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Africa 2.0: la carica degli under 30

La rivista Forbes Africa ha stilato la lista annuale dei 30 imprenditori africani più promettenti: nomi che probabilmente suoneranno sconosciuti, ma che stanno ridisegnando il volto del continente.

Giovani menti brillanti che hanno dato vita a start up, imprese sociali e aziende testimoniano la grande ondata di imprenditorialità e innovazione che percorre l’Africa, con l’utilizzo intelligente della tecnologia per rispondere ai bisogni di base

LA LISTA DI FORBES – Dopo una ricerca durata mesi alla scoperta del meglio che il continente africano avesse da offrire, Forbes Africa ha individuato tra 250 potenziali candidati i 30 finalisti, premiando le idee più innovative e i giovani più capaci e motivati nel trasformare i loro sogni in business. La maggior parte di loro è cresciuta in condizioni di estrema povertà e ha trasformato la necessità in virtù: osservando la vita nel loro quartiere, questi imprenditori hanno individuato le problematiche e hanno cercato di dare una risposta accessibile a tutti, a basso costo, ma allo stesso tempo di qualità. Altri, invece, hanno studiato all’estero e deciso di tornare in  patria per investire sulla loro terra, sfruttando le competenze acquisite per migliorare la condizione del proprio Paese.

KELVIN DOE, SIERRA LEONE – Kelvin Doe, 19 anni, è nato e cresciuto a Freetown, in Sierra Leone, ed è un ingegnere autodidatta: come ha dichiarato nel corso di una sua intervista «nel mio quartiere c’è stato un grosso problema di energia elettrica e i ragazzi delle scuole non potevano studiare di notte, così ho deciso di costruire una batteria che potesse fornire energia elettrica alle persone. Spesso le luci si accendevano una volta alla settimana e il resto del mese si stava al buio». La soluzione? Con dei rottami trovati nella spazzatura ha costruito un generatore rudimentale per produrre luce elettrica per i suoi vicini. A soli 16 anni. In realtà già a 14 aveva costruito un trasmettitore radio con scarti di pezzi elettronici trovati qua e là. Oggi è il fondatore di K-Doe Tech e l’imprenditore più giovane inserito nella classifica. Gestisce la sua radio comunitaria, nata mettendo insieme a casa sua uno stabilizzatore di tensione e un’antenna, anche questi trovati nella spazzatura. Trasmette le sue canzoni, organizza laboratori, tutoraggio, fornisce ai giovani ragazzi le risorse per esprimersi e far sentire la propria voce. Inoltre, è stato uno dei finalisti al concorso iGMin’s Innovate Salone Idea Competition della Global Minimum, un’organizzazione che sostiene l’innovazione e l’imprenditorialità tra i giovani liceali della Sierra Leone. Per l’occasione Doe ha costruito un generatore da rottami metallici. Prima di partecipare all’Innovate Salone non era mai stato più di 10 miglia lontano da casa. Inoltre, è la persona più giovane ad aver partecipato al Visiting Practitioner Programm del MIT, Massachusetts Institute of Technology, una delle università di ricerca più importanti al mondo: ha presentato le sue invenzioni davanti a studenti e imprenditori, ha tenuto conferenze per gli studenti di ingegneria ad Harvard, ha avuto modo di partecipare a progetti di ricerca.

Fig. 1 – Il 19enne Kelvin Doe (sulla destra) è l’imprenditore più giovane inserito nella lista di Forbes Africa 2016

BARCLAY OKARI, CAMERUN – Okari ha iniziato la sua promettente carriera da imprenditore al liceo: nel 2007 ha avviato SkypeScience, un sito di condivisione sul modello di YouTube, ma incentrato sulla scienza. Il progetto non è decollato, così ci ha riprovato nel 2009 quando ha co-fondato la società di e-commerce Marketplace Ltd, luogo progettato per essere un mercato online di incontro tra i venditori e gli acquirenti. La società, dopo nemmeno un anno di gestione, ha chiuso i battenti, ma Okari era intenzionato a imparare dai propri errori e a non farsi abbattere. Così nel 2011, con un prestito ottenuto dai suoi genitori, ha acquistato qualche attrezzature di base per iniziare e ha fondato l’Impact African Industries: la società che produce i Safi Pads, assorbenti igienici lavabili, riutilizzabili e soprattutto accessibili. Un prodotto per cercare di contribuire a risolvere un problema poco conosciuto, ma molto serio: in molte zone dell’Uganda (e dell’intera Africa) gli assorbenti “standard” sono costosi e soprattutto difficilmente reperibili. Questo rappresenta un problema grave per le donne che si arrangiano con materiale di fortuna, come la carta igienica o le fibre di banana. Ma nei giorni del ciclo mestruale le ragazze si assentano da scuola per paura di essere prese in giro dai compagni, saltando fino a cinquanta giorni l’anno di lezioni. Ciò vale anche per le donne che lavorano. Come ha raccontato Okari «la sfida più grande è stata produrre un prodotto di qualità alla pari con altri marchi del mercato, ma allo stesso tempo a basso costo. Abbiamo investito molto in ricerca e sviluppo per creare un’alternativa affidabile». Oggi l’azienda conta oltre 34 dipendenti, un fatturato annuo di 300mila dollari, un impianto di produzione a Kitale, in Kenya occidentale, e prevede l’acquisto di nuove attrezzature per la produzione su larga scala.

La copertina di Forbes Africa di giugno 2016
Fig.2 – La copertina di Forbes Africa di giugno 2016

ANDREW MUPUYA, UGANDA Nel 2008 in Uganda è stato vietato l’uso dei sacchetti di plastica: un’occasione per lanciarsi nel mondo del lavoro per un giovane di 16 anni che su questo ha costruito la propria fortuna. Andrew Mapuya, oggi 24enne, è cresciuto in una famiglia allargata in un villaggio nel distretto di Manafwa, nell’Uganda orientale. La famiglia viveva in condizioni di estrema povertà: ha frequentato la scuola grazie ai contributi pubblici, ma dopo che entrambi i genitori hanno perso il lavoro, ha iniziato a provvedere da solo a se stesso. Per comprarsi i vestiti Mupuya ha venduto a un impianto di riciclaggio bottiglie di plastica raccolte per 8,50 dollari e ottenuto dal suo insegnante un prestito di 2,50 dollari con cui ha messo su la sua impresa sociale, Yeli Paper Bags: una società di imballaggio, produzione e commercializzazione di sacchetti di carta riciclata eco-friendly. La sua piccola azienda conta 24 impiegati e assembla oltre 20mila sacchetti a settimana vendendoli in Uganda, Kenya, Sudafrica, Europa e Stati Uniti. Tra il 2014 e il 2016 ha guadagnato 170mila dollari. Ha vinto il premio Anzisha destinato ai giovani imprenditori africani promettenti, e con i soldi guadagnati ha finito la scuola, si è iscritto a Economia e aiuta la sua famiglia.

HANTA TIANA RANAIVO RAJAONARISOA, MADAGASCAR – Rajaonarisoa è l’unica della lista che proviene dal paradiso tropicale del Madagascar. Cresciuta in una famiglia di imprenditori, nel 2009 dopo il fallimento dell’azienda del padre e il colpo di Stato militare a opera di Andry Rajoelina, che provocò una profonda crisi politica, decise di buttarsi nel mondo degli affari. Le condizioni familiari non le permisero di terminare il suo MBA negli Stati Uniti, per cui tornò in patria e con i suoi risparmi fondò Flore Aroma: una società che produce oli essenziali low cost recuperati dai rifiuti verdi e usati soprattutto per prevenire malattie e curare l’igiene personale. L’azienda produce repellenti per zanzare per aiutare a combattere la malaria e l’epatite, che sono le principali cause di mortalità in Madagascar, ma anche deodoranti per il corpo e antitraspiranti. Oggi rifornisce 40 farmacie in tutto il Madagascar.

Fig. 3 – Neku Atawodi ha lanciato la prima piattaforma di crowdfunding africana, Malaik, un luogo di incontro tra imprenditori e investitori per superare le difficoltà di accesso ai finanziamenti

NEKU ATAWODI, NIGERIA – Dopo aver trascorso gran parte della sua vita a giocare a polo come professionista in giro per il mondo, Atawodi, a 21 anni, ha lanciato Bamboo Green Concepts, una società di investimento con un portfolio diversificato, con l’aiuto del padre. Bamboo Green Concepts ha acquisito Bamboo House: un hotel boutique nel cuore di Abuja e costruito un campo di polo sulla spiaggia di Lagos. La sua esperienza nella raccolta di fondi per il campo a Lagos e la constatazione delle difficoltà per gli imprenditori ad accedere alle possibilità di finanziamenti, hanno portato Atawodi a lanciare la prima piattaforma di crowdfunding africana, Malaik. La novità di questa piattaforma è il sistema di due diligence al quale sono sottoposti i vari passaggi, ossia la verifica dei dati e l’analisi della convenienza, dei costi e dei rischi. L’investitore indica l’importo e il sistema calcola automaticamente il numero di azioni della società ottenute investendo quella cifra. Malaik ha chiuso il primo accordo per 300mila dollari dopo due mesi dal lancio. Si avvale di 67 dipendenti a tempo pieno e più di 100 dipendenti a tempo parziale.

SOLUZIONI LOCALI A PROBLEMI LOCALI – Questi ragazzi rappresentano un’Africa diversa da quella dell’immaginario collettivo: un continente in crescita in cui investire è possibile, in cui tecnologia e innovazione hanno iniziato a farsi strada e a diffondersi. Giovani menti brillanti con idee innovative, ma allo stesso tempo accessibili e mirate a risolvere le criticità socio-economiche del continente: igiene, salute, alimentazione, terrorismo, lavoro. Le nuove generazioni hanno saputo proporre un modello di sviluppo sostenibile che parte dal basso e che è capace di trovare soluzioni locali a problemi locali.

Irene Dell’Omo

Un chicco in più

Qui la lista completa degli imprenditori africani under 30 più promettenti secondo Forbes Africa.

Foto: HALDANE MARTIN

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