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Il Myanmar volta pagina: il trionfo (nascosto) di Aung San Suu Kyi

In 3 sorsi – Dopo 50 anni di regime militare, il Parlamento birmano ha eletto il nuovo Presidente, Htin Kyaw, proposto dalla Lega Nazionale per la Democrazia e braccio destro di Aung San Suu Kyi. La “Lady birmana”, ineleggibile a causa di un decreto costituzionale, è pronta a prendere le redini del Paese anche senza ricoprire ufficialmente la carica di Presidente

1. ARIA DI CAMBIAMENTO – Il Myanmar si sta trasformando rapidamente. Questa è la prima impressione che si percepisce quando si arriva nella capitale del “Paese d’oro”, Yangon. Colori, traffico – da qualche mese il numero delle automobili in circolazione è esponenzialmente aumentato – strade tortuose piene di venditori di “mohinga”, il tipico brodo di pesce con curry, piante verdi dalle foglie giganti, un’alternarsi di pagode d’oro e muri screpolati dei caseggiati in stile europeo. Le foto del generale Aung San e della figlia dell’eroe dell’indipendenza birmana, Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace, sono onnipresenti, cosa che qualche anno fa sarebbe stata impensabile.
Le prime e timide riforme  tese ad allentare il controllo sulla società del Partito Unione, Solidarietà e Sviluppo (USDP) sono iniziate da qualche anno e adesso il Paese sembra pronto a lasciarsi alle spalle quasi 50 anni di regime militare (1962-2011). Le elezioni dell’ 8 novembre scorso sono state le prime democratiche in Myanmar dopo la dittatura.
Allo stesso tempo, però, il fermento e l’entusiasmo per il cambiamento sono celati, forse dai millenni di buddismo, forse dal timore di esprimere le proprie opinioni tipico di una transizione post- dittatoriale. Il clima non è rivoluzionario, ma c’è un po’ di rivoluzione negli occhi di chi, quando si parla di Aung San Suu Kyi, la definisce our heart, il nostro cuore.

Fig. 1 – Riuscirà Aung San Suu Kyi a far diventare il Myanmar una vera democrazia?

2. IL NUOVO PRESIDENTE – Fino alla fine, Aung San Suu Kyi ha cercato di trattare con le Forze Armate per abrogare un emendamento della Costituzione che le impediva l’accesso alla carica di Presidente poiché madre di due figli con cittadinanza straniera. Un cambiamento che non è arrivato e che ha spinto la leader della Lega Nazionale per la democrazia (LND) a proporre l’elezione del fidato confidente, al suo fianco da sempre, anche quando è stata liberata dopo gli arresti domiciliari: Htin Kyaw.
L’edizione del 16 marzo del “Myanmar Times” si apre proprio con una foto di Htin Kyaw, il nuovo Presidente del Myanmar. Il Parlamento di Naypyidaw, infatti, ha eletto il candidato della LND di Aung San Suu Kyi, un personaggio poco noto al di fuori del Paese, primo capo dello Stato non designato dall’esercito dal 1962.
Htin Kyaw, economista di 69 anni,  ha ricoperto ruoli importanti nei Ministeri delle finanze, della pianificazione nazionale e degli esteri, prima di ritirarsi dagli incarichi governativi con la presa del potere da parte dei militari. Il suo nome ha ottenuto l’appoggio di 360 dei 652 deputati nella votazione.
Ad ogni modo, nonostante ufficialmente non in carica, Suu Kyi ha ripetuto più volte che sarà lei a prendere ogni decisione. La “Lady” birmana, infatti, è stata nominata ministro degli Esteri – e guiderà quindi l’Ufficio presidenziale, il Ministero dell’istruzione e quello dell’energia – mentre le Forze armate saranno a capo di dicasteri altrettanto importanti: Difesa, Interni e Affari di frontiera. Inoltre, il Parlamento birmano ha approvato un provvedimento che permetterà a Aung San Suu Kyi di diventare Consigliere di Stato, “premier di fatto”.

Fig. 2 – Htin Kyaw, il nuovo Capo dello Stato designato

3. BIRMANIA DOMANI – Dal 1 aprile, data in cui è entrato ufficialmente in carica il nuovo Governo, Suu Kyi verrà messa alla prova dall’esercizio del potere in un Paese che deve affrontare tanti problemi di natura etnica, ambientale ed economica.
Il Myanmar è un Paese etnicamente molto eterogeneo che ospita centinaia di diversi gruppi, molti dei quali discriminati ed emarginati. L’apertura del Paese a livello globale comporterà, tra le altre cose, l’emergere di questioni importanti, come quella relativa alla violazione dei diritti umani dei Rohingya, la minoranza musulmana che vive irregolarmente tra lo stato Rakhine e il Bangladesh. La questione dei Rohingya, gruppo etnico e religioso non riconosciuto dal Governo, ai quali viene negata la cittadinanza insieme a  tutti gli altri diritti, non è stata ritenuta prioritaria dal partito di San Su Kyi. «Abbiamo altre priorità», afferma U Win Htein, portavoce della LND, dopo le elezioni dell’8 novembre, «La pace, la pacifica transizione del potere, lo sviluppo economico e la riforma costituzionale sono le priorità». Da qui le tante critiche a quella che ormai viene definita un’indiscussa paladina dei diritti umani, che la vedranno costretta a fare necessariamente i conti con questa emergenza umanitaria per  evitare il caos nel Paese.
Tante altre le sfide che Suu Kyi dovrà affrontare: il processo di pacificazione e le negoziazioni con le minoranze etniche, i conflitti che nascono dall’estrazione mineraria e dalla deforestazione, i rapporti con la Cina, impegnata nello sfruttamento delle risorse naturali del Myanmar.
In “Lettere dalla mia Birmania” Suu Kyi scrive «La questione principale su cui dissentiamo dallo SLORC è quella delle promesse. Crediamo che una promessa fatta alla nazione vada rispettata, non accantonata con una scrollata di spalle perché “non fa più comodo”».
Dopo tanti sacrifici per amore del suo popolo, la sfida di Aung San Suu Kyi comincia ora; e come afferma Bernard Guetta, Aung San Suu Kyi ha dalla sua parte un partito e l’amore di un popolo. Ma come la dittatura, anche la libertà è difficile da affrontare.

Rossella Palma

Un chicco in più

Cesvi è stata la prima Ong italiana autorizzata ad operare nel Paese. Cesvi è uno dei principali attori del Programma Nazionale di Controllo della Malaria e della tubercolosi nello Shan State e nella Mandalay Region, dove si occupa di sensibilizzazione, prevenzione e diagnosi. I progetti legati alla nutrizione, nelle stesse aree e nella Dry Zone, prevedono la gestione delle risorse naturali e attività di generazione di reddito con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza alimentare e di alleviare la povertà delle comunità più vulnerabili.

Questo articolo ci è stato inviato direttamente dal Myanmar. 

Foto: World Economic Forum

1 comments
Cristina Roccella
Cristina Roccella

Il cambiamento, che si vede da qualche anno, è stato possibile grazie alle decisioni del presidente precedente. Aung San Suu Kyi, da quando è stata 'liberata' ed eletta in parlamento, non ha preso una posizione una in difesa dei diritti delle minoranze, e soprattutto dei massacrati rohingya - argomento troppo scomodo per poter vincere le elezioni... Adesso, oltre alla vice presidenza, The Lady sarà ministro degli Esteri, dell'educazione e dell'energia. E questa la chiamate una svolta democratica?