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La Duma verso le elezioni: putinismo senza rivali

Il 18 settembre in Russia si torna alle urne per rinnovare la Duma. Sembra vicina l’ennesima vittoria di Russia Unita, anche se il consenso elettorale del partito di Putin potrebbe registrare un significativo calo. Tuttavia le forze di opposizione correranno ancora una volta divise, ognuna per la sua strada. Cosa deve temere allora il putinismo?

LA DISPUTA SULL’ELECTION DAY – Il 1 luglio 2015 la Corte Costituzionale russa, su richiesta esplicita da parte di Putin e del suo partito Russia Unita, ha autorizzato l’anticipazione a settembre 2016 della tornata elettorale per rinnovare la Duma. L’urgenza di un nuovo Parlamento per varare importanti riforme in campo economico è stata la motivazione che il Cremlino ha portato per giustificare questo provvedimento. Ma alcuni Partiti dell’opposizione, soprattutto per voce del Kommunisticheskaya Partiya Rossiyskoi Federatsii – il Partito Comunista russo -, hanno intravisto nella manovra parlamentare un sopraffino stratagemma di Russia Unita per concentrare il clou della campagna elettorale nei mesi di luglio e agosto, proprio quando, come sostenuto dal leader comunista Gennady Zyuganov, «molte persone saranno impegnate nel raccolto o al mare». In questa polemica sull’election day la Corte Costituzionale si è dichiarata favorevole all’anticipo, misura eccezionale ma prevista dalla Carta Costituzionale russa (il limite per un anticipo è di 5 mesi) e che è stata richiesta entro i tempi previsti, garantendo quindi a tutti i Partiti che vogliono presentarsi di prepararsi adeguatamente. Inoltre i deputati che eventualmente non saranno rieletti continueranno a percepire il loro stipendio da parlamentari fino alla fine della legislatura (dicembre 2016).

LA STRATEGIA DI RUSSIA UNITA –  Immerso ancora nel vivo ricordo di come finirono le ultime elezioni parlamentari nel 2011, il Cremlino in questi anni si è adoperato per attuare una serie di provvedimenti che, anche se non dovessero garantire un indenne passaggio della tornata elettorale, dovrebbero almeno limitare i danni che Russia Unita potrebbe subire. Innanzitutto è stata varata una nuova riforma elettorale “ad hoc”, che prevede che dei 450 membri della Duma da eleggere, 225 siano nominati con sistema proporzionale dalle liste presentate dai Partiti, mentre i restanti 225 siano nominati con sistema maggioritario dalle singole circoscrizioni elettorali. Con questa suddivisione dei seggi da assegnare Russia Unita si tutelerà dal calo del consenso – passato dal 41 % a circa il 35 % – sfruttando il suo essere ben radicata nelle amministrazioni locali. Infatti, mentre nei grandi centri urbani la popolazione risulta più sensibile alle proteste liberali ed europeiste dei vari PARNAS, Yabloko e Partito del Progresso,  nelle grandi aree rurali e periferiche il vero partito di riferimento resta, nonostante la grave crisi economica che affligge il Paese, il partito di Putin che, a detta dei suoi elettori, è l’unico che ha i mezzi per risolvere i problemi che attanagliano il Paese. Detto della riforma elettorale, non deve passare però in secondo piano la corsa ad ostacoli che un partito deve fare per guadagnarsi il diritto a partecipare alla prossima tornata elettorale. Nonostante il Cremlino voglia favorire il fiorire di vari partiti di opposizione, al fine di disgregare l’elettorato di sfiducia e di non farlo presentare unito e coeso, alcuni partiti stanno trovando molte difficoltà nel raccogliere i requisiti per potersi candidare alle prossime elezioni. Nell’ottica invece di evitare i disordini che si verificarono al termine delle elezioni del 2011, sono state attuate riforme riguardanti la sicurezza del Paese. Tra i provvedimenti più importanti va ricordato il decreto presidenziale che ha sancito la nascita della nuova Guardia Nazionale Russa, che ha di fatto rivoluzionato il reparto della sicurezza interna.

Fig. 1 – Schede elettorali per le primarie di Russia Unita, tenutesi nel maggior scorso

Inoltre a maggio si sono svolte per la prima volta nella storia russa elezioni primarie, che hanno visto protagonista Russia Unita e i suoi membri. Anticipando di molto l’opposizione, questa mossa mira a presentare una nuova immagine del partito agli elettori, un partito più democratico guidato dalla meritocrazia. Purtroppo per i più speranzosi, come ampiamente previsto dai maggiori esperti del settore, si sono registrati numerosi casi di corruzione e di vera e propria compravendita di voti. Ma il portavoce della Duma Sergei Naryshkin ha da poco confermato che, nonostante il susseguirsi di voci riguardanti altri probabili brogli elettorali, alle prossime legislative saranno invitati membri del CIS Parliamentary Assembly, del CSTO e dell’OSCE. Queste organizzazioni monitoreranno che lo svolgimento delle prossime elezioni sia regolare, trasparente e democratico. Come ultimo spunto è curioso notare come Putin si sia tenuto defilato in questi mesi di campagna elettorale, non comparendo mai durante i comizi del proprio partito o al fianco di qualche candidato, a conferma del fatto che il Presidente è realmente spaventato dalle ripercussioni che queste elezioni potrebbero avere sulla propria immagine. Nonostante ciò, l’acronimo dello slogan usato da Russia Unita per queste elezioni, Vazhno Vybrat’ Pravil’no (“Bisogna scegliere correttamente”) o VVP, rimanda alle iniziali proprio di Vladimir Vladimirovich Putin.

OPPOSIZIONE DIVISA E MAL RADICATA – Se si guardano la composizione e, soprattutto, il comportamento dei rappresentanti non appartenenti al Partito Russia Unita nell’ultima legislatura della Duma, ci si rende conto che, nonostante non si possa parlare a cuor leggero di “opposizione fantoccio”, ci troviamo davanti ad una vera e propria opposizione di regime. Tra i partiti dell’opposizione che siedono nella Duma troviamo infatti il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), che conta 92 seggi, il partito Just Russiache ne ha 64, e il Partito Liberal-Democratico di Russia (LDPR) con 56. Il Partito comunista della Federazione Russa guidato da Gennady Zyuganov è il secondo più votato nel Paese, subito dopo Russia Unita, e per molti versi prende spunto dalle linee guida e dai programmi che furono del PCUS anche se non mancano delle innovazioni come il mantenimento di una piccola proprietà privata e la presenza di una più forte impronta nazionalista. Viceversa il Partito Liberal-Democratico di Russia tende ad occupare posizioni di estrema destra che si richiamano alla gloria dell’antico Impero Russo, di cui si reclama a gran voce il ritorno. Si erge a difesa delle comunità russe residenti all’estero – nei Paesi baltici in primis – e riguardo all’economia prevede un sistema misto basato sulla proprietà privata ma con un forte ruolo dello Stato nei settori nevralgici dell’economia, mettendolo così in rotta di collisione con il KPRF, con i partiti filo-europeisti come Yabloko – che nell’ultima legislatura non ha occupato neanche un seggio – e con quelli oligarchici dell’era Eltsin. Il Partito Liberal-Democratico di Russia è guidato da Vladimir Zhirinovsky, ex colonnello dell’Esercito russo durante l’epoca sovietica. Passando invece a Just Russia, è un partito nato dalla fusione di Rodina – partito su posizioni di destra di chiaro stampo nazionalista -, Partito della Vita Partito dei Pensionati Russi. In molti vedono in esso come un vero e proprio partito di opposizione creato “in laboratorio” dall’establishment del Cremlino per catturare quei voti di dissenso che il Partito al potere, baluardo del centrodestra russo, potrebbe perdere di pari passo con la diminuzione del consenso nel Paese. Nel 2008, in una delle dichiarazioni rilasciate per le elezioni presidenziali che avrebbero dovuto designare l’erede di Putin, il leader di Just Russia, Sergey Mironov, sostenne apertamente la direzione presa dal Paese grazie a Putin, e disse che non avrebbe permesso a nessuno di virare da essa. Negli anni della presidenza di Putin, come in quelli della presidenza Medvedev in cui Putin ricopriva il ruolo di Primo Ministro, l’esecutivo è riuscito ad attuare in toto tutti i punti prefissati in ambito di politica economica, estera e interna. Quasi mai dalla Duma sono stati bocciati disegni di legge o decreti presidenziali volti al raggiungimento di questi programmi, quindi si può giungere alla conclusione che la vera opposizione di Putin risieda al di fuori dei seggi della Duma.

