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Scintille tra Sanders e Clinton

Caffè Americano – Nono e infuocato dibattito democratico, questa volta tenutosi a New York City il 14 aprile, trasmesso in diretta dal palco del Navy Yard di Brooklyn dalla CNN e dal canale NY1. L’ultimo step prima delle primarie dello Stato di New York il 19 aprile, data che potrà avvicinare la nomination di Hillary Clinton ed escludere Sanders

LE LOTTA TRA SANDERS E CLINTON – Quello del 14 aprile è stato definito lo scontro tra i democratici più acceso della campagna elettorale. Le primarie del 19 potrebbero essere decisive: la vittoria di Clinton contribuirebbe a mettere in cassaforte la sua nomination, e Sanders questo lo sa bene. Il senatore del Vermont è, infatti, partito all’attacco utilizzando la sua arma preferita, le accuse alla ex first lady sul finanziamento ottenuto da Wall Street attraverso i super comitati elettorali, i cosiddetti Super Pac. Clinton non ci sta, lo scontro s’infiamma e Hillary risponde tirando in ballo l’attuale Presidente, ricordando che anche Obama è ricorso ai finanziamenti dei Super Pac, ma non per questo ha portato avanti una politica corrotta a favore dei grandi di Wall Street. Passando alla politica estera, Sanders ha accusato la candidata di aver voluto e promosso il cambio di regime sia in Libia sia in Iraq senza pensare al post-guerra, diventando parte della crisi attuale nei due Paesi. Per questo, e per aver sostenuto gli accordi commerciali internazionali, continua Sanders, Clinton non avrebbe la capacità di giudizio necessaria per diventare Presidente. Il senatore ha inoltre criticato la Crime Bill (siglata da Bill Clinton nel 1994) per aver provocato un’incarcerazione di massa, specie afro-americana, che ha contribuito al razzismo latente degli USA. Il candidato ha quindi spiegato il suo piano di scarcerazione di circa mezzo milione di detenuti, strategia che dovrebbe portare alle casse dello Stato federale un risparmio considerevole. L’affondo finale è stato l’accusa di Sanders a Hillary di essere un membro dell’establishment democratico, un candidato che, al contrario del senatore del Vermont, non è riuscito a portare a votare i giovani e tutti coloro che si sono allontanati dalla politica. Nonostante le critiche e le accuse del disperato Sanders, l’ex first lady non è stata da meno in termini di attacchi all’avversario. Tema più caldo quello delle armi: Hillary ha definito Sanders un “fedele sostenitore della National Rifle Association”, la più potente lobby statunitense delle armi, per aver respinto cinque volte la legge (Brady Bill) che aumenterebbe la responsabilità anche dei produttori e dei venditori di armi in caso di crimine commesso con le stesse. Hillary ha sostenuto più volte che il problema delle armi da fuoco negli USA è una questione molto grave, e per questo serve un Presidente che sappia opporsi alle lobby in maniera decisa. Inoltre il programma elettorale di Sanders è stato definito irrealizzabile dal punto di vista economico, specialmente per le proposte di aumentare il salario minimo a 15 dollari l’ora e garantire l’accesso gratuito alle Università.

Fig. 1 – La Clinton spera in un successo a New York, che rilancerebbe la sua corsa verso la nomination

LA POLITICA ESTERA – Durante questa campagna elettorale, gli affari internazionali non sono stati quasi mai al centro del dibattito. A New York, invece, abbiamo assistito all’eccezione che conferma la regola. I temi principali sono stati Israele, NATO, Libia, Iraq e Siria. Bernie Sanders, figlio di ebrei immigrati dalla Polonia, ha parlato del conflitto arabo-israeliano, dichiarandosi non contrario al diritto di difesa di Israele (che a sua detta è sacrosanto) ma alle risposte sproporzionate contro la Palestina. Clinton, invece, forse per non perdere il voto del 65% degli ebrei democratici nello Stato di New York, non si è sbilanciata sull’argomento. L’argomento NATO è stato l’unico su cui entrambi i candidati si sono trovati d’accordo. Gli avversari concordano sul fatto che gli europei debbano contribuire di più alle spese dell’Alleanza Atlantica (gli USA pagano il 75% delle spese), ma Clinton ha sostenuto che gli statunitensi debbano rimanere all’interno dell’Alleanza. Questo perché la NATO ha appoggiato gli Stati Uniti in missioni delicate, come quella in Iraq e dopo l’11/09, e perché, con la Russia sempre più aggressiva ai confini europei, il suo ruolo è più che mai essenziale. Per quanto riguarda la Siria, Sanders si è detto contrario alla no fly zone, sostenendo che renderebbe il Paese un teatro di guerra senza fine.

Fig. 2 – Sanders scalda i motori per tentare lo sgambetto a Hillary  Clinton

LE DUE STRATEGIE – Durante un dibattito così decisivo come quello tenutosi a Brooklyn, le strategie dei due candidati sono emerse trasparenti come l’acqua. Sanders ha cercato di screditare Clinton cercando di distogliere l’elettorato affezionato alla famiglia Clinton dall’idea di votare l’avversaria. Il suo è stato l’approccio tipico che caratterizza il suo programma e la sua oratoria: attirare gli studenti e i più poveri annunciando piani su college gratis, assistenza sanitaria e salario minimo. Inoltre il senatore del Vermont ha puntato sulla chiarezza e sull’umiltà, dichiarando, per esempio, che i suoi discorsi sono scritti dalla moglie e che, data la sua incorruttibilità, si ritrova a essere uno dei senatori più poveri degli USA. Opposta la strategia di Clinton che, come al solito, ha puntato sull’esperienza. Più volte, infatti, ha ribadito di aver rappresentato una parte importante dell’amministrazione Obama. Come Segretario di Stato ha partecipato direttamente ai negoziati tra il Primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu e il Presidente palestinese Mahmud Abbas, ed è stata la prima ad aver proposto di formare ribelli siriani per combattere il regime di Assad. Inoltre, Hillary ha cercato di fare presa sul fatto di essere stata eletta due volte a New York come senatrice, dicendosi pronta a portare i valori della città (inclusione, tolleranza, progressismo) a Washington. Tuttavia sembra che questo al pubblico non sia bastato. I social network e l’audience in sala erano visibilmente al fianco di Sanders. Probabilmente questo è dovuto all’appeal che Sanders riesce sempre a conquistare e alle numerose incertezze di Hillary riguardo a materie come i finanziamenti dei Super Pac, il fracking e il sistema sanitario nazionale. Il 19 aprile vedremo la scelta dell’elettorato dello Stato di New York e capiremo quale candidato stia correndo più velocemente verso la nomination.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

Il 15 aprile Sanders è partito per l’Italia per tenere una conferenza sull’economia globale e la giustizia sociale in Vaticano. Sembra però che il senatore non incontrerà il Papa.

Foto: Disney | ABC Television Group

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