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Argentina: i primi sei mesi del Presidente Macri

In 3 sorsi In soli sei mesi, il presidente Macri ha iniziato una profonda opera di riforma dell’Argentina, sia dal punto di vista economico che da quello della politica estera.

1. MACRI, UN NUOVO PRESIDENTE PER L’ARGENTINA – Lo scorso 22 novembre i cittadini argentini sono stati chiamati alle urne per eleggere il Presidente che per i successivi quattro anni guiderà la grande nazione sudamericana. Il voto era particolarmente importante, perché veniva dopo 12 anni di governo guidati da coniugi Kirchner, prima con Néstor (presidente dal 2003 al 2007) e poi con Cristina (dal 2007 al 2015), durante i quali il Paese aveva conosciuto un lungo periodo di crescita, dovuta principalmente al boom delle esportazioni di prodotti alimentari, che però negli ultimi anni si era fortemente affievolita. Inoltre, la propaganda e le violente accuse contro presunti nemici della Nazione da parte della presidente Kirchner avevano fatto germogliare un pesante clima di sospetto, dividendo profondamente gli Argentini. A sorpresa, il voto ha dato la vittoria a Mauricio Macri, ex sindaco di Buenos Aires e candidato dell’opposizione, che si era presentato alle elezioni con un programma progressista e liberale.

Lo scenario che il neo presidente si è trovato ad affrontare non era certo dei più incoraggianti. Dal punto di vista economico, infatti, l’Argentina affrontava un periodo di profonda crisi economica, con un alto deficit fiscale, un saldo commerciale negativo e riserve di valuta straniera quasi esaurite. In più, il contenzioso con alcuni hedge funds, ai quali il Paese di rifiutava di pagare gli interessi sui propri titoli nazionali venduti prima della bancarotta del 2001, impediva all’Argentina di rifinanziarsi accedendo al mercato creditizio internazionale. Di conseguenza, il governo aveva cercato di porre rimedio stampando grandi quantità di pesos ed imponendo un blocco al libero scambio di dollari (chiamato cepo), in base al quale i dollari dovevano essere cambiati ad un tasso deciso dal governo. Queste decisioni avevano però causato un alto tasso di inflazione, attestato ad un tasso del 26,9% annuo, mentre allo stesso tempo avevano fatto nascere un diffuso e florido mercato nero del dollaro, dove, in barba al governo, la moneta veniva scambiata ad un tasso decisamente più alto di quello ufficiale.

Fig.1 – Il nuovo presidente Macri.

2. RIFORMA DELL’ECONOMIA – Una delle prime mosse del nuovo presidente è stata quella di abolire le tasse che gravavano sull’esportazione dei principali prodotti argentini, ovvero il grano, il mais e la carne. Allo stesso tempo, Macri ha cancellato il cepo, rendendo nuovamente libero lo scambio di dollari ed eliminando il mercato nero. Per compensare queste misure, il governo Macri ha proceduto all’eliminazione di una serie di sussidi economici erogati dallo Stato, causando un deciso aumento nel costo dei biglietti dei trasporti pubblici, della benzina, e dell’energia. Anche l’inflazione è tornata a salire, e si stima che per la fine del 2016 possa arrivare al tasso del 40%. Per cercare di ridurre il peso dei dipendenti statali sulle finanze, inoltre, il governo ha varato un corposo piano di licenziamenti dei lavoratori del settore pubblico, scatenando così un duro conflitto con i sindacati.
Infine, il principale atto economico del Presidente Macri è stato la firma di un accordo con gli hedge funds (più comunemente chiamati fondos buitre, o fondi avvoltoio), in base al quale il governo argentino accetta di ripagare la maggior parte del proprio debito in cambio della possibilità di accedere nuovamente al mercato internazionale ed ottenere prestiti in dollari, di cui il Paese ha un disperato bisogno.

Fig.2 – Protesta contro la politica di licenziamenti di Macri

3. LA RIVOLUZIONE DEI RAPPORTI CON L’ESTERO – Nel campo internazionale,  Macri ha attuato una vera e propria rivoluzione, ed in pochi mesi ha profondamente modificato gli equilibri e gli obiettivi di decenni di politica estera kirchnerista. Innanzitutto, grazie al raggiungimento dell’accordo per rifondere i detentori dei famosi bond argentini, Macri è riuscito ad eliminare un serio ostacolo alle relazioni tra l’Argentina da una parte e l’Europa e gli USA dall’altra, riaprendo la via alla collaborazione politica ed economica. La ritrovata amicizia si è presto concretizzata nelle visite del Presidente francese Hollande e del Presidente del Consiglio italiano Renzi, che nel mese di febbraio si sono recati a Buenos Aires. Il 24 marzo infine è stata la volta di Obama, che è volato alla Casa Rosada per rinnovare la vecchia alleanza tra i due Paesi, abbandonata durante i governi dei Kirchner, e per offrire il proprio supporto all’opera del Presidente argentino.

Fig. 3 – L’incontro tra Renzi e Macri

Per quanto invece riguarda i rapporti con i vicini, Macri si è rapidamente allontanato dal Venezuela di Maduro, solido alleato dei Kirchner, verso cui aveva espresso feroci critiche già durante la propria campagna elettorale, mentre ha decisamente contribuito al miglioramento dei rapporti tra Argentina ed Uruguay. Per quanto invece riguarda il Brasile, alle prese con il controverso impeachment contro la Presidente Dilma Rousseff, il leader argentino si è rifiutato di avvallare le accuse di golpe da parte della presidente accusata contro il processo. Al contrario, ha recentemente ricevuto alla Casa Rosada il nuovo ministro degli esteri brasiliano José Serra.
Infine, oltre che dai rapporti con i vicini, la politica estera di Macri è segnata dall’ambizioso progetto di far rinascere il Mercosur, affossato da anni di protezionismo e di vuota retorica. Per realizzare questo obiettivo, il Presidente argentino non solo ha puntato al miglioramento dei rapporti tra i Paesi membri ed alla rimozione di molti ostacoli alla libera circolazione delle merci, ma soprattutto si è rivolto verso l’Alleanza del Pacifico, con lo scopo di avvicinare sempre di più queste due organizzazioni. Oltre ai vantaggi che potrebbero derivare da una maggiore integrazione con le economie dell’AP, che attualmente detengono il più alto tasso di crescita della regione, Macri punta anche allo sbocco per le merci del Mercosur verso i mercati asiatici e nord-americani, con cui l’AP è già ben integrata. Questa politica di Buenos Aires, che si è attualmente concretizzata nella domanda dello status di membro osservatore presso l’Alleanza, ha trovato concordi sia Paraguay ed Uruguay, che godono di questo status da anni, sia il Brasile, dove il presidente Temer è un forte sostenitore del progetto di integrare le due aree.
In definitiva dunque, nei suoi primi sei mesi di governo Macri ha mostrato di essere un Presidente disposto a scelte radicali ed in aperto contrasto con quelle dei precedenti governi. Se nel campo economico i risultati sono per ora contraddittori e richiedono tempo per una completa valutazione, in politica estera il presidente si sta muovendo in modo da riportare l’Argentina alla condizione di Paese importante e rispettato sia in America latina che nel mondo.

Umberto Guzzardi

Foto: Hernan Piñera

1 comments
Carmine Fabio Attanasi
Carmine Fabio Attanasi

se il senso di "riforma" è proteggere i ricchi e impoverire i poveri Macri sta "riformando" alla grande!