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Tra realismo e speranza. La diplomazia di padre Pizzaballa

VatiCaffè – L’annuncio della fine del mandato di padre Pierbattista Pizzaballa come Custode di Terrasanta apre interessanti scenari per la diplomazia della Santa Sede nella regione mediorientale

LA CUSTODIA DI TERRASANTA NELLA POLITICA MEDIORIENTALE DELLA SANTA SEDE  – L’assemblea degli Ordinari di Terrasanta che si è svolta a Gerusalemme lo scorso 22 marzo ha rappresentato la cornice di un annuncio che potrebbe avere notevoli ripercussioni sulla diplomazia della Santa Sede nel Medio Oriente. Nel corso della riunione dei vescovi cattolici della regione è stato infatti comunicato che il religioso francescano padre Pierbattista Pizzaballa terminerà il suo quarto mandato come Custode di Terrasanta e Guardiano del monte Sion. Alla fine di aprile Pizzaballa, nato nel 1965 a Cologno al Serio, rimetterà così l’incarico nelle mani del Definitorio generale – ovvero l’organo di governo centrale dell’Ordine dei Frati Minori – che dovrà provvedere a nominare il suo successore (con l’approvazione del Papa). Nella storia recente nessuno, prima del francescano bergamasco, ha mai esercitato tanto a lungo questo delicatissimo incarico, che ha visto i precedenti Custodi avvicendarsi dopo un massimo di due mandati, per un totale di sei anni. Già questo fa capire come la successione di Pizzaballa rappresenti una partita molto delicata per il futuro della Custodia di Terrasanta, affidata ai Frati Minori dal 1342 e da cui attualmente dipendono 300 religiosi di 32 Paesi. Ai religiosi della Custodia sono affidati i luoghi santi di Israele e Palestina e di altri territori quali Siria, Giordania, Libano, Cipro e Rodi. La presenza della Custodia in molti Paesi del Medio Oriente – particolarmente attiva negli ambiti educativo, culturale e socio-assistenziale – aiuta a comprendere il ruolo strategico che questa istituzione riveste non solo a livello religioso ma anche politico e diplomatico in una regione attraversata da conflitti pluridecennali, nella quale la difficile convivenza tra le tre grandi religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) viene ora messa alla prova anche dalla destabilizzazione di interi Stati come la Siria e l’Iraq e dal contestuale avvento dello Stato Islamico (Daesh).

Fig. 1 – Da sinistra: il Custode di Terrasanta padre Pierbattista Pizzaballa, il Presidente palestinese Abu Mazen, papa Francesco, il Presidente israeliano Shimon Peres e il patriarca ortodosso Bartolomeo in Vaticano, 8 giugno 2014

“DIPLOMAZIA DELLA PREGHIERA” E DIALOGO TRA LE RELIGIONI – In questo contesto l’operato di padre Pizzaballa si è distinto per la prudenza e la discrezione di cui ha più volte beneficiato la diplomazia della Santa Sede. Prova ne sia, tra le varie possibili, lo storico incontro di preghiera svoltosi in Vaticano l’8 giugno 2014 alla presenza di papa Francesco, del Presidente israeliano Shimon Peres e del Presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. L’iniziativa era stata presa dal pontefice durante il viaggio in Medio Oriente del maggio precedente; tra i molti eventi significativi si verificò anche il “fuoriprogramma” della visita di Francesco al muro che divide Israele e Palestina. Tanto il viaggio quanto il successivo incontro in Vaticano sono stati resi possibili dal lavoro sul campo di Pizzaballa. L’incontro ha segnato forse il punto più alto di quella “diplomazia della preghiera” promossa a più riprese dal pontefice di fronte alla tragica situazione mediorientale, come era già avvenuto nel settembre 2013, quando il Papa – individuando nelle vicende della Siria le premesse di un più ampio conflitto internazionale – unì a una discreta ma efficace azione diplomatica (la lettera personale inviata al Presidente russo Vladimir Putin in occasione del G20 di San Pietroburgo) un momento di preghiera universale per la pace in Siria e nel Medio Oriente.
Al pari di altri momenti e iniziative che hanno coinvolto il Custode in questi ultimi anni, l’incontro del giugno 2014 fornisce elementi utili per comprendere la sua concezione del dialogo tra le culture e le religioni e il suo approccio alla dimensione politico-diplomatica. Dopo aver precisato, durante la presentazione dell’iniziativa alla stampa, che non si trattava di una «preghiera interreligiosa» tra ebrei, cristiani e musulmani ma di una «invocazione di pace che palestinesi e israeliani fanno a Dio» (fugando equivoci di natura teologica e rimarcando la dimensione essenzialmente concreta e laica della convivenza tra i membri delle diverse confessioni religiose nella regione), il Custode sottolineò che nessuno dei tre protagonisti avrebbe parlato della situazione politica di Israele e Palestina, proprio perché l’incontro voleva essere «una pausa rispetto alla politica» e porsi su un livello innanzitutto umano, prima che diplomatico. La valutazione realistica dell’impatto che una simile iniziativa avrebbe potuto avere sul conflitto israelo-palestinese – «nessuno ha la presunzione di credere che dopo questo incontro scoppi la pace in Terra Santa», affermò in quell’occasione – non ha impedito a Pizzaballa di esprimere la speranza che il «desiderio di pace», fuori da ogni logica di potere, potesse prevalere in tutti gli attori coinvolti nella regione. Non diversamente il Custode si espresse in un’intervista alcuni mesi più tardi, alla fine del 2014, quando la minaccia dell’ISIS si era ormai scatenata in tutta la sua violenza e brutalità nello scenario mediorientale: «La tragedia della Siria conferma che il Medio Oriente non è più quello che abbiamo conosciuto nell’ultimo secolo. […] Una soluzione è difficile da trovare. L’ONU e le grandi organizzazioni internazionali sono assenti e incapaci di gestire una situazione complessa. La comunità internazionale è un soggetto sempre più evanescente. Non credo tuttavia che la soluzione possa essere indicata dall’esterno. È il Medio Oriente che deve trovare una soluzione per sé stesso. Ma prima deve rendersi conto che sta cambiando, che deve fare i conti con la modernità, che deve districare in modo virtuoso l’intreccio incredibile e apparentemente inestricabile tra fedi, nazioni, storie, situazioni sociali vergognose, diritti di persone e popoli calpestati, tribalismo, interessi economici ed energetici. Qualcuno lo sta cominciando a fare. Io sono felice e spero che tante piccole azioni possano insieme elaborare prospettive per il futuro meno nebulose delle attuali».

Fig. 2 – Padre Pizzaballa durante una funzione religiosa

TRA MILANO E IL MEDIO ORIENTE: QUALE FUTURO PER PIZZABALLA? – La durata eccezionalmente lunga dell’incarico di Pizzaballa appare un chiaro segno che l’azione del religioso bergamasco dal 2004 ad oggi è stata ritenuta di importanza strategica dai pontefici che si sono da allora succeduti sul trono di Pietro. La giovane età del prelato – 51 anni – unitamente al suo curriculum apre interessanti interrogativi sul suo futuro, nell’evidente improbabilità di un suo “pensionamento”. Gli scenari a oggi possibili sembrano essere due. Un primo vede il Custode dimissionario in cima ai desiderata di papa Francesco per l’importante sede arcivescovile di Milano, il cui ordinario diocesano, il cardinale Angelo Scola, raggiungerà la scadenza naturale del suo mandato il prossimo novembre, al compimento dei 75 anni. Una nomina, quella alla sede di Ambrogio, che proietterebbe Pizzaballa ai vertici dell’episcopato italiano e non solo, aprendogli probabilmente la strada al cardinalato in tempi brevi. Da sempre considerata una diocesi “cardinalizia” – per quanto Francesco, sulle orme del suo predecessore Pio X, abbia più volte manifestato nelle parole e nei fatti una certa insofferenza per l’idea che l’elevazione alla porpora debba essere associata “automaticamente” alla carica ricoperta – nel corso del Novecento Milano ha visto due dei suoi arcivescovi eletti pontefici, ovvero Achille Ratti (Pio XI, 1922-1939) e Giovanni Battista Montini (Paolo VI, 1963-1978).
I primi rumors sulla possibile nomina di Pizzaballa a Milano sono stati diffusi il 23 marzo scorso dalla redazione del blog “Il Sismografo” (considerato vicino alla Santa Sede), e rilanciati nelle ore seguenti da vari organi di stampa. Alcuni – in maniera evidentemente semplicistica – hanno voluto a tutti i costi vedere in Pizzaballa un nome di “rottura” rispetto alla stagione ecclesiale incarnata da Scola nel capoluogo lombardo. Una lettura della realtà ecclesiale odierna di sicuro impatto mediatico, ma che non tiene conto – tra i vari aspetti – degli ottimi rapporti che Pizzaballa ha intrattenuto in questi anni con ambienti culturali tradizionalmente vicini al cardinale, dal “Meeting per l’amicizia tra i popoli” di Rimini (inaugurato nell’edizione 2014 proprio da Pizzaballa, già ospite più volte della kermesse estiva) alla Fondazione Internazionale Oasis, presieduta dallo stesso Scola. Non è un caso, da questo punto di vista, che il nome di Pizzaballa fosse circolato anche nel 2013 – nelle settimane del pre-conclave – come un possibile candidato alla sede di Ambrogio nell’eventualità in cui l’arcivescovo di Milano fosse stato eletto pontefice.
Se da una parte la presenza di Pizzaballa a Milano potrebbe rivelarsi strategica per i rapporti con il mondo islamico, presente nel capoluogo lombardo con una delle comunità di fedeli più numerose d’Italia, dall’altra parte l’esperienza acquisita dal Custode di Terrasanta nel dialogo interreligioso e l’autorevolezza finora riconosciutagli da tutti i suoi interlocutori potrebbero essere utilmente messe a frutto anche in uno scenario radicalmente differente, ma tutt’altro che improbabile. La notizia della fine del mandato di Pizzaballa come Custode di Terrasanta è stata infatti accompagnata da quella, non meno importante per il futuro della Chiesa in Medio Oriente, che riguarda il patriarca latino di Gerusalemme mons. Fouad Twal, in procinto di lasciare il suo incarico per sopraggiunti limiti di età. Nel chiacchiericcio mediatico generato dall’iniziativa del “Sismografo” solo il settimanale “Famiglia Cristiana” ha posto l’attenzione sulla possibilità che sia proprio Pizzaballa a succedere a Twal. La nomina del Custode a patriarca rappresenterebbe in un certo senso un ritorno al passato, quando il patriarca latino era normalmente un italiano, e di frequente membro dello stesso ordine religioso di Pizzaballa. Una consuetudine che si è prolungata fino al 1987, quando Giovanni Paolo II, con una mossa a sorpresa, scelse per l’importante incarico il palestinese mons. Michel Sabbah, il quale in seguito nominò proprio Twal come coadiutore con diritto di successione. Non avendo Twal (subentrato a Sabbah nel 2008) vescovi ausiliari con il titolo di coadiutore, ora il pontefice avrebbe le mani libere nel caso scegliesse Pizzaballa per dare continuità a un lavoro di mediazione che, nonostante il tragico deteriorarsi della situazione dei cristiani nel Medio Oriente, ha favorito il dialogo della Santa Sede con i principali protagonisti politici e religiosi della regione.

Paolo Valvo

Un chicco in più

Il sito web della Custodia di Terrasanta: http://it.custodia.org/?id=1

Il discorso inaugurale di padre Pierbattista Pizzaballa alla XXXV edizione del “Meeting per l’Amicizia tra i Popoli” (Rimini, 24 agosto 2014): http://www.proterrasancta.org/wp-content/uploads/Pizzaballa_Discorso-Meeting-Rimini-2014.pdf 

Foto: Meeting Rimini

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