Fig. 2 – Il leader del Partito del Progresso, Alexei Navalny, partecipa a una manifestazione in ricordo di Boris Nemtsov, marzo 2016

Due partiti che non hanno seggi nella Duma e che possono, o meglio potrebbero, costituire una seria alternativa a Russia Unita sono PARNAS e il Partito del Progresso. Ma questi, negli anni, hanno accusato una quasi totale mancanza di radicamento territoriale, soprattutto nelle regioni periferiche, dando sempre l’aria di essere partiti liberisti, elitari, filo-europeisti, adatti soprattutto alla popolazione con reddito medio-alto dei grandi centri urbani e incapaci di attirare un vero sostegno popolare. Inoltre, peccato più grave di tutti, non sono mai riusciti a far fronte comune, nonostante abbiano programmi molto simili, e a presentarsi coesi ad una campagna elettorale. L’ultimo tentativo è naufragato ad aprile a causa del dissenso sulle modalità con le quali si sarebbero dovute svolgere le primarie. Particolare attenzione merita il caso del Partito del Progresso guidato dal blogger Alexei Navalny. Il Partito di Navalny non ha infatti ottenuto il permesso a candidarsi alle prossime elezioni. Un partito che nella legislazione quasi finita non detiene seggi in parlamento, come nel caso del Partito del Progresso, deve presentare la registrazione di 85 filiali territoriali entra una data limite. Non avendo rispettato questa data limite il Partito, per ottenere il diritto a presentarsi, dovrà ora raccogliere 200.000 firme con un tetto massimo di 7.000 per ciascuna regione. Inoltre Navalny, nonostante goda della sospensione di pena, è stato condannato a 5 anni per appropriazione indebita, e per questo non potrà candidarsi alle prossime elezioni. Questi due fattori rischiano di compromettere la corsa del Partiya Progressa prima ancora che inizi. Boris Nemtsov, l’altra figura di spicco, a capo di PARNAS, è stato ucciso nel febbraio del 2015 mentre passeggiava davanti al Cremlino. Le ipotesi più accreditate su quello che sembra avere i connotati di un vero e proprio omicidio politico individuano come probabile mandante l’ala più radicale ed estremista del Cremlino. Oltre alla mancanza di radicamento popolare e periferico, questi due Partiti devo fare i conti anche con la mancanza di una leadership carismatica che possa tenere il confronto con Vladimir Putin.

COSA DEVE TEMERE IL PUTINISMO – La paura della maggioranza della popolazione di cambiare lo status quo e di fare il cosiddetto “salto nel buio“, la quasi totale assenza dei partiti di opposizione nei mezzi di comunicazione tradizionali, la penuria di radicamento nei territori extra-urbani e la mancanza di una forte figura carismatica sono tutti validi argomenti che ci indicano che, anche al netto di un ulteriore calo dei consensi, Russia Unita si appresta ad uscire vincente da questa tornata elettorale. Come potrebbe allora cadere Putin? Cosa deve temere realmente il Putinismo? La netta sensazione è che Putin, allo stato delle cose, possa governare indisturbato per almeno un altro mandato presidenziale. Alla luce dell’orizzonte non si staglia un soggetto politico di opposizione che possa impensierirlo notevolmente, a patto che la grave e sempre più acuta crisi economica che attanaglia il Paese si attenui. Ma anche qualora questa crisi dovesse acuirsi e prolungarsi nel tempo non bisogna dare per scontato che il regime change avvenga tramite elezioni. Se il dissenso popolare continuasse a crescere, le varie correnti che si trovano all’interno dell’establishment al potere potrebbero iniziare a guardarsi attorno alla ricerca di una nuova figura carismatica che guidi il Paese e i “siloviki”. 

Fig. 3 – Sergei Shoigu, Vladimir Putin e Dmitry Medvedev partecipano a una cerimonia in onore delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, giugno 2016

