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Cecenia: regge il binomio Kadyrov – Putin ?

In 3 sorsi – Dopo aver dichiarato a gennaio la sua intenzione di voler lasciare la vita politica, il Presidente della Cecenia Razman Kadyrov è stato riconfermato da Putin come Presidente ad interim in vista delle elezioni che si terranno a settembre 2016

1. DIMISSIONI E RIPENSAMENTO – Il Presidente della Cecenia Razman Kadyrov, in un’intervista rilasciata nel gennaio scorso, aveva dichiarato la sua volontà di voler lasciar la vita politica alla fine del suo mandato, che sarebbe dovuto scadere in queste settimane, per poter far spazio a persone più preparate di lui. L’uomo forte di Putin in Cecenia, più volte al centro di controversi scandali dovuti anche alle sue esternazioni non sempre politically correct, aveva lasciato intendere che soltanto un richiamo ufficiale del Cremlino lo avrebbe fatto desistere dalle sue intenzioni di ritirarsi a vita privata. E proprio a pochi giorni dalla fine del suo mandato la direttiva da Mosca è arrivata: si continua con Kadyrov fino alle prossime elezioni di settembre, a cui lo stesso si ricandiderà. Una mossa che in parte poteva essere preannunciata ma che ha stupito i più, soprattutto dopo le ultime vicende che sembravano ormai aver compromesso la fiducia di cui il Presidente Ceceno godeva. Tra i motivi che hanno portato dell’attrito nell’amicizia personale tra Putin e Kadyrov vanno menzionati il presunto coinvolgimento di due membri di Sever – forze speciali cecene sotto il diretto comando di Kadyrov – nell’omicidio del leader dell’opposizione russa Boris Nemtsov e, infine, la scalata della compagnia cecena Chechenneftekhimprom nell’acquisizione degli assets della compagnia pubblica di idrocarburi Rosneft, volta a rendere parzialmente indipendente, dal punto di vista energetico, la Cecenia dalla Federazione Russa. Ma perché Putin ha confermato Kadyrov?

Fig. 1 – Il Presidente russo Putin e il Presidente della Cecenia Kadyrov nella residenza di Novo-Orgayovo, agosto 2013

2. LA SICUREZZA PERIFERICA DELL’IMPERO – In questa scelta, Putin ha considerato il grande contributo che Kadyrov deve aver dato alla sicurezza e alla stabilità interna nella provincia del Nord del Caucaso, facendo passare in secondo piano i problemi economici e politico-corruttivi che tuttora affliggono la regione. Nell’attuale contesto storico, in cui il Cremlino ha di nuovo assunto il ruolo di vero e proprio global player – con buona pace dell’Amministrazione Obama – è di vitale importanza mantenere la sicurezza nelle regioni periferiche russe, più esposte e vulnerabili a fondamentalismi o penetrazioni dei Paesi NATO. In particolare nel Caucaso, che per una serie di questioni storiche, energetiche e geografiche, è e sarà terreno di scontro tra le aspirazioni panturchistiche di Erdogan e quelle imperialistiche della Russia putiniana. In quest’ottica il Cremlino sembra ben felice di delegare gran parte dell’amministrazione interna del Paese ad un suo uomo di fiducia, per potersi a sua volta concentrare su vicende che al momento sembrano maggiormente prioritarie – Donbass, Nagorno-Karabakh, elezioni parlamentari e Siria, solo per citarne alcune.  Per tale motivo, nonostante i pareri discordanti dell’opposizione interna – soprattutto per voce del partito Parnas – e dei vertici del FSB, che avevano condotto le indagini sull’omicidio Nemtsov, Putin ha di nuovo dato fiducia al suo strongman in Cecenia, evitando di far sprofondare il Paese nel caos, come avvenuto nel vicino Daghestan. Per il Cremlino Kadyrov ha le carte in regola sia per fronteggiare la nuova ventata di jihadismo che per risollevare l’economia cecena. 

Fig. 2 – Manifestazione di protesta contro il giornale satirico Charlie Hebdo nei pressi della moschea “Akhmed Kadyrov” di Grozny, gennaio 2015

3. LE SFIDE CHE ATTENDONO KADYROV – Constatando che in Cecenia qualsiasi forza di opposizione è praticamente inesistente, possiamo affermare che, a meno di clamorosi colpi di scena, Razman Kadyrov non dovrebbe trovare difficoltà a riconfermarsi, per l’ennesima volta, alle prossime presidenziali. Una volta riaffermata la sua leadership, il Presidente ceceno dovrà fronteggiare sfide complicate: archiviato il periodo di ricostruzione che ha coinvolto soprattutto la capitale cecena Grozny, dovrà risollevare un’economia che stenta a decollare anche a causa di una dilagante corruzione, e riformare un sistema burocratico inefficiente, nonché modernizzare strutture e articolazioni tecno-amministrative ormai vecchie e obsolete. E ancora più impegnativo sarà il compito di tenere il Paese al riparo dal ritorno dei suoi foreign fighters. In Siria i combattenti ceceni hanno usufruito di una loro personalissima “casa di addestramento”, e ora sono pronti a rinvigorire le proprie fila con il reclutamento di quei militanti nazionalisti che ancora non accettano in Cecenia lo status quo imposto dalla Russia, e di quelli che invece rifiutarono a suo tempo di portare il jihad nel “Siraq” perché convinti che fosse prioritario un loro successo nel Caucaso. Il ritorno di quasi un migliaio di jihadisti dovrebbe concludere la “fitna caucasica” a favore di Daesh, oscurando in modo definitivo i residui dell’Emirato caucasico filo al-Qaeda che, dalle eliminazioni di Umarov e Kebekov, non ha più dato impulso né vigore alla propria programmazione ideologica. Quando questo accadrà, basterà a Kadyrov aver costruito la moschea più grande d’Europa e avere introdotto la sharia per reggere la forte onda d’urto del jihad? O il suo Paese si avvierà verso una nuova stagione di sangue e terrorismo che alla fine colpirà soprattutto i suoi “figli” ceceni?

Fig. 3 – Alcuni passanti camminano tra le macerie di un mercato di Grozny poco dopo un attacco terroristico, dicembre 2014

Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Nonostante la nuova fiducia concessagli, Putin ha tenuto a mettere in guardia Kadyrov dall’astenersi, nel prossimo futuro, da azioni o comportamenti che non rispettino le leggi russe «in tutte le sfere della vita». D’altro canto Kadyrov è stato pubblicamente ringraziato poiché «ciò che ha fatto in termini di sicurezza e stabilità per i Ceceni, va esteso a tutti i Russi». 

Foto: Christiaan Triebert

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