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Il Cile di Bachelet: un bilancio di metà mandato

In 3 sorsi – Nonostante le promesse elettorali, la spinta riformatrice del Governo di Michelle Bachelet sembra essersi affievolita, e la Presidente si trova ad affrontare un tasso di disapprovazione record ed una difficile situazione economica e sociale

1. UN PAESE PECULIARE – Rispetto a tutti gli altri Paesi dell’America latina, il Cile presenta una serie di caratteristiche particolari. Prima di tutto, fin dai tempi della guerra civile del 1891, il Paese ha conosciuto un lunghissimo periodo di stabilità politica, caratterizzata dall’alternarsi di una serie di governi democraticamente eletti. L’unica eccezione è costituita dalla dittatura militare del generale Augusto Pinochet, al potere dal 1973 al 1990. Se dal punto di vista dei diritti umani il regime si rivelò brutale e violento come la gran parte dei regimi militari latinoamericani, dal punto di vista economico, in contrapposizione alle politiche stataliste tanto care ai caudillos, Pinochet si differenziò dagli altri regimi tramite la realizzazione di profonde riforme economiche, che trasformarono il Cile in uno dei Paesi pionieri del neoliberismo. In seguito alla caduta del regime, il Cile ha sperimentato un nuovo periodo di stabilità, sotto la guida di una coalizione di partiti di centrosinistra e sinistra chiamata Concertación, rimasta al potere fino al 2010, quando venne sconfitta dal candidato di destra Sebastián Piñera. I nuovi governi democratici hanno mantenuto in gran parte intatto il paradigma neoliberista dell’economia, che ha reso il Cile uno dei Paesi più sviluppati e dinamici del Sud America, ma anche uno dei più diseguali. Con la fine del Governo Piñera, Michelle Bachelet, che aveva guidato l’ultimo Governo della Concertación dal 2006 al 2010, si è candidata con un programma fortemente riformatore, che faceva appello al desiderio di una gran parte dei cileni per un Paese più giusto ed egualitario. La mossa si è rivelata vincente e nel marzo 2010 Michelle Bachelet è stata eletta Presidente con il 61% dei voti.

Fig. 1 – La Presidente Michelle Bachelet sembra perplessa

2. LA DIFFICILE SITUAZIONE INTERNA – Durante la campagna elettorale, Michelle Bachelet aveva esposto un programma basato su tre punti fortiriforma dell’educazione pubblica, con l’obiettivo di rendere l’educazione superiore accessibile a tutti i cileni, riforma tributaria, al fine di ridurre le disparità del Paese attraverso l’aumento delle imposte per i redditi più alti e per le aziende, ed infine riforma costituzionale, con lo scopo di dotare il Cile di una nuova costituzione più inclusiva rispetto a quella attuale, varata in piena dittatura militare. Una volta eletta, la Presidente, forte del suo risultato, si è messa subito al lavoro per realizzare i punti del suo programma, ed è riuscita a fare approvare la riforma tributaria già nel settembre del 2014. Nel periodo successivo, tuttavia, la situazione per Bachelet ha iniziato a peggiorare. La nuova riforma scolastica, infatti, si limita a rendere l’educazione superiore gratuita per tutti gli studenti solo a partire dal 2020, ed è stata pertanto ferocemente criticata dalle associazioni universitarie, secondo le quali è troppo confusa e, soprattutto, priva dei mezzi economici per realizzare quanto promette. Per ciò che riguarda il varo di una nuova costituzione, invece, molti esperti hanno criticato il meccanismo adottato dal Governo, che renderebbe le consultazioni popolari un processo vuoto e puramente estetico. A tutto ciò si sono aggiunte le difficoltà causate dalla caduta internazionale dei prezzi delle materie prime, tra cui il rame, principale prodotto di esportazione cileno. Nonostante i discorsi in favore di una nuova economia “post-rame”, la Presidente si è detta chiaramente contraria ad abbandonare il modello minerario, mentre le promesse di nuovi investimenti nel settore dei servizi sono per ora rimaste sulla carta. Di conseguenza il livello di gradimento della Presidente Bachelet, che è anche stata colpita da uno scandalo di corruzione familiare, è calato in maniera drastica, attestandosi al 28% dell’elettorato.

Fig. 2 – Marcia di protesta degli studenti cileni contro la riforma scolastica

3. RELAZIONI INTERNAZIONALI – A livello internazionale, il Cile è sempre stato un Paese isolato all’interno dell’America latina, soprattutto a causa delle rivalità con i suoi vicini (Bolivia in primis a causa della permanente disputa della “salida al mar“, ma anche PerùArgentina). Al contrario, l’interesse del Paese andino è sempre stato più rivolto verso il mercato asiatico e pacifico, dove la gran parte delle proprie esportazioni è diretta. Per rafforzare il proprio mercato, il Cile ha deciso di partecipare ai negoziati che hanno portato alla creazione della Trans Pacific Partnership (TPP), una grande area di libero scambio che va dal Giappone agli USA. Nel 2012, inoltre, il Governo di Sebastián Piñera ha attenuato l’isolamento continentale cileno ed ha accettato di far entrare il Cile nell’Alleanza del Pacifico (AP) un’organizzazione regionale che unisce Cile, Perù, Colombia e Messico, ovvero le economie di stampo liberista del continente.
Una volta tornata al potere, Michelle Bachelet ha deciso di continuare la politica del suo predecessore: ha rafforzato i legami con l’AP attraverso la firma di vari accordi commerciali, e soprattutto ha deciso di procedere alla ratifica del TPP. Questa decisione ha scatenato una serie di numerose proteste da parte di coloro che temono che il TPP possa incrementare le asimmetrie internazionali presenti tra un piccolo Paese come il Cile ed altre grandi economie come quella giapponese, statunitense e canadese, e che allo stesso tempo possa mettere il Paese in una condizione di sudditanza rispetto alle grandi multinazionali estere. La Presidente, tuttavia, così come la maggior parte del Parlamento cileno, ha risposto alle critiche affermando che grazie al TPP il Cile potrà aumentare le proprie esportazioni, con il conseguente aumento della crescita economica e del benessere nazionale.

Fig.3 – Michelle Bachelet in posa con gli tra i leader del TPP.

Per quanto invece riguarda i rapporti con i vicini, Bachelet non è riuscita a migliorare le relazioni con la Bolivia, che anzi sono peggiorate in seguito alla decisione boliviana di ricorrere al Tribunale dell’Aia per risolvere il contenzioso territoriale. Maggior successo ha invece ottenuto la politica di avvicinamento al Mercosur, ed in più occasioni i leader di Brasile ed Argentina hanno ribadito che Mercosur ed AP sono due blocchi complementari e non in contrapposizione, esprimendo allo stesso tempo la volontà di maggiore coordinamento e collaborazione.

In definitiva dunque, nonostante l’inizio incoraggiante, il bilancio di due anni di mandato di Bachelet sembra essere alquanto negativo, soprattutto per tutti gli elettori che dopo averla votata si sentono ora traditi dalle politiche sociali ed economiche marcatamente neoliberiste portate avanti dal suo Governo. Gli scandali politici e la difficile situazione economica hanno reso la posizione della Presidente ancora più precaria, tanto da far guadagnare all’esecutivo da lei guidato il discutibile primato di peggior Governo cileno dal 1990.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più

Oltre al Cile, il TPP è stato firmato da altri 11 Stati: Australia, Brunei, Canada, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam.
Inoltre, altri 6 Paesi hanno espresso il loro interesse nell’accordo, ovvero Colombia, Filippine, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud e Indonesia.   

 

Foto: Mark Scott Johnson

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