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Il dottor Kyi al lavoro nella struttura del CESVI (foto dell'autrice)

La malaria uccide ancora. Anche in Myanmar

Il 25 aprile si celebra il World Malaria Day 2016, iniziativa mondiale per tenere viva la lotta contro una malattia che colpisce ancora milioni di persone. In Myanmar la malaria è un problema prioritario, soprattutto nelle aree rurali del Paese

Questo articolo racconta l’esperienza dell’autrice sul campo, attraverso la Ong Cesvi, che ha avviato un progetto per la cura e la prevenzione della malattia nelle regioni di Mandalay, Shan state settentrionale e Kachin.

LE STATISTICHE GLOBALI – Nel 2015 la malaria ha colpito 214 milioni di persone nel mondo, causando 438.000 decessi. La metà della popolazione mondiale è a rischio, nonostante il tasso di mortalità globale si sia ridotto del 60% dal 2000 al 2015.
La malaria è ormai eradicata dal Vecchio continente, in Italia è stata debellata nel 1970. Per la prima volta nella storia, nel 2015 l’Europa ha registrato zero casi di malaria, in linea con la Tashkent Declaration del 2005, condivisa dai Paesi europei colpiti dalla malattia e considerata punto di svolta nel passaggio dal controllo all’eradicazione della malaria.
Questa malattia infettiva, che si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette, rappresenta però ancora una grave minaccia per i bambini sotto i cinque anni in molte zone del mondo. Ne uccide circa uno ogni due minuti in Africa subsahariana, dove nel 2015 è stata la quarta causa di morte tra questa fascia particolarmente vulnerabile della popolazione.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Sud-est Asiatico è una delle zone più colpite del pianeta dopo le regioni africane (principalmente Repubblica Democratica del Congo e Nigeria), in cui si registrano comunque l’88% dei casi. In particolare sono tre i Paesi asiatici dove si concentra il maggior numero di casi di malaria: India, Indonesia e Myanmar.

LOTTA ALLA MALARIA IN MYANMAR – In Myanmar la malaria rappresenta un problema prioritario. Su una popolazione di 53.4 milioni, il 16% vive in aree ad alto rischio di trasmissione, dove si registrano più di un caso su 1000 persone. Tra i gruppi più vulnerabili ci sono i bambini al di sotto dei 5 anni e le donne incinte, la popolazione che vive e lavora nelle foreste, i lavoratori migranti, le minoranze etniche e coloro che abitano nelle aree rurali e che difficilmente hanno accesso ad un’assistenza sanitaria adeguata. Nonostante i progressi politici ed economici del Paese, le sfide per sconfiggere la malaria sono ancora tante. Ci sono degli ostacoli strutturali che rendono complesso l’intervento delle organizzazioni umanitarie – che, come spesso accade, colmano le lacune sanitarie nazionali. Aumentare l’utilizzo di misure preventive di contrasto a basso costo, come le zanzariere impregnate di insetticida, affrontare la resistenza del parassita alle medicine e fornire l’accesso a sistemi efficaci di diagnosi e cura, soprattutto per le comunità che vivono in aree rurali remote, sono attività fondamentali per contrastare la malaria.

LE CLINICHE MOBILI DI CESVI Cesvi lavora in Myanmar dal 2011 come prima Ong italiana autorizzata ad operare nel Paese. Da allora ha avviato un progetto che ha come obiettivo la prevenzione e la cura della malaria nelle regioni di Mandalay, Shan State e Kachin. Villaggi remoti appartenenti a dieci distretti vengono raggiunti da Cesvi grazie alle cliniche mobili: operatrici e operatori sanitari che, insieme ad un medico e un infermiere, trasportano sulle loro motociclette medicinali, zanzariere e materiali informativi sulla prevenzione della malaria che vengono distribuiti alla popolazione.
Le attività del progetto si dividono in tre aree principali:

  • la prevenzione della malaria, tramite la distribuzione di zanzariere, sessioni educative e incontri di sensibilizzazione;
  • il controllo della malaria, attraverso la diagnosi precoce;
  • il trattamento della malattia.

Dal 2011 al 2015 sono stati effettuati 120.075 test precoci sulla popolazione e circa 12.000 persone hanno ricevuto il trattamento. Inoltre, Cesvi si occupa di offrire una formazione strutturata agli operatori sanitari volontari affinché siano aggiornati e competenti sulla diagnosi e sul trattamento dei casi di malaria e sappiano somministrare le medicine anti-malariche secondo le Linee Guida Nazionali sulla Malaria.
Nel 2015 le cliniche mobili di Cesvi hanno effettuato 408 sessioni di visita e offerto incontri di educazione sanitaria a circa 30.000 persone. Cesvi ha fornito assistenza sanitaria a più di 15.000 persone.

STORIE DALLO SHAN – Cuore del progetto di Cesvi è lo Shan settentrionale, la regione più grande del Myanmar. Colline e risaie caratterizzano l’area nord orientale del Paese, oltre alla presenza di numerose minoranze etniche.
Uno dei distretti in cui Cesvi lavora è quello di Naunghkio, che comprende 50 villaggi, per una popolazione di circa 33.000 persone alle quali Cesvi fornisce assistenza sanitaria, in particolare diagnosi e trattamento farmacologico antimalarico. I tassi di mortalità materno infantile qui sono molto alti, la malaria e la tubercolosi sono ancora tra le principali cause di morte nel Paese.
I villaggi di Naunghkio vengono raggiunti da Cesvi grazie alle cliniche mobili. «Molte persone, soprattutto donne e bambini, vengono qui durante le sessioni di visita organizzate da Cesvi. L’accesso all’assistenza sanitaria è scarso, l’ospedale più vicino è a diversi chilometri dal villaggio», mi spiega il Dott. Kyi Phyo Htet, che lavora con Cesvi da un anno.
La strategia di Cesvi si basa su un approccio comunitario, il progetto supporta la formazione dei “Village Development Committees”. Questi Comitati selezionano i volontari all’interno dei villaggi: giovani tra i 20 e i 30 anni, che dopo una formazione assistono la popolazione individuando i casi sospetti di malaria che riceveranno assistenza dal medico Cesvi.
Grazie alle cliniche mobili, Cesvi raggiunge 1058 villaggi, fornendo assistenza sanitaria a circa 430.000 persone che vivono in zone remote, spesso molto difficili da raggiungere.
Mentre il Dott. Kyi Phyo Htet visita un bambino mi racconta di avere 30 anni, come me, e di aver studiato medicina all’Università di Mandalay. Dopo gli studi voleva diventare chirurgo, ma poi ha capito che il suo sogno era garantire l’assistenza sanitaria a chi ha poche risorse. La mamma del bimbo gli sorride, suo figlio sta bene. Capisco che il suo sogno probabilmente si è avverato.

Rossella Palma

 

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