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L’accordo di Parigi: un traguardo o solo la prima tappa?

Dalla chiusura dei negoziati di Parigi sono ormai trascorsi sei mesi e dallo scorso Dicembre si sono succeduti numerosi eventi che hanno visto sempre come protagonista la tematica ambientale.

L’ACCORDO DI PARIGI È ENTRATO IN VIGORE? – Senza dubbio con la COP21 di Parigi in materia di politiche climatiche si è verificata una svolta senza precedenti. Con quest’ultima Conferenza delle Parti, tutte le nazioni del mondo sono chiamate a ridurre le immissioni di gas serra, al fine di contenere a 2°C l’aumento delle temperature entro il 2050. Si tratta di un risultato straordinario soprattutto sotto il profilo della partecipazione, infatti ha preso parte un così grande numero di Stati del mondo, che lo si può definire un “accordo globale”. Il 22 aprile, in concomitanza con la giornata mondiale della terra, i rappresentanti di 170 Paesi hanno firmato l’Accordo di Parigi al palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. A partire da tale data, decorrerà il termine di un anno, entro il quale gli Stati e le organizzazioni di integrazione economica regionale della Convenzione UNFCCC, potranno firmare tale Accordo.
Nel momento in cui gli Stati firmano l’accordo, essi semplicemente garantiscono l’autenticità del testo ed esprimono la loro volontà di far parte dell’accordo. Tuttavia, solo quando interverrà la ratifica uno Stato si impegnerà effettivamente a fare proprio il contenuto dell’Accordo. La ratifica si articola in due momenti differenti, ossia una fase politica, di analisi degli impegni politici ed una fase prettamente giuridica, attraverso la quale si rende l’accordo uno strumento legalmente vincolante nel Paese.
È necessario che ricorrano una serie di requisiti affinché l’accordo entri in vigore. Si richiede infatti l’adesione di almeno il 55% dei Paesi parte della Convenzione, rappresentanti almeno il 55% delle emissioni di gas serra globali. Dal momento in cui verranno soddisfatti tali requisiti decorreranno 30 giorni per l’entrata in vigore dell’Accordo.La situazione attuale vede 177 Paesi firmatari e 17 su 197 i paesi hanno proceduto alla ratifica, e tali 17 Paesi sono idonei a rappresentare lo 0.05% delle emissioni globali.

Fig. 1 – Manifestazione per il contrasto al cambiamento climatico

IL PROBLEMA DELL’INQUINAMENTO GLOBALE SARÀ RISOLTO? – Gli INDCs (come illustrato nell’articolo del Caffè) sono i contributi nazionali volontari, ossia corrispondono agli obiettivi che ogni Paese si prefigge di raggiungere al fine di ridurre l’inquinamento globale e perseguire l’obiettivo di non superare i 2°C di aumento della temperatura.
Tuttavia i modelli mostrano che, anche qualora venissero effettivamente rispettati gli INDCs, i quali sarebbero in grado di portare ad una riduzione delle emissioni entro il 2030, il quantitativo di gas serra cui si giungerebbe, sarebbe comunque notevolmente distante da quanto richiesto effettivamente per raggiungere il target dei 2°C. Inoltre le emissioni di gas serra dell’Asia sarebbero superiori della metà rispetto alle emissioni complessive prodotte dal resto del mondo nel 2050, se non verranno adottate ulteriori riduzioni.
L’Unione Europea si è impegnata a ridurre le immissioni di gas serra del 40% entro il 2030, rispetto i livelli di gas serra che emetteva nel 1990 (anno in cui vi è stato un picco nelle emissioni per l’UE). Inoltre sotto il profilo giuridico l’Unione Europea ha affermato di voler implementare le proposte di regolamentazione ambientale ed energetica da sottoporre al Consiglio e al Parlamento Europeo nel 2015 e 2016, sulla base delle direttive politiche provenienti dal Consiglio Europeo, e tenendo contro dell’integrità ambientale (qui la submission dell’UE)

Fig. 2 – La CoP 21 di Parigi sarà seguita dalla CoP 22 che si terrà a Marrakech

SARANNO SUFFICIENTI QUESTI SFORZI? – Durante i negoziati intermedi di Bonn, che si sono svolti dal 16 al 26 maggio e rappresentano un momento intermedio tra la COP21 di Parigi e la COP22 di Marrakech, che si svolgerà a Novembre 2016, si sono a lungo dibattute le modalità ed i mezzi per rendere effettivo l’Accordo di Parigi. In particolar modo gli Stati hanno ampiamente discusso le modalità con cui intendono realizzare la transizione dal consumo dei combustibili fossili all’utilizzazione delle fonti rinnovabili. Le questioni senz’altro più delicate restano ancora quelle  legate ai finanziamenti e alle modalità con cui verranno supportati economicamente i Paesi in via di sviluppo affinché possano proseguire nella loro crescita industriale senza essere inibiti dall’obbligo di contenere le emissioni.
Un ruolo importante in questa lotta all’inquinamento globale, senza che essa costituisca un freno eccessivo per la crescita economica di molti paesi, è stato attribuito alla tecnologia.
Sono stati avviati numerosi progetti nell’area delle Internet Technologies, in base ai quali si intende ad esempio usare le potenzialità della rete per promuovere l’educazione in ambito di sostenibilità ambientale (AT&T), per attenuare le disparità di genere (Telenor), per promuovere la mobilità sostenibile in città (Deutsche Telekom AG) oppure per garantire l’accesso ad internet in alcune zone rurali al fine di migliorare settori quali la salute, le attività imprenditoriali, l’istruzione ed altri importanti servizi.
Ciò che emerge è che diverse realtà aziende di primo rilievo nel settore tecnologico, quali ad esempio Nokia, Microsoft, Telekom e molte altre, si sono rese promotrici di importantissimi progetti al fine di ridurre l’impatto ambientale ed aumentare la sensibilizzazione sul tema. Da quest’analisi e dai dati relativi ai sempre più frequenti episodi connessi ai cambiamenti climatici, emerge l’impossibilità di concepire l’Accordo di Parigi come un punto di arrivo. Anche se si rispettassero gli obiettivi prefissati, ciò non sarebbe sufficiente per fermare totalmente le conseguenze dei cambiamenti climatici. E’ stato tuttavia un importantissimo step per comprendere che tutti i settori produttivi devono essere coinvolti nella lotta alle emissioni. La tecnologia, l’agricoltura, le imprese, il settore energetico e anche i settori culturali devono prendere parte, sensibilizzare ed essere promotori di un nuovo modello di sviluppo.

Terfè Gerotto

Un chicco in più

In più occasioni si è accennato all’obiettivo di contenimento delle temperature a +1.5°C entro il 2100, tuttavia dagli studi scientifici emerge che si tratta di un obiettivo non raggiungibile visti gli andamenti odierni. I climatologi affermano che se si continuasse ad inquinare con gli stessi standard attuali si giungerebbe ad un aumento delle temperature nel 2100 di +4.5°C, se si rispettassero gli INDCs di +3.5°C e solo se certi Paesi via di sviluppo che non han presentato degli obiettivi ambiziosi,  si impegnassero in modo specifico, allora si arriverebbe ai +2.7°C.  Per approfondimenti cliccate qui.  

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