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Gli amici e i nemici di Trump all’interno del Partito Repubblicano

Caffè AmericanoDonald Trump è di fatto il candidato repubblicano alla presidenza. Ora gli occhi sono puntati sul partito, diviso a metà tra chi supporta la nomina e chi ha dichiarato che, piuttosto di sostenere il magnate, voterà Clinton. Chi sono i repubblicani di spicco che si stanno schierando con Trump? Chi sono, invece, quelli che non smetteranno di ostacolarlo?

LA SQUADRA TRUMP –  Sono molti i repubblicani che hanno dichiarato che voteranno Trump alle elezioni presidenziali di novembre. Questo per tre motivi fondamentali: evitare la spaccatura del partito, ostacolare con l’ultimo strumento disponibile la vittoria di Hillary Clinton o, semplicemente, perché convinti che Trump possa davvero fare la differenza. Abbiamo già visto in un passato articolo chi sono i supporters del tycoon tra i cittadini, ma sono molti i personaggi politici di rilievo che hanno deciso di aiutare Trump nella corsa allo Studio Ovale. Primo fra tutti l’ex vice Presidente dell’amministrazione di George W. Bush, Dick Cheney, uno dei pochi elders del partito a dare il proprio endorsement a Trump. Anche l’ex avversario di Donald, Mike Huckabee, ha dichiarato che sosterrà il candidato repubblicano, ma per motivi prettamente strategici. È necessario, secondo l’ex governatore dell’Arkansas, unire il partito e sostenere il candidato qualunque esso sia, poiché il GOP non deve lasciarsi sfuggire l’occasione di entrare alla Casa Bianca. Insieme a lui, anche Ben Carson sosterrà Trump. Una dichiarazione piuttosto curiosa, dato che, durante i dibattiti in diretta dei candidati repubblicani, il chirurgo Carson è stato una delle vittime preferite delle prese in giro del magnate; il futuro del partito, però, viene prima dei risentimenti. Dello stesso avviso, John McCain, Rand Paul e Marco Rubio, il quale ha voluto specificare che il suo sostegno è solamente orientato a battere Clinton. Infine, tra i politici che hanno dato l’endorsement a Trump abbiamo anche Chris Christie (sul quale girano voci che sia un possibile running mate) e Sarah Palin. Curioso l’appoggio di Jerry Falwell Jr., il rettore della Liberty University (università privata, no-profit, in cui Ted Cruz ha fatto l’annuncio della sua candidatura), uno dei più grandi esponenti dei cristiano-evangelici statunitensi, il quale ha affermato che continuerà a sostenere Donald Trump come ha sempre fatto. La dichiarazione ha dell’interessante perché, in teoria, gli evangelici avrebbero dovuto essere i più grandi sostenitori di Ted Cruz, il quale, però, non è riuscito a farsi portavoce della comunità religiosa. Ancora una volta, quindi, è evidente che Trump abbia un appealing fuori dal comune.

Fig. 1 – ″Ragazzi… mi spiace per voi, ma sono io il candidato”, sembra dire Trump agli altri Repubblicani

GLI AVVERSARI E GLI INDECISI – La necessità di unire il partito in vista delle presidenziali, invece, non è una scusa sufficiente per supportare Trump per alcuni personaggi politici di spicco, tra cui Mitt Romney. Il candidato repubblicano del 2012 ha affermato che salterà la Republican National Convention a Cleveland, in cui (se tutto va bene) dovrebbe essere ufficializzata e formalizzata la nomination di Trump. Dello stesso avviso Jeb Bush, l’acerrimo nemico del magnate di New York, il quale ha detto che si disinteresserà completamente dalle elezioni e che non solo non parteciperà alla Convention, ma nemmeno voterà per Clinton. Lindsey Graham, senatore del Sud Carolina ed ex candidato presidenziale, è stato forse quello più aggressivo: dopo aver dichiarato di sostenere Cruz, (nonostante pensasse che decidere se appoggiare il governatore del Texas o Trump fosse come decidere tra il veleno e la pistola), una volta venuto a conoscenza della rinuncia di Cruz, Graham ha dichiarato che «If we nominate Trump, we will get destroyed… and we will deserve it». Indecisi invece George W. Bush, il quale non vuole commentare lo sviluppo della campagna elettorale repubblicana, e suo padre, ormai ritiratosi dalla vita politica e convinto della sua astensione dalla scena elettorale. E mentre i due ex candidati Cruz e Kasich non si sono sbilanciati più di tanto (non hanno dichiarato esplicitamente né il loro sostegno a Trump, né la loro opposizione), Marjorie Dannenfelser (presidente della Susan Anthony List, un’organizzazione politica che ha l’obiettivo di fare in modo che le pro-life women facciano passi avanti sulla scena politica) si mostra molto più decisa. Dopo aver scritto una lettera insieme con altri leader di gruppi pro-life cercando di avvisare gli elettori dell’Iowa sulla pericolosità di Trump, specie per quanto riguarda il suo atteggiamento nei confronti delle donne, ha continuato la sua campagna di opposizione nei confronti del magnate per un motivo fondamentale: sul tema aborto, lo scorso marzo Trump si era contraddetto svariate volte, prima dichiarando che le donne che abortiscono devono essere punite, poi affermando che ogni donna aveva il diritto di scelta; e questo a Marjorie Dannenfelser non è piaciuto. Insomma, il partito repubblicano si sta spaccando in due. Molte persone, non solo politici, sono scontente della lotta interna che si sta delineando negli ultimi mesi e, probabilmente, l’anno prossimo il partito cesserà di esistere come noi lo conosciamo. Il ciclone Trump è riuscito a cambiare la politica in meno di un anno, chissà cosa ci aspetta in futuro.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

La Susan Anthony List è un’associazione che si occupa di sostenere leggi e politiche a favore delle donne e del diritto alla vita, attraverso lobbying diretto, campagne e finanziamenti. Donald Trump è stato a lungo sostenuto dall’associazione (formalmente lo è ancora adesso), ma negli ultimi tempi le contraddizioni e l’aggressività del candidato hanno portato la presidente della Susan Anthony a prendere le distanze.  

Foto: Gage Skidmore

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