone a tre il limite di mandati presidenziali consecutivi. Per ovviare al problema il Presidente ha deciso di indire un referendum per superare tale vincolo, come già era avvenuto precedentemente in un altro Paese dell’America latina, ovvero il Venezuela – dove nel 2009 il Presidente Chávez era riuscito in tal modo ad eliminare lo stesso ostacolo. Il risultato, però, è stato molto diverso dalle aspettative, e il referendum si è concluso con la vittoria del NO, seppur con la risicata percentuale del 51,3%. Per di più, il voto è stato molto trasversale, dato che il NO ha vinto sia nelle regioni più povere del Paese (come Tarija, Chuquisaca, Potosì, Pando e Beni), che in quella più sviluppata e ricca di Santa Cruz. A pesare sul risultato del voto è stato anche uno scandalo scoppiato con perfetto tempismo poco prima del referendum, riguardante una ex-fidanzata di Morales di nome Gabriela Zapata, ora a capo della multinazionale cinese CAMC, da cui il Presidente avrebbe avuto anche un figlio non riconosciuto.

Fig.1 – Gabriela Zapata, ex-fidanzata del Presidente e “pietra dello scandalo”.

2. LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE – Di fronte all’inaspettata debacle, il Governo ha cercato di minimizzare la sconfitta, definendo il risultato come un “pareggio tecnico” ed accusando l’opposizione di frode elettorale e di aver traviato gli elettori. Nonostante ciò, i vertici del MAS sono corsi ai ripari per evitare il ripetersi di uno scenario come quello argentino (dove il partito al potere è crollato a causa dell’incapacità di trovare un degno erede alla presidente Kirchner) e si sono messi alla ricerca di un successore del leader indio. Ad oggi non è ancora apparso un erede sicuro, anche se i candidati più probabili sono David Choquehuaca, ministro degli Esteri di origine indigena, ed Álvaro García Linera, attuale vicepresidente del Paese.
Da parte sua invece, il Presidente Morales non si è dato per vinto e, anzi, negli ultimi mesi ha fatto molti sforzi per rafforzare la propria figura ed il proprio potere all’interno del Paese. Innanzitutto, Morales non ha ancora accettato pienamente la sua sconfitta, e ha più volte lasciato intendere la propria volontà di indire un secondo referendum sul tema. Il capo di Stato, inoltre, per combattere contro il crollo di popolarità dovuto alla sconfitta elettorale e al peggioramento della situazione economica, si è scagliato contro i nemici interni, ovvero la Chiesa e la stampa. Il presidente ha infatti attaccato la Chiesa cattolica boliviana, che accusa di opporsi alle sue riforme e di trascurare le popolazioni indigene. Inoltre, Evo si è prodotto in duri attacchi anche contro i giornalisti dell’opposizione, colpevoli di aver sollevato il polverone del “caso Zapata”, accusati di essere al soldo di Washington e di aver cospirato contro il Presidente.

Fig.2 – Morales tra il vicepresidente Linera (a sinistra), ed il ministro degli Esteri Choquehuaca ( a destra).

3. UNA POLITICA ESTERA AGGRESSIVA – Anche in campo internazionale il Presidente Morales ha deciso di non smorzare i toni, difendendo con più forza le proprie linee di politica estera. Al fine di ottenere maggiori consensi in patria, Morales ha deciso di incitare il sentimento anti-cileno, molto diffuso nel Paese, facendo scoppiare una nuova crisi diplomatica con Santiago, con cui i rapporti sono già in crisi per via della questione della salida al mar. Il nuovo contenzioso riguarda il Silala, un piccolo corso d’acqua che scorre lungo il confine tra i due Paesi. Secondo il Cile, il Silala è un corso d’acqua internazionale, ed entrambi i Paesi possono usufruire delle sue risorse in maniera equa e ragionevole. Al contrario, La Paz afferma che il Silala sia in realtà una sorgente, ed accusa il Cile di aver artificialmente canalizzato l’acqua per i propri usi, togliendola così alla Bolivia. Di fronte alle continue accuse boliviane, il Governo cileno di Bachelet ha recentemente fatto ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia per decidere lo status internazionale del Silala. Per tutta risposta, Morales ha promesso di presentare una denuncia contro il Cile per l’uso indebito del corso d’acqua.
Il capo di Stato boliviano, inoltre, non ha mutato il suo supporto nei confronti dei governi di stile bolivariano o di sinistra. Nel caso del Brasile, Morales ha più volte difeso la Presidente Rousseff ed ha definito il processo di impeachment “un golpe del Congresso”, inimicandosi in questo modo il nuovo governo del Presidente Temer. Ancora più marcato è invece il supporto della Bolivia verso il Venezuela di Maduro, alleato di lunga data. Il Presidente boliviano, infatti, ha spesso definito la crisi economia e politica di Caracas come una campagna di destabilizzazione mossa dagli Stati Uniti e condannato i tentativi dell’OAS (Organizzazione degli Stati Americani) di risolvere la crisi, arrivando a paragonare il segretario Luis Almagro con il conquistador spagnolo Diego de Almagro.

Fig.3 – Incontro tra il Presidente Maduro (a sinistra) ed il Presidente Morales

In definitiva dunque, Morales ha reagito alla sconfitta del referendum rilanciando con nuovo vigore le proprie politiche. Tuttavia, i nuovi continui attacchi contro gli oppositori hanno reso ancora più esplosivo il clima interno, mentre le crisi diplomatiche con il Cile ed il Brasile e l’appoggio incondizionato offerto al Venezuela hanno accentuato l’isolamento della Bolivia all’interno del continente americano, dove i regimi socialisti sono ormai in netto declino.

Umberto Guzzardi

 

Un chicco in più

Il crescere della tensione con il Cile è evidenziato dalla richiesta di Morales avanzata recentemente al Governo di Santiago, e che potete leggere qui

Foto: Sebastian Baryli

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