La congiura di palazzo è la maggiore preoccupazione del Presidente, perché per sostituire Putin ci vuole un altro Putin. Per evitarla o renderla almeno il più difficile possibile, il Presidente negli anni passati ha ricorso ad una sistematica rotazione dei ruoli chiavi dell’amministrazione del Paese e delle Forze Armate e si è ben destreggiato nel soddisfare a volte l’ala più intransigente e radicale del suo schieramento e a volte quella più moderata e tecnocratica. Tra le due ali del regime, quella che sicuramente lo spaventa di più e gli crea più grattacapi è chiaramente quella estremista, la fazione che, secondo alcune voci ben accreditate, si cela dietro l’omicidio Nemtsov. Tra i vari che potrebbero prendere il posto del Presidente russo si annoverano i seguenti personaggi: il ministro della Difesa Sergei Shoigu, sempre più in auge per le buone riuscite delle operazioni in Siria e che dalla sua può vantare l’appoggio di buona parte delle Forze Armate; Igor Girkin, conosciuto con il nome di battaglia di Igor Strelkov, ultranazionalista di destra ed ex ministro della Difesa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk che vanta esperienze militari anche in Transnistria, Cecenia e Crimea; Sergei Ivanov, l’attuale capo dello staff presidenziale, vero uomo forte della fazione dei “siloviki” di San Pietroburgo. Più improbabile invece che il potere venga preso dall’ala più tecnocratica e politica, tra i quali troviamo il Primo ministro Medvedev, l’ex ministro delle Finanze Aleksei Kudrin, il ministro dello Sviluppo Economico Alexei Ulyukayev e il ministro delle Finanze Anton Siluanov solo per citarne alcuni. Un’ultima figura che merita una menzione è Alexey Dyumin, ex generale delle Forze speciali dell’Esercito russo. Dopo aver ricoperto per poco tempo il ruolo di vice-ministro della Difesa agli ordini di Shoigu, è stato richiamato da Putin per governare ad interim la regione di Tula dopo le dimissioni del governatore Vladimir Gruzdev. In molti sono pronti a scommettere che Putin abbia iniziato a fargli assaggiare la vita civile da funzionario politico per poi lanciarlo alla grande come suo successore alla presidenza russa.

Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Un altro Partito che si presenterà alle elezioni è quello di Open Russia. Gestito dall’ex oligarca in esilio Mikhail Khodorkovsky, il partito aveva in precedenza dato il suo appoggio al partito PARNAS per formare insieme al Partito del Progresso una grande forza di opposizione. Naufragata questa ipotesi, secondo alcuni sondaggi la percentuale di voto di Open Russia non dovrebbe garantirgli neanche un seggio in parlamento.

Foto: septuagesima

 

2 comments
van_leprechaun
van_leprechaun

L'unico partito di opposizione a Putin degno di questo nome è il Partito Comunista, che è stalinista. Gli altri contano poco o nulla e sono senza speranza, perché i russi non se li filano.

Poi ci sono i partiti che appoggiano Putin, sia pure non apertamente. Ma non sono quelli citati, sono infatti tutti partiti che si trovano all'estero. Sono quei partiti che hanno appoggiato la politica estera "occidentale" che vuol reinventarsi il "nemico esterno" (non so se vi ricorda qualcosa ...) in mancanza di risorse interne, e lo cerca nella Russia. Ad esempio, quella straordinaria operazione che è stata Maidan, con le armi date ai nazisti di Svoboda perché sparassero sulla folla e assieme sulla Polizia. Ecco cosè stata "euromaidan", e bisogna dire che il prefisso "euro" gli sta benissimo.

I pochi oppositori seri e veri di Putin, che non si nascondo dietro un dito e che non fanno le vittime, sentitamente ringraziano.

Viene in mente che forse qualcuno ha pensato di sostenere da fuori Putin per paura del Partito Comunista ...

Gli oppositori che invece piacciono tanto a giornalisti e politologi occidentali - come al solito non al corrente dei fatti - quelli tanto democratici ed "europei", non contano e non conteranno mai nulla perché fanno discorsi semplicemente incomprensibili ai Russi, salvo piccole élite. Hanno ascolto solo nei giornali "occidentali", che li vendono come fossero chi sa chi.

Attribuire l'omicidio Nemtsov al partito di Putin è una sciocchezza. Lo sanno pure i sassi che sono stati i ceceni, per ricattare Putin, non certo per cercare di scalzarlo, non sono mica scemi, sanno benissimo che loro non potranno mai farlo, essendo quattro gatti e manco russi.

Putin ha un consenso reale, prendete atto della realtà. Come sanno bene quei seri oppositori di cui sopra, che sanno che il lavoro da fare è lunghissimo, perché si tratta di cambiare una cultura di un paese, non di fare putsch impossibili o irrilevanti.

E cosa si vuole dire, che il pluralismo in Russia è "finto", essendo tutti più o meno equivalenti, salvo i quattro gatti senza speranza (e non giurerei su di loro ...)?

Perché, invece da noi come stanno le cose? Alternanza senza alternative dappertutto. Da noi, se non è Putin, è Medvedev. Si alternano un po' più spesso, è vero, il che naturalmente fa una grandissima differenza, no?