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Zambia, scontri a Lusaka: xenofobia o malcontento popolare?

«Una vergogna collettiva»: così sono stati definiti dal presidente Edgar Lungu gli attacchi xenofobi che lo scorso aprile hanno sconvolto la capitale dello Zambia, Lusaka. In uno Stato che, fin dall’indipendenza, si è schierato apertamente contro l’apartheid e ha accolto profughi e rifugiati provenienti dai Paesi vicini, gli scontri avvenuti sembrano avere un movente più complesso di quello razzista: la difficile situazione economica, l’alto tasso di disoccupazione e corruzione, l’aumento della povertà.

GLI SCONTRI NELLA CAPITALE – L’ondata di violenze ha avuto inizio il 18 aprile nell’area di Zingalume e in breve tempo si è diffusa in tutta la città: pare sia stata scatenata da una voce popolare, smentita dalle Autorità, secondo cui dietro una serie di sette omicidi avvenuti nelle settimane precedenti a Lusaka ci fossero cittadini ruandesi. I colpevoli avrebbero mutilato i corpi delle vittime per farne degli amuleti per rituali magici. La comunità ruandese di Lusaka conta circa 6mila persone ed è composta in gran parte da ex rifugiati arrivati in Zambia in seguito al genocidio nel 1994. Il presidente Lungu ha immediatamente condannato le violenze razziste e come capo delle Forza Armate ha ordinato di ristabilire l’ordine e la legge nelle strade della capitale. Ha poi reso noto che non ci sono state perdite tra gli stranieri, che sono riusciti a trovare rifugio nelle stazioni di polizia.
Il bilancio finale parla di due morti, decine di aggressioni, saccheggi e distruzioni ai danni di almeno 60 negozi gestiti da immigrati ruandesi e burundesi. Secondo il ministro degli Interni Davies Mwila le vittime sono due zambiani arsi vivi nella bidonville di Kanyama, alla periferia della capitale, durante gli scontri. Il Presidente zambiano ha sottolineato che «saranno messe in atto misure severe nei confronti di chi propaga falsità volte ad alimentare le tensioni nelle comunità», richiamando tutti i cittadini e appellandosi ai giornalisti affinché desistano «da una condotta non professionale che può creare tensioni tra gli zambiani e i fratelli e le sorelle che hanno cercato rifugio in Zambia».

Fig. 1 – Edgar Lungu è l’attuale presidente dello Zambia: esponente del Fronte Patriottico, è stato eletto il 25 gennaio 2015

UNO SGUARDO AL PASSATO – Gli stranieri sono stati il facile bersaglio del malcontento popolare che da tempo serpeggia nel Paese a causa della grave crisi economica, principale tallone di Achille dei Governi che si sono succeduti negli anni. Lo Zambia è il primo produttore di rame del continente africano e la sua economia dipende dalle esportazioni di questa risorsa mineraria: negli anni Novanta si è registrato un crollo della domanda sui mercati internazionali e ciò ha inciso enormemente sulla situazione interna.
Ottenuta l’indipendenza dal Regno Unito nel 1964, lo Zambia (ex Rhodesia del Nord) ha avuto una storia politica relativamente pacifica e democratica rispetto ai vicini. Il primo Presidente fu Kenneth Kaunda, eletto nel 1964 e in carica fino al 1991, il quale trasformò il suo partito, l’UNIP (United National Independence Party), in partito unico, attuando un grande piano di nazionalizzazioni allo scopo di rendere il Paese autosufficiente. Nonostante gli sforzi per diversificare le risorse, l’economia del Paese rimase legata alle oscillazioni del prezzo del rame. Infatti, dopo un’iniziale crescita economica, il crollo della domanda portò serie difficoltà, con l’aumento dei prezzi. Anziché intervenire con riforme strutturali, Kaunda preferì indebitarsi con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale.
In politica estera Kaunda contrastò il regime segregazionista sudafricano e sostenne la lotta dei nazionalisti della vicina Rhodesia del Sud contro il Governo bianco, fino all’indipendenza come Zimbabwe. Lo Zambia è stato sempre coinvolto nella lotta contro i regimi dell’apartheid, tanto che il quartier generale del partito sudafricano African National Congress (ANC) si trovava nella capitale Lusaka.

DAGLI ANNI NOVANTA A OGGI – Nel 1991, dopo il referendum che promosse il multipartitismo, vennero indette le prime elezioni democratiche: vinse il Movement for Multi-Party Democracy (MMD) e il leader Frederick Chiluba venne eletto nuovo capo di Stato. I due mandati presidenziali di Chiluba delusero però le aspettative e l’opposizione riuscì a impedire una riforma costituzionale che gli avrebbe permesso di essere rieletto per la terza volta consecutiva. Ciò non fermò l’ascesa dell’MMD, che nel 2001 vinse di nuovo le consultazioni popolari con Levy Mwanawasa. Quest’ultimo portò avanti con impegno la lotta alla corruzione, anche all’interno dello stesso MMD, arrivando a incriminare addirittura Chiluba (poi prosciolto).
Scomparso Mwanawasa nel 2008, le elezioni presidenziali premiarono Rupiah Banda, appartenente allo stesso partito, ma sconfitto poi tre anni più tardi da Michael Sata, leader del Patriotic Front. Nel 2014, dopo la morte di quest’ultimo al termine di una lunga malattia e il Governo ad interim di Guy Scott (primo Presidente bianco dai tempi dell’apartheid), le elezioni anticipate hanno visto la vittoria di Edgar Lungu. L’attuale Presidente (non diversamente da quanto tentò di fare Kaunda) è impegnato nell’obiettivo di diversificare l’economia zambiana, dipendente oggi, come allora, dall’esportazione di rame.

Fig. 2 – Povertà, corruzione e crisi economica sono i tre grandi problemi dello Zambia: le mancate riforme strutturali di Governi hanno generato un clima di malcontento popolare

XENOFOBIA O MALCONTENTO POPOLARE? – Lo Zambia è uno dei Paesi più poveri del mondo, con il 70% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. A causa della forte incidenza dell’HIV, l’aspettativa di vita è intorno ai 42 anni. A livello etnico la popolazione è composta da circa 70 etnie diverse, ma ciò non ha mai rappresentato un elemento di frammentazione e tensione sociale. Da gennaio a oggi la valuta locale si è deprezzata del 40% rispetto al dollaro, con l’aumento del tasso di inflazione e il conseguente incremento dei prezzi. L’estrazione del rame rimane tutt’oggi l’attività economica più rilevante, nonostante il Governo stia mettendo in campo strategie di diversificazione dell’economia, promuovendo altri settori come agricoltura, turismo e sfruttamento dell’energia idroelettrica. In un clima di forte contestazione verso la dirigenza, che stenta a mettere in atto riforme strutturali, gli stranieri rappresentano un facile bersaglio verso cui indirizzare il malcontento popolare: l’aumento dei prezzi dei beni primari potrebbe aver spinto molte persone a partecipare agli attacchi più per saccheggiare le merci dei negozi che per una motivazione xenofobica.

Irene Dell’Omo

Un chicco in più

Una breve cronologia degli eventi principali della storia dello Zambia dall’epoca coloniale ad oggi. 

Foto: DoD News Photos

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