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L’Unione Europea al Gay Pride 2016

In 3 sorsi – L’UE ha reso ufficiale la propria partecipazione all’EuroPride 2016 di Amsterdam. Un evento unico nella storia, che sancisce l’impegno delle istituzione europee nella tutela e diffusione dei medesimi valori di uguaglianza e non discriminazione in tutti gli Stati membri

1. LA SITUAZIONE NEGLI STATI MEMBRI – Gli Stati membri sono i titolari esclusivi di numerose materie che hanno un impatto diretto sulla vita dei LGBTI. Sono quindi il diverso impegno e l’atteggiamento assunti dai singoli Stati ad aver determinato le principali disparità sui livelli di protezione garantiti. Nel campo dell’uguaglianza e non discriminazione due importanti direttive spiccano per la loro importanza: la Direttiva Europea sull’Uguaglianza sul Lavoro, la quale promuove il principio di parità di trattamento sul luogo di lavoro indipendentemente dall’età, orientamento sessuale e religione, e la Direttiva Europea sull’Uguaglianza Razziale (RED) che tutela, in tutti i campi della vita pubblica e privata, i valori di uguaglianza e non discriminazione in base alle origini etniche. Le disposizioni sull’uguaglianza sul lavoro sono state implementate in tutti e 28 gli Stati membri, mentre sono solo tredici i Paesi che hanno esteso, almeno formalmente, il principio di non discriminazione a tutte le aree previste dal RED (Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Spagna, Lituania, Romania, Svezia, Slovacchia, Slovenia e Regno Unito). L’efficacia concreta di tali disposizioni è difficilmente verificabile data la scarsità di dati sulle violazioni commesse e di denunce da parte delle vittime. Nonostante gli sforzi in ambito legislativo, però, sondaggi e studi indicano che al giorno d’oggi la comunità LGBTI presente nell’Unione europea è ancora oggetto di crimini d’odio, violenza verbale e discriminazioni in molte aree della vita sociale; questo perché in alcune regioni sussistono ancora stereotipi omofobi che costituiscono un’importante barriera a un’efficace implementazione delle politiche sull’uguaglianza. Nel campo dei diritti di famiglia, i Paesi che si collocano al vertice per la quantità di diritti garantiti – acconsentendo sia a matrimoni ugualitari che ad adozioni da omosessuