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Francia, l’economia tra stagnazione e riforme

Eurocaffè  A prima vista, la Francia gode di una situazione economica stabile, grazie a un eccellente livello di vita e un’economia estremamente diversificata. Ciononostante, una serie di difficoltà relative a un basso livello di crescita, scarsa disciplina fiscale e, soprattutto, un elevato tasso di disoccupazione, rischiano di corrodere lentamente la solidità del sistema. Per questo motivo, sarà un passaggio cruciale la futura approvazione delle recenti riforme proposte dal governo socialista

IL QUADRO GENERALE – Rispetto alle economie più deboli dell’eurozona, l’economia francese, almeno a prima vista, presenta molti punti di forza. In primo luogo, secondo gli standard dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), il Paese godrebbe di un invidiabile standard di vita, alimentato da un livello di disuguaglianza sostenibile che avrebbe permesso alla Francia di entrare e superare l’ultima crisi senza troppe difficoltà. L’aspetto più importante rimane la solidità della sua attività economica, profondamente diversificata tra i vari settori: dall’agricoltura all’industria, fino alle produzioni più tecnologicamente avanzate, come la farmaceutica e il settore della moda. Nonostante il Governo abbia parzialmente o completamente privatizzato molte grandi compagnie (incluse Air France, France Telecom, Renault e Thales), lo stato mantiene una forte presenza in alcuni settori, specialmente nell’energia, nei trasporti e nell’industria bellica. Inoltre, il Paese continua a godere di significativi introiti legati al turismo. Con più di 84 milioni di turisti all’anno, la Francia rimane la nazione più visitata al mondo, e la terza in termini di ricavi proveniente dal settore. La Francia si caratterizza inoltre per la presenza di una popolazione numerosa e una manodopera qualificata, oltre alla qualità delle infrastrutture e l’importanza delle esportazioni. Ciononostante, rimane evidente l’esistenza di una serie di problemi economici strutturali sui quali la classe politica dovrà presto intervenire, come la lentezza della crescita (+0,5% nell’ultimo dato trimestrale), disoccupazione (10,2% della forza lavoro, in confronto al 4,3% della Germania) e continui deficit di bilancio (sfondando la soglia prevista dall’Unione Europea del 3%). In una situazione di ristretta agibilità politica, la Francia sta sperimentando notevoli difficoltà a far approvare le riforme necessarie.

Fig. 1 – François Hollande, Presidente della Repubblica Francese dal 2012, in grave difficoltà a causa della fase di stagnazione dell’economia francese

DIFFICOLTÀ STRUTTURALI – Tra i problemi appena citati, diversi economisti si trovano in sostanziale disaccordo in merito a quale sia il nucleo delle difficoltà. Secondo un’analisi, per esempio, la causa scatenante sarebbe legata al consistente basso tasso di crescita economica: tra il 1995 e il 2007, infatti, la crescita del PIL pro capite è stata una tra le minori (2,37%) tra quelle dei Paesi del G7. Inoltre, la Francia al momento si trova in difficoltà riguardo alla disciplina fiscale: sia i continui deficit di bilancio (passato dal 3,3% del prodotto interno lordo – PIL – del periodo pre-crisi al 7,5% nel 2009, per poi riassestarsi intorno al 4%) che la sostanziale accumulazione di debito pubblico (passato negli ultimi anni da un sostenibile 68% del PIL al 98% del 2015, con la possibilità di superare la soglia del 100% nel 2016) superano infatti i limiti previsti dall’Unione Europea. Tuttavia, questo problema in particolare sembra essere per il momento sotto controllo. Il tasso d’interesse sui prestiti richiesti dal Governo nei mercati finanziari rimane estremamente limitato, in parte grazie al quantitative easing della Banca Centrale Europea, in parte grazie alla fiducia che gli investitori continuano ad avere nella solidità dell’economia francese. Altre cause all’origine dei problemi sarebbero l’eccessiva estensione del settore pubblico francese (responsabile per più della metà della produzione francese), che si tradurrebbe in un livello eccessivo di tassazione, limitando così gli incentivi al lavoro, al risparmio e all’investimento. Ciononostante, secondo diverse organizzazioni come l’OCSE e la Commissione Europea, il più preoccupante tra i problemi dell’economia francese è indubbiamente il tasso di disoccupazione. In Francia, circa tre milioni di persone (ovvero il 10,2% della forza lavoro) sono al momento prive di un impiego (in linea quindi con la media dell’eurozona, ma penultima tra i membri del G7). La disoccupazione giovanile risulta essere un problema particolarmente serio: quasi il 25% degli under 25 in cerca di un lavoro è attualmente disoccupato. Il problema risiederebbe nell’eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro: numerose aziende hanno infatti protestato contro i costi legati ad eventuali assunzioni, nonché contro le difficoltà relative alla possibilità di nuovi licenziamenti. Per questo motivo si sarebbe creato uno sdoppiamento del mercato del lavoro: da una parte vi sarebbe una categoria di lavoratori con alte paghe, sicurezza lavorativa, e prospettive di promozione; dall’altra, molti giovani che lavorano part-time, o non lavorano affatto. Per questo motivo, sarebbe necessario semplificare le procedure di licenziamento e diminuire il costo del lavoro, troppo alto rispetto alla maggior parte delle economie occidentali.

LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO – Lo “stato di emergenza dell’economia francese”, secondo le parole dello stesso Presidente Hollande, ha portato quindi all’introduzione di un piano per la creazione di nuovi posti di lavoro del valore di 2 miliardi di euro. Nonostante si fosse inizialmente presentato come un candidato di “sinistra”, il Presidente francese infatti si è infine convinto ad accettare la necessità di una riforma del mercato del lavoro, motivo per il quale il ministro responsabile ha introdotto una legislazione (conosciuta ora come “Loi El Khomri”) mirata a risolvere alcuni dei problemi dei quali abbiamo discusso. Le riforme in questione diminuirebbero le esistenti barriere relative al licenziamento del personale, lasciando allo stesso tempo la possibilità, per alcuni lavoratori, di lavorare anche molto oltre l’attuale limite settimanale di trentacinque ore. Inoltre, alle aziende sarebbe dato più potere per poter tagliare il numero di ore di lavoro o ridurre le buste paga in caso di necessità. La riforma ha generato numerose proteste da parte dell’ala maggiormente di sinistra della società francese, nonché dalla corrente più a sinistra dello stesso Partito Socialista, motivo per cui sono state introdotte numerose modifiche al disegno di legge iniziale: per esempio, è stata esclusa una misura che avrebbe posto un limite all’ammontare della buonuscita riservata ai lavoratori ingiustamente licenziati. A causa dei cambiamenti, l’iniziale appoggio alla riforma da parte di numerosi economisti e imprenditori è andato scemando, e ora la legislazione è ampiamente respinta dalla principale associazione degli industriali francesi, convinti che la riforma sia stata eccessivamente indebolita in un tentativo di ottenere supporto popolare. A complementare la riforma del mercato del lavoro è un previsto taglio delle tasse sulle aziende per circa 40 miliardi di euro nel corso dei prossimi tre anni, in modo da rivitalizzare ulteriormente l’economia. Inoltre, occorre sottolineare l’importanza dei recenti accordi economici con l’Iran, ottenendo vantaggi significativi sia per Airbus, compagnia aeronautica con sede a Tolosa, per un valore di 22,8 miliardi di euro, dall’altra anche Peugeot-Citroen e la compagnia petrolifera Total hanno ottenuto vantaggi significativi dalla nuova relazione commerciale.

Fig. 2 – La riforma del mercato del lavoro ha generato forti proteste da una parte dell’opinione pubblica francese 

CONCLUSIONI – Nonostante le difficoltà verificatesi, la riforma del mercato del lavoro in Francia rimane cruciale per superare l’attuale impasse: come successo in altri Paesi industrializzati come Germania, Regno Unito, Spagna e Italia, l’approvazione di misure di questo tipo sembra una tappa pressoché inevitabile per rilanciare un’economia ormai stagnante.

Michele Boaretto

Un chicco in più  

  • Recentemente il Financial Times ha elogiato il piano economico di Alain Juppé, uno dei politici più in vista dell’opposizione repubblicana francese, sulla falsariga delle riforme introdotte in Canada e in Cile;
  • Sull’approvazione della riforma, e quindi sul miglioramento del mercato del lavoro, si gioca la sopravvivenza politica di François Hollande, che non ha ancora chiarito le sue intenzioni in merito ad una ricandidatura alla presidenza nel 2017.

Foto: Daniel Incandela

Foto: fdecomite

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