contatore visite gratuito
Home - Aree geografiche - Obama in Vietnam: tra traguardi storici e ombre persistenti
27149170071_552820571a_b_yoast-keyword

Obama in Vietnam: tra traguardi storici e ombre persistenti

Si è appena conclusa la visita ufficiale di tre giorni del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Vietnam. Si tratta della terza visita di un Capo di Stato USA in Vietnam dalla fine della guerra, dopo la visita del Presidente Bill Clinton nel 2000 e di George W. Bush nel 2006

UNA VISITA RITARDATA? – In molti si aspettavano una visita del Presidente Obama in Vietnam nel novembre 2015, data la sua presenza nella regione in occasione dell’incontro dell’APEC nelle Filippine e dell’East Asia Summit in Malesia, e soprattutto considerando che il 2015 ha segnato l’anniversario dei quarant’anni dalla fine della guerra in Vietnam , nonché i vent’anni dalla normalizzazione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. I motivi dietro la scelta di ritardare la visita fino a questo momento non sono del tutto chiari, ma sono state sollevate diverse ipotesi. Alcuni esperti hanno sostenuto che l’agenda del Presidente era troppo fitta d’impegni, il che non gli avrebbe permesso di spendere in Vietnam il tempo che avrebbe voluto; altri ancora hanno ipotizzato che la decisione sia stata legata all’annuncio della visita del Capo di Stato cinese Xi Jinping per inizio novembre, che avrebbe tolto visibilità all’arrivo del Presidente statunitense (accolto da parte della popolazione vietnamita con sentimenti ben diversi rispetto a quelli riservati a quest’ultimo). Altre ipotesi sollevate sono state quella di un’attesa intenzionata a far sì che il Vietnam si piegasse alle richieste statunitensi, o motivata dalla volontà di attendere i risultati del 12° Congresso del Partito Comunista Vietnamita (PCV), in maniera tale da interagire con la nuova leadership del Paese, o ancora che il Vietnam in ultima analisi non sia per gli USA un partner così importante, o al contrario che, l’aver conservato la visita per l’ultimo anno del mandato di Obama dimostri proprio la rilevanza rivestita dall’evento. In ogni caso, qualsiasi siano state le ragioni alle spalle della scelta statunitense, quello che è certo è che si è trattato di una visita dall’importanza tutt’altro che trascurabile e di una dimostrazione degli enormi progressi compiuti nei rapporti tra i due Paesi.

Fig. 1 – Barack Obama e il Presidente vietnamita Tran Dai Quang passano in rassegna un picchetto d’onore di fronte al Palazzo Presidenziale di Hanoi, 23 maggio 2016

REVOCATO L’EMBARGO SULLE ARMI – L’avvenimento principale nel corso della visita è stato l’annuncio del Presidente Obama, durante la conferenza stampa ad Hanoi con il Presidente vietnamita Tran Dai Quang, della rimozione dell’embargo sulla vendita di armi al Vietnam durato quasi cinquant’anni, uno degli ultimi residui della Guerra Fredda. Già nel 2014 gli USA avevano parzialmente sollevato l’embargo e la sua completa eliminazione era ormai questione di tempo. Attualmente la gran parte della spesa militare vietnamita consiste nell’acquisto di armi ed equipaggiamento di provenienza russa, ma alcuni analisti ipotizzano che la rimozione dell’embargo potrebbe cambiare le carte in tavola. Obama ha tenuto a precisare che la decisione sulla revoca dell’embargo non è stata presa basandosi sulla Cina e il Segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter, primo funzionario di stato americano a ispezionare la flotta vietnamita nel porto di Hai Phong nel 2015, ha confermato che la mossa non è diretta contro la Cina, sottolineando però che le azioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale hanno sollevato notevoli preoccupazioni tra gli altri Paesi della regione e che questa è senza dubbio una delle ragioni a spingere il Vietnam a cercare una maggiore collaborazione con gli USA. Nel suo discorso di martedì mattina al National Convention Centre in Hanoi, inoltre, il Presidente Obama ha affermato che «le nazioni grandi non dovrebbero intimidire le piccole» (in realtà il termine esatto ad essere utilizzato è stato proprio bully) e che, pur non avendo interessi diretti nelle dispute all’interno del Mar Cinese Meridionale, gli USA staranno al fianco dei propri partner nel difendere principi chiave, come la libertà di navigazione, e la risoluzione pacifica delle dispute in base al diritto internazionale. Ovviamente non si può non pensare ad un possibile riferimento al “grande” vicino cinese, come hanno sostenuto in molti, interpretando il discorso come un implicito sostegno al Vietnam nella spinosa questione.

Fig. 2 – Conferenza stampa congiunta di Obama e Quang, 23 maggio 2016

In realtà, però, non bisogna neanche dimenticare alcuni punti fondamentali della questione, che la rendono più complicata di quanto possa apparire a uno sguardo superficiale. Innanzitutto, nonostante l’avvicinamento agli USA, resta difficile immaginare un possibile scenario in cui Hanoi permetta agli americani di instaurare basi militari sul proprio territorio, il che rende il Vietnam diverso da altri alleati di Washington nella regione, come le Filippine o Singapore. Inoltre, la legittimità e la stabilità del PCV e di conseguenza del Vietnam stesso, restano in parte legati alla stabilità del vicino comunista, ma soprattutto non si può dimenticare l’enorme peso dell’interdipendenza economico-commerciale tra Hanoi e Pechino. Tutto questo rende inevitabile, allo stato attuale delle cose, un bilanciamento del Vietnam tra Washington e Pechino, rendendo impossibile una presa di posizione netta in un senso o nell’altro.

…E I DIRITTI UMANI? – Secondo l’amaro commento del vice-direttore dalla sezione Asia di Human Rights Watch Phil Robertson, con la rimozione dell’embargo Obama avrebbe gettato via l’ultima leva degli USA per il miglioramento dei diritti umani in Vietnam, senza riceverne nulla in cambio. Anche da Amnesty International sono giunte pesanti critiche, sostenendo che persino durante la visita di Obama le autorità vietnamite abbiano continuato con le proprie attività repressive. In particolare, la recente questione del disastro ecologico di tonnellate di pesci morti trovati sulle coste vietnamite ha scatenato le proteste della popolazione, causando alcuni arresti e intimidazioni da parte delle autorità nei confronti di alcuni attivisti. Pochi giorni prima dell’arrivo del Presidente, il prete cattolico dissidente Nguyen Van Ly è stato rilasciato dalla prigione, ma nel Paese ci sono ancora almeno un centinaio di prigionieri politici. Alle sette di sera del 22 maggio, poche ore prima dell’arrivo di Obama, inoltre, si sono concluse le votazioni per eleggere i membri della 14° Assemblea Nazionale, considerate però una semplice formalità, in quanto sarebbe il PCV, in realtà, a decidere chi può candidarsi e quanti seggi concedere ai non appartenenti al partito.

Fig. 3 – Obama visita la Pagoda dell’Imperatore di Giada a Ho Chi Minh City, 24 maggio 2016

Non si può tuttavia affermare che Obama abbia totalmente trascurato la questione dei diritti umani durante la sua visita in Vietnam. Il Presidente ha infatti sottolineato, nel suo discorso ad Hanoi, come diritti umani come le libertà di parola, di stampa, di associazione, sono stabiliti nella Costituzione vietnamita, sottolineando l’importanza di queste libertà per l’innovazione in campo economico e per la fiducia nel Governo da parte dei cittadini. Durante la visita, inoltre, il Presidente si è incontrato con sei attivisti, affermando di essere però a conoscenza del fatto che a molti altri membri della società civile era stato impedito di incontrarsi con lui. Persino il corrispondente della BBC ad Hanoi, Jonathan Head, ha detto di aver visto improvvisamente ritirato il suo permesso di seguire la visita di Obama, e sembrerebbe che anche l’accesso a Facebook sia stato limitato pesantemente.

Fig. 4 – Attivisti per i diritti umani protestano contro la visita del Segretario Generale del Partito Comunista Vietnamita a Washington, luglio 2015

L’IMPORTANZA DEI GIOVANI – L’evento finale della visita del Presidente è stata una sessione di domande e risposte durante il summit della Young Southeast Asian Leaders Initiative a Ho Chi Minh City. Durante l’incontro sono stati affrontati temi significativi, come i problemi legati al cambiamento climatico e all’inquinamento, questione che sta particolarmente a cuore ai giovani vietnamiti, e ancora la corruzione e la fuga dei cervelli legata ad essa. Nell’occasione, inoltre, la giovane rapper vietnamita Hang Lam Trang Anh, nome d’arte Suboi, ha rappato in vietnamita per il Presidente sul fatto che i soldi non fanno necessariamente la felicità. Così il Presidente ha colto quest’opportunità per richiamare l’attenzione anche sugli stereotipi di genere nel mondo della musica.

Fig. 5 – La cantante Suboi, protagonista di un siparietto musicale con Obama durante l’incontro del Presidente americano con la Young Southeast Asian Leaders Initiative, 25 maggio 2016

Proprio nell’ottica di puntare sui giovani per il futuro si inseriscono anche due importanti iniziative degli USA: l’annuncio dell’approvazione del Governo vietnamita per l’arrivo dei Peace Corps nel Paese con lo scopo principale di insegnare la lingua inglese agli studenti vietnamiti; e il lancio ufficiale del programma Fulbright University Vietnam, con la creazione della prima università privata no-profit a Ho Chi Minh City. Il Presidente ha anche rassicurato i giovani vietnamiti sull’esito delle elezioni presidenziali USA di novembre, affermando di essere ottimista perché «gli americani sono brave persone». Strettamente legata alle preoccupazioni per le elezioni, infatti, c’è la questione della Trans-Pacific Partnership, sull’importanza della quale Obama si è soffermato in più occasioni nel corso della visita, sostenendo di essere “fiducioso” sul fatto che l’accordo sarà ratificato.

La visita in Vietnam, così come l’accordo del TPP, si inseriscono all’interno della più ampia strategia statunitense denominata “Pivot to Asia”, che prevede un ri-orientamento dell’attenzione degli USA verso la regione asiatico – pacifica. Dopo il Vietnam, il Presidente Obama ha proseguito il suo viaggio sino in Giappone, per partecipare al G7 e compiere la prima storica visita di un presidente statunitense ad Hiroshima.

Gabriella Angelini

Un chicco in più

Le immagini della cena da 6 dollari del Presidente Obama con il famoso chef Anthony Bourdain in un localino di Hanoi hanno fatto il giro del mondo scatenando una valanga di commenti positivi ma anche molte critiche. La frugale cena, Bún chả (un piatto tradizionale costituito da carne di maiale arrostita in un brodo, servita con spaghettini di riso ed erbe fresche) e birra Hanoi, sarà oggetto di una puntata dell’ottava stagione di “Anthony Bourdain: Cucine segrete” (“Parts Unknown”), che sarà trasmessa negli Stati Uniti a partire da settembre sulla CNN. 

 

Foto: US Department of State

0 comments