contatore visite gratuito
Home - Aree geografiche - New York: il trionfo di Hillary e Donald
4763220392_2c0f346f53_b_yoast-keyword

New York: il trionfo di Hillary e Donald

Caffè Americano – Le primarie dello Stato di New York si sono concluse. Questi i risultati. Per i repubblicani, Donald Trump ha trionfato con il 60% delle preferenze. Sono seguiti John Kasich al 25 e Ted Cruz al 15. Tra i democratici, si impone nettamente Hillary Clinton al 58%. Sanders resta invece inchiodato al 42.

TRUMP STRAVINCE – Il netto trionfo riportato dal miliardario newyorchese (di gran lunga superiore al 51%) gli permette di ottenere tutti i 95 delegati in palio, secondo il sistema uninominale: il cosiddetto winner takes all. Se la vittoria era già stata ampiamente preannunciata dai sondaggi, è altrettanto vero che un simile risultato rappresenti comunque almeno parzialmente una sorpresa. Le primarie di New York danno ora una boccata d’ossigeno considerevole ad un Donald Trump ultimamente in affanno. E d’altronde i suoi diretti avversari ben poco avrebbero potuto fare: a partire dal senatore texano Ted Cruz, che tempo addietro, durante un dibattito televisivo, si inimicò i newyorchesi, parlando con sprezzo dei valori di una città da lui considerata troppo liberal e sinistrorsa. Lo stesso John Kasich poi, per quanto moderato e gradito ai centristi, non aveva eccessive possibilità di manovra in casa del suo biondo avversario: e infatti ha dovuto accontentarsi di un secondo posto.

Fig. 1 – Trump gongola dopo il trionfo a New York

Trump adesso guarda avanti e già pensa all’Indiana e alla Pennsylvania. Il problema per lui è che, nonostante una maggioranza relativa ormai praticamente blindata, potrebbe  non essere in grado di conseguire il quorum dei 1.237 delegati necessari per ottenere la nomination. Proprio per questo, durante la conferenza stampa, tenuta nella sua Trump Tower, il magnate ha ribadito vigorosamente che la nomination dovrebbe spettare a chi abbia il maggior numero di delegati conquistati sul campo, al di là di giochi di palazzo e di regole astruse.
Un discorso che tanto l’establishment del GOP quanto i suoi diretti rivali non sembrano gradire più di tanto. E infatti il Wall Street Journal ha già ravvisato come Cruz e Kasich cercheranno di mettere i bastoni tra le ruote al miliardario proprio in Pennsylvania: dove solo 17 dei 71 delegati in palio sono vincolati, risultando gli altri assolutamente liberi in sede di convention. Proprio per questo entrambi spererebbero si replichi quanto accaduto in occasione delle primarie repubblicane del 1980, quando Ronald Reagan ottenne più delegati pur perdendo nel voto popolare. Nonostante l’imponente vittoria di New York, la strada verso la nomination per Trump si fa dunque sempre più complicata.

HILLARY TORNA IN SELLA – L’ex first lady si impone nettamente nello Stato che l’ha avuta come senatrice per otto anni. Si tratta per lei di una vittoria fondamentale che le permette di arginare efficacemente il pericolo del rivale socialista, Bernie Sanders. Il senatore del Vermont si era speso moltissimo nelle ultime settimane pur di dare la scalata a un feudo clintoniano come l’Empire State: aveva tenuto numerosi comizi a Brooklyn, nel Bronx e a Manhattan, raccogliendo ogni volta decine di migliaia di sostenitori. Eppure non è bastato.

Fig. 2 – Le speranze di Sanders potrebbero essere terminate dopo la sconfitta a New York

Non è bastato perché a livello generale la candidatura di Sanders viene ancora da molti elettori vista come eccessivamente radicale. Senza poi contare una certa diffidenza che permane verso il candidato socialista da parte dei votanti afroamericani. Tuttavia, più nel dettaglio, non bisogna dimenticare come lo stesso establishment del partito democratico abbia decisamente remato contro il senatore. Innanzitutto perché a New York si sono tenute delle primarie chiuse: un sistema che ha impedito l’accesso al voto degli elettori indipendenti, storicamente vicini alle posizioni di Sanders. Poi, è sorta una grande confusione sulla questione delle registrazioni. La scadenza per chi votava la prima volta era stata fissata al 25 marzo, mentre quella per chi avesse voluto cambiare affiliazione partitica addirittura il 9 ottobre 2015, favorendo così enormemente le candidature dell’establishment (visto che fino all’autunno una consistente fetta dell’elettorato Sanders non sapeva neppure chi fosse).
A questo si aggiungano poi le irregolarità e i malfunzionamenti procedurali registrati durante le votazioni: seggi chiusi o aperti in ritardo, nomi scomparsi dalle liste, vere e proprie epurazioni. A Brooklyn ben 126.000 elettori democratici registrati sono stati esclusi dalla votazione, suscitando proteste e un ricorso legale. Nel pomeriggio del 19 aprile, l’ufficio del procuratore federale è stato subissato di mail e telefonate di protesta, mentre il sindaco di New York, Bill de Blasio, si è detto favorevole ad aprire un’inchiesta sul Board of Elections per capire che cosa sia successo, invocando non meglio precisate “riforme”.
E adesso Sanders già guarda alla Pennsylvania: uno Stato in cui non sarà per lui facile vincere. Hillary parte difatti già avvantaggiata dai sondaggi e potrà ora sfruttare l’onda lunga della vittoria conseguita a New York. Senza infine dimenticare come già nelle primarie democratiche del 2008 l’ex first lady vi vinse contro il liberal Barack Obama. Sanders avrebbe dunque bisogno di un miracolo, come in Michigan. Anche se, dopo New York, la sua campagna potrebbe risultare irrimediabilmente compromessa.

Stefano Graziosi

Un chicco in più

Il prossimo 26 aprile si voterà in Pennsylvania, Maryland, Connecticut, Delaware e Rhode Island 

Foto: PAN Photo Agency

0 comments