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Trump e Hillary in difficoltà. Le nomination avvolte nel buio

Caffè Americano – Le vittorie di Ted Cruz e Bernie Sanders in Wisconsin aumentano l’incertezza nella corsa elettorale americana. Anziché diradarsi, la foschia si fa sempre più densa. E all’interno dei due principali partiti si respira un’aria di incertezza particolarmente profonda. Mentre i rispettivi front runner, Donald Trump e Hillary Clinton, iniziano a sudare freddo. 

TED VINCE – Il trionfo di Cruz in Wisconsin è gravido di implicazioni fondamentali. Innanzitutto, ovviamente, vincendo in uno Stato dove il Partito Repubblicano attribuisce i delegati secondo il sistema uninominale (il cosiddetto winner takes all), il senatore texano frena non di poco la cavalcata del miliardario Donald Trump: un Trump che resta decisamente a bocca asciutta e che inizia a nutrire serie preoccupazioni. Eh sì, perché se assai difficilmente Cruz sarà mai in grado di conquistare la nomination, vittorie come quelle di martedì fungono comunque da ostacolo per Trump. Il magnate newyorchese difatti teme di doversi accontentare di una maggioranza relativa, non riuscendo a conseguire il fondamentale quorum dei 1.237 delegati. Fatto, questo, che condurrebbe a una convention aperta: dove i big del partito azzererebbero tutto, per imporre un candidato d’ufficio. Eventualità che Trump vede come il fumo negli occhi e che lo stesso Cruz non ha granché intenzione di accettare. Proprio per questo, un’eventuale alleanza tra i due non è ancora del tutto escludibile (nonostante la rivalità). Senza poi contare, come Cruz potrebbe presto incontrare difficoltà sul campo. I prossimi Stati in cui si voterà infatti non presentano quote elettorali evangeliche particolarmente decisive: un fattore che potrebbe azzopparlo.

Fig. 1 – La rimonta di Cruz rischia di ostacolare seriamente il cammino di Trump

E’ pur vero che la vittoria in Wisconsin del senatore non fosse scontata, soprattutto alla luce del fatto che in questo Stato venga utilizzato il sistema elettorale delle primarie aperte: un sistema che sinora aveva sempre favorito Trump (a partire dal New Hampshire). Sennonché, bisogna anche considerare che il miliardario nella sua campagna in Wisconsin abbia commesso parecchi errori. In primo luogo, non si è reso sufficientemente conto di essere in un territorio di conservatori duri e puri: una quota che non ha mai mostrato di amarlo granché. Ma soprattutto, non ha fatto che bersagliare il governatore locale, l’ex candidato repubblicano Scott Walker. Evidentemente Trump sperava di replicare a livello locale il successo mietuto sul fronte nazionale, quando quest’estate, attaccando ripetutamente Walker, lo aveva infine costretto ad abbandonare la corsa presidenziale. Un errore di valutazione: perché il governatore è molto amato in Wisconsin e ciò ha contribuito evidentemente a creare un rigetto verso il miliardario. Se a questo poi si aggiunge che Walker aveva dato il proprio endorsement  pochi giorni fa a Cruz, si capisce ancora meglio allora l’esito delle votazioni.

SI VA A NEW YORK – Adesso gli occhi sono puntati sullo Stato di New York, dove si voterà il prossimo 19 aprile. Trump non dovrebbe avere grandi difficoltà ad imporsi:  gioca in casa e Cruz non è particolarmente amato nel luogo: non solo perché troppo conservatore ma anche perché in un dibattito televisivo attaccò il magnate, affermando con sprezzo incarnasse i valori di New York (la città liberal per eccellenza). Un affronto che i newyorchesi non sembrano aver dimenticato. E infatti attualmente Trump guida saldamente i sondaggi locali con il 53% dei consensi. Il tutto mentre l’ex sindaco della Grande Mela, Rudy Giuliani, potrebbe spendersi in prima persona per la vittoria del magnate.

RIVOLUZIONE DEMOCRATICA – Bernie Sanders vince in Wisconsin. E Hillary Clinton ora è preoccupata davvero. Per quanto l’ex first lady ostenti sicurezza e si dica convinta di poter acquisire la nomination, il problema per lei è grave. Non tanto per il rischio che Sanders riesca a sorpassarla (quasi impossibile, a meno che i superdelegati non la abbandonino), ma perché adesso anche per i democratici diventa concreta la possibilità di una convention aperta. Un incubo per l’ex segretario di Stato, che potrebbe realisticamente essere in quel caso silurata dall’establishment dell’asinello, vista la debolezza della sua candidatura.

Fig. 2 – Sanders tenta il colpaccio a New York: se gli riuscisse, assesterebbe un colpo quasi fatale alla Clinton

E adesso si annunciano guai anche a New York. Giovedì 31 marzo Sanders ha tenuto nel Bronx una manifestazione elettorale che ha raccolto circa 18.000 partecipanti. La sua rivale, due giorni fa, in un comizio a Brooklyn neanche 1.000. Le primarie del 19 aprile saranno un appuntamento fondamentale. Non solo per l’elevato numero di delegati messi in palio. Ma anche per questioni di immagine: New York è uno storico feudo elettorale per l’ex first lady. E nel caso vi risultasse sconfitta, il tracollo definitivo potrebbe non rivelarsi poi così lontano.

Stefano Graziosi

Un chicco in più

Il 19 aprile si terranno le primarie repubblicane e democratiche nello Stato di New York 

 

Foto: Gage Skidmore

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