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NATO, Russia e il problema delle percezioni

Nel gioco di tensioni e accuse reciproche tra NATO e Russia, il vero problema è dato più dalle percezioni che dai dati oggettivi.

In una recente intervista al Financial Times, il Capo di Stato Maggiore estone Tenente-Generale Riho Terras ha richiesto lo schieramento di batterie antimissile Patriot e in generale di maggiori forze NATO nell’area per aumentare il potenziale di deterrenza dei Paesi Baltici contro una potenziale invasione Russa. Ma i Paesi Baltici rischiano davvero di essere invasi? La risposta tra gli analisti occidentali varia molto a seconda dell’interlocutore, da chi si esprime come sicuro di una futura invasione a chi nota come sia alquanto improbabile che la Russia voglia scatenare una guerra totale con la NATO, che militarmente appare avere ancora una marcata superiorità. Tra accuse di provocazioni reciproche, in realtà però tutti questi discorsi mancano il vero fulcro della questione, ovvero come funzionino davvero queste dinamiche.

Le red lines

Ogni nazione ha delle “red lines“, che se superate da un avversario fanno scatenare il conflitto aperto vero e proprio. In altre parole un Paese è disposto a sopportare provocazioni e mosse avversarie fino a che non supera certi limiti e quei “certi limiti” sono quelli che determinano la differenza tra pace e guerra. Entrambi i contendenti cercano di comprendere le red lines dell’altro (e spesso credono, non sempre a ragione, di saperlo) per aumentare la “pressione” diplomatica, militare ecc… senza mai oltrepassarle, perché ovviamente nessuno vuole uno scontro aperto.
La stessa situazione si ha tra Russia e NATO, che cercano di valutare ciascuno le red lines dell’altro: fino a che punto posso spingermi per guadagnare vantaggi politici, diplomatici e anche militari prima di scatenare una guerra che non voglio?

Fig. 1 – Putin e la Russia: davvero una minaccia per la sicurezza europea?

Hybrid Warfare

La dottrina russa dell’Hybrid Warfare, impiegata ad esempio in Donbass e Crimea (ed è di questo che i Paesi Baltici hanno paura, a torto o a ragione non ha molta importanza) si basa su un concetto semplice: si punta a creare delle situazioni “di fatto” sul terreno, dove le forze armate russe o forze filo-russe possano usare una superiorità locale temporanea per, ad esempio, occupare un’area velocemente (come la Crimea) o mandare aiuti a propri alleati senza dichiararlo apertamente (Donbass). A questo punto, indipendentemente dal diritto internazionale, hanno creato una situazione di fatto ed è come se affermassero: “noi siamo qui, che ti piaccia o no. Se vuoi toglierci da qui devi iniziare tu la guerra diretta.”

Il sistema dell’Hybrid Warfare pertanto, al di là delle tecniche e tattiche specifiche nella quali si attua (esistono molte varianti), gioca sul fatto che esiste uno scarso interesse (soprattutto occidentale) per la guerra e in particolare la guerra su suolo europeo. Mosca cioè opera basandosi sull’idea (corretta) che quelle azioni in Crimea e in Donbass non superino quelle famose “red lines” NATO, e quindi evitino che la NATO impieghi davvero la sua forza militare. Il risultato è che senza una risposta diretta da parte del potenziale NATO le forze russe o filo-russe mantengono la loro presenza e il loro controllo anche se ciò viene fortemente criticato dalla parte avversa.

Fig. 2 – Qual è il ruolo della NATO in Europa oggi?

Paesi Baltici

Ora veniamo ai Paesi Baltici. Sono protetti dall’articolo 5 del trattato di Washington, ma quanti in Europa Occidentale, in caso di invasione, davvero vorrebbero mandare i propri soldati a morire per Riga, ad esempio? Si ha pertanto questa situazione: le provocazioni reciproche tendono sempre a stare sotto le red lines, ma contano le percezioni: la Russia non necessariamente è interessata a prendere il Baltico, e sicuramente non vuole scatenare una guerra diretta. Vuole però disgregare l’unità NATO, se possibile, e quindi testa la coesione dell’alleanza perché se alcuni Paesi hanno paura della Russia e altri invece la guardano favorevolmente, la combinazione di certe pressioni su alcuni mentre continua il dialogo economico ed energetico con altri disunisce la voglia di combattere. Infatti la NATO su questo esita: vuole proteggere i Paesi dell’Est, ma non vuole la guerra né mostrarsi troppo aggressiva, quindi non schiera troppe truppe a Est (i rischieramenti recenti sono di entità ridotta, nonostante le dichiarazioni).

Funziona tutto finché nessuno dei due contendenti passa le red lines dell’altro – e qui si colloca il vero problema: è una questione di percezioni, non di dati assoluti. La Russia potenzialmente potrebbe continuare a provocare finché non temerà, così facendo, di superare le red lines NATO. L’invasione di un Paese Baltico è ovviamente una red line, ma se la Russia pensasse che di fronte a un’invasione mascherata (hybrid warfare) la NATO non sarebbe disposta a combattere, allora potrebbe farlo… e avrebbe la superiorità locale per ottenere il controllo.

Fig. 3 – Forze militari operanti sotto bandiera NATO

Ma perché la Russia dovrebbe farlo?

E’ una domanda legittima e non scontata. Partiamo dal fatto che queste dinamiche non necessariamente devono verificarsi. Ma è vero che Russia e NATO oggi siano in una fase di scarsa fiducia reciproca, e a Mosca oggi ci sia poca fiducia in un confronto sereno sul piano diplomatico, anche a causa di reazioni reciproche dure che rafforzano la diffidenza. Meglio allora indebolire la posizione avversaria per poter poi trattare da posizioni di forza. In quest’ottica il motivo risiede nel fatto che a quel punto sarebbe la NATO a dover rispondere e scegliere se attaccare sul serio o no (con tutte le conseguenze in termini di opinione pubblica, immagine internazionale…) considerando che la Russia gioca bene sul piano propagandistico e quindi le opinioni pubbliche occidentali si dividerebbero. Tuttavia se davanti a una situazione del genere la NATO non rispondesse, questo segnerebbe la sua fine come alleanza perché avrebbe tradito parte della sua ragione d’essere nella protezione collettiva e si disgregherebbe sul serio. Mosca punta, sul lungo termine, a questo.
In altre parole: la superiorità NATO funziona solo se viene usata. Ma esistono modi in cui la Russia conta di poter operare senza che la NATO possa o voglia usare la sua potenza.

Il rischio di percezioni sbagliate

Per questi motivi la NATO sta adottando alcune definizioni ufficiali di cosa sia l’hybrid warfare (concetto a dire il vero vago e sfuggente): per essere sicura che i vari membri concordino sul quando esso costituisca “attacco” secondo l’articolo 5. L’idea di fondo è che questo aspetto e l’affermazione della determinazione a difendersi sempre tutti insieme convincano la Russia a non provarci mai. Esiste però un rischio addizionale: una guerra totale potrebbe iniziare anche senza che fosse voluta davvero da nessuno. In particolare avverrebbe se la Russia sbagliasse nella sua valutazione… ovvero se iniziasse la sua campagna di hybrid warfare credendo che la NATO non intervenga mentre invece la NATO interviene. La partita, che qui abbiamo voluto spiegare pur con qualche semplificazione, è dunque sottile e complicata, anche se ovviamente lo scontro non va visto come inevitabile.

Ma allora i Patriot?

A questo punto ci si potrebbe chiedere: cosa c’entrano le batterie antimissile Patriot qui? In realtà quasi nulla, perché sono poco utili in questi scenari (poco utili in caso di hybrid warfare, e verrebbero messi fuori uso nelle prime ore in caso di invasione aperta, la meno probabile), ma sono un modo per rassicurare la popolazione baltica e mostrarsi decisi pur senza rischierare nulla di troppo più provocatorio; per esempio, il rischieramento di una divisione corazzata avrebbe una utilità ben maggiore ma costituirebbe anche una maggiore provocazione. Anche qui, contano le percezioni.

Lorenzo Nannetti

Un chicco in più

Il 7 e 8 Luglio 2016 a Varsavia, in Polonia, si terrà il summit biennale della NATO, che tratterà in larga parte la questione dei rapporti a Est con la Russia. La questione di come affrontare il problema delle percezioni reciproche e come rassicurare i membri NATO dell’Est Europa sarà al centro del programma. Si parlerà comunque anche delle questioni relative ai confini “sud” dell’Alleanza: situazione in Medio Oriente e Nord Africa e migrazioni. Qui il video di presentazione del vertice:

Foto: Utenriksdept

Foto: Tom Hilton

1 comments
anafesto
anafesto

Ritengo poco probabili gli scenari paventati, la Russia si dimostra restia a qualsiasi frizione con i suoi confinanti, ma non gradisce provocazioni; d'altra parte che senso potrebbe avere invadere le insignificanti repubbliche baltiche, facilmente controllabili da Kaliningrad o annettere una fallita Ucraina.

Le provocazioni vicino ai confini russi sono tutte e solo occidentali, dalla espansione della NATO alle ex repubbliche sovietiche in barba ai trattati stipulati con Gorbaciov, al golpe in Ucraina che ha portato all'annessione della Crimea da sempre Russa e alla secessione del Donbass, con probabili ulteriori secessioni future da Karkov a Odessa.

Ha Russia dimostrato di tendere ad evitare qualsiasi attrito se non direttamente provocata.

Gli USA da parte loro cercano di tendere sempre più la corda sperando di fermare il loro declino oramai ineluttabile, questo porta la Russia a concentrarsi sempre più sulla deterrenza: quando la mutua distruzione è garantita chi è intelligente frena le provocazioni.

La domanda a questo punto è: ai vertici della NATO vi sono persone intelligenti?

Con i vari Breedlove e soci qualche serio dubbio permane.