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La presenza militare degli Stati Uniti in Europa

Miscela StrategicaGli Stati Uniti hanno annunciato un aumento di budget destinato alle proprie basi e forze militari in Europa. Questa operazione preannuncia mutamenti sostanziali o si tratta di un lieve cambiamento?

IL CONTESTO OPERATIVO EUROPEO – L’Europa è un ambiente operativo fondamentale per gli Stati Uniti. Per questo Washington ha investito risorse nella presenza delle proprie basi militari dal secondo dopoguerra in poi. La rilevanza dell’Europa per gli Stati Uniti si fonda su tre ragioni principali: la prima riguarda la regione dell’Artico, cruciale sia per le risorse energetiche sia per le nuove possibilità di transito che potrebbero aprirsi a seguito del progressivo scioglimento dei ghiacci. La seconda ragione è relativa all’accesso al Medioriente attraverso la regione dei Balcani. La terza motivazione si può individuare nella prossimità dell’Europa al Mediterraneo e al Nordafrica.
La vicinanza dell’Europa a regioni più instabili e contese a livello mondiale ne fa un avamposto fondamentale per eventuali operazioni di sicurezza o difesa in altre aree geografiche. L’Europa ospita anche alcune tra le rotte commerciali più importanti del mondo e dispone di risorse energetiche considerevoli. Gli Stati Uniti conservano strette relazioni politiche, economiche, militari con molti Paesi europei. Un’Europa stabile garantisce a Washington sicurezza e prosperità economica. La presenza militare statunitense ha contato su una certa stabilità europea, almeno dalla Guerra Fredda in poi. Tuttavia, l’instabilità ucraina, la minaccia russa, il terrorismo internazionale e il suo radicamento in Europa, la crisi economica e sociale europea, il conflitto in Siria e l’instabilità della Libia potrebbero minacciare gli equilibri di questa regione. Tutto ciò sembra avere indotto Washington ad una revisione delle spese militari per il vecchio continente.
Di base, la presenza militare statunitense nel Europa è legata  allo U.S. European Central Command (EUCOM) e alla partecipazione alla NATO, che impegna gli Stati Uniti nella difesa dei Paesi Europei membri dell’alleanza. EUCOM tocca 51 Paesi ed è preposto alla difesa di un’area che conta un quinto della popolazione mondiale. I confini dell’area di responsibilità di EUCOM si estendono fino alla Russia, all’Artico, all’Asia Minore, al Mar Caspio e al Nordafrica.

PRESENZA DI FORZE E BASI STATUNITENSI IN EUROPA

Esistono 3 tipi di installazioni militari sotto l’egida di EUCOM:

Main operating bases: grandi basi operative con un numero relativamente grande di truppe permanenti e infrastrutture stabili. Forward-operating sites: basi utilizzate soprattutto per “rotational forces”. Queste basi sono più flessibili e adattabili a seconda delle circostanze. Cooperative security locations: siti che prevedono o una minima o alcuna presenza militare statunitense, spesso mantenuti da contractors o attraverso il supporto del Paese che ospita la base.

EUCOM si divide principalmente in 5 componenti: U.S. Naval Forces Europe (NAVEUR); U.S. Army Europe (USAREUR); U.S. Air Forces in Europe (USAFE); U.S. Air Forces in Europe (USAFE); U.S. Special Operations Command Europe (SOCEUR). In alcuni siti europei gli Stati Uniti conservano armi nucleari che si aggiungono alle capacità nucleari britanniche e francesi.

Durante la Guerra Fredda il personale militare di stanza in Europa ha raggiunto picchi di più di mezzo milione di unità. Oggi le stesse forze contano 62.ooo unità permanenti, delle quali 52.500 lavorano per il diretto supporto di EUCOM. Il resto supporta le missioni del commando USA per l’Africa (AFRICOM), la NATO e lo U.S Transportation Command (TRANSCOM).

Fonte: Eucom 

WASHINGTON E L’EUROPA – La presentazione del nuovo budget per la difesa statunitense ha aumentato i fondi destinati alle operazioni militari nel vecchio continente. Nel febbraio 2016 è stato ufficialmente proposto di quadruplicare i fondi per la European Reassurance Initiative (ERI) da 800 milioni di dollari nel 2016 a 3.4 miliardi di dollari nel 2017La notizia è stata accolta molto positivamente dalla NATO. I fondi verranno distribuiti in quelle che resteranno le aree di competenza di ERI: presenza militare, training, infrastrutture, prepositioned equipment e building partner capacity. Il numero e la porata dei training militari sarà incrementato. Ma la parte più consistente degli investimenti è destinata a rinvigorire il prepositioned equipment noto anche come Army Prepositioned Stock. Gli sforzi sulle infrastrutture verranno concentrati maggiormente nell’Europa orientale. Resta da verificare se ci sarà un serio aumento di personale militare e come questo verrà organizzato. Per ora, durante la presentazione del budget, si è accennato al fatto che una delle maggiori sfide per EUCOM è assicurarsi di perseguire i propri obiettivi strategici basandosi, in primis, su “rotational forces” che possono essere spostate dagli Stati Uniti. Sicuramente si esprime una certa coscienza del fatto che EUCOM avrebbe bisogno di più uomini e risorse ma non sembrano esserci piani definiti a lungo termine. Invece, per rendersi conto del peso dell’aumento di fondi, bisognerebbe anche compararne la consistenza con i ben più alti budget spesi dagli Stati Uniti per la sicurezza in altre aree. Le cose fatte finora possono rappresentare un buon inizio, ma bisogna capire se si tratta di una mobilitazione di capitali e forze significativa o solo di un lieve cambiamento.
I mutamenti annunciati rappresentano un cambiamento di obiettivi strategici? Ed esiste un piano ben strutturato sul lungo termine? La riflessione richiede un pensiero più ampio. Per il momento non ci sono molti segnali che vadano in questo senso, ma la dichiarazione di alcuni propositi. Quantomeno, è auspicabile che questo aumento di budget sia accompagnato da una valutazione sulle possibili interazioni tra  forze statunitensi e apparati di difesa dei Paesi europei, e sul ruolo della NATO. Una riflessione su come organizzarsi contro minacce non convenzionali è un capitolo aperto. La sicurezza dell’Europa contro il terrorismo o altre minacce potrebbe avere bisogno di ulteriore e differente appoggio, per esempio di un maggiore coordinamento tra apparati di difesa europei e presenza statunitense. Consideriamo infine che l’Europa fa difficoltà ad uscire da una crisi economica che ha non pochi risvolti sociali. La crisi ha indebolito la coesione – già costruita a fatica – tra Paesi europei e ha svelato il fianco più debole dell’Unione Europea: la poca abilità nel reagire a situazioni di crisi economica e sociale in modo coeso. La debolezza europea potrebbe rivelarsi anche nella mancata capacità di coordinamento degli apparati di difesa dei singoli Paesi qualora minacce alla sicurezza si profilassero all’orizzonte. La crisi Ucraina ha già dato un assaggio dei possibili risultati.

VERSO MIGLIORI RISULTATI? – Molte delle minacce agli Stati Uniti nella regione europea non provengono dall’interno ma dalle aree circostanti. Gli Stati Uniti hanno costruito una solida tradizione di interoperabilità con le forze europee, anche attraverso la NATO. La presenza statunitense in Europa potrebbe raggiungere risultati migliori o diversi se, in futuro, le forze USA non si troveranno a supplire alla mancanza di un consistente apparato difensivo europeo. Alcuni Paesi europei non hanno investito molto nella difesa negli ultimi anni. Ma le potenzialità di difesa complessiva della NATO si basano sulle capacità di difesa di ogni Paese membro. Inoltre, l’ Unione Europea sembra non andare nella direzione di una politica di difesa coordinata, neanche ora che alcuni equilibri appaiono un po’ più fragili. Il rischio è che molti Paesi continuino ad adagiarsi sulla presenza militare statunitense. Qualora i Governi europei non prendessero seriamente l’iniziativa, gli Stati Uniti dovrebbero anche affrontare un’altra sfida: quella di assicurare un maggior coordinamento tra le forze militari e di intelligence statunitensi in Europa e gli apparati di difesa e intelligence europei. I recenti attentati terroristici in Francia e a Bruxelles hanno dato prova della mancanza di un coordinamento europeo di risorse, informazioni e mezzi nella reazione al terrorismo. E Washington potrebbe vedere vanificati gli sforzi di combattere minacce non-convenzionali dalla mancanza di coordinamento a livello europeo.

ELEMENTI DI ANALISI PER IL FUTURO – Se, in futuro, Washington decidesse di attuare una sostanziale ristrutturazione della propria presenza in Europa, alcuni punti dovrebbero essere considerati:

  • Accesso alle basi militari
  • Punti di vista divergenti
  • Minacce non-convenzionali
Quasi sempre gli Stati Uniti hanno potuto rispondere a minacce alla propria sicurezza usufruendo di una accesso quasi incondizionato a basi militari e infrastrutture. Non è detto che la posizione di alcuni Paesi europei in merito non cambi. Bisogna dunque che, oltre all’interoperabilità delle forze in campo, Washington si assicuri che le alleanze siano e restino ben salde. 
Possibili divergenze tra Stati Uniti e alleati europei nelle modalità di percepire i pericoli all’instabilità e sicurezza. Questo potrebbe sfociare nell’incapacità di coordinare la presenza statunitense con le politiche di sicurezza e difesa dei Paesi alleati. 
Minacce non-convenzionali potrebbero insidiare il contesto e trovarne i Paesi membri impreparati. Per ora l’ attenzione sembra concentrarsi sul terrorismo e sull’incapacità di gestire in modo efficiente i flussi migratori in Europa. Ma forse, un’altra grande minaccia potrebbe trovarsi nei tentativi di propaganda e di costruire legami che minino le alleanze in corso. Operazioni del genere potrebbero, per esempio, provenire dalla Russia. Durante la crisi Ucraina, Mosca ha già dato prova di quanto operazioni simili possano destabilizzare un contesto. 

RISCHI – Rischi in cui potrebbero incorrere future decisioni statunitensi di rafforzare sostanzialmente la propria presenza in Europa:

  • Costi di mantenimento del personale e infrastrutture non ripagati dalla auspicata efficacia difensiva e indeboliti dalla mancanza di coordinamento politico e di difesa a livello europeo.
  • Aumento dell’equipaggiamento militare e delle forze impiegate non accompagnato da significative spese di difesa da parte di alcuni Paesi europei.
VARIABILI – Variabili che potrebbero influire su una decisione di sostanziale rafforzamento della presenza statunitense in Europa:

  • Percezione di minacce esistenti come altamente pericolose o comparsa di nuove minacce, convenzionali e non.
  • Divergenze tra Paesi europei nell’affrontare le minacce convenzionali e non-convenzionali alla sicurezza.

Annalisa De Vitis

Foto: U.S. Army Europe Images

 

 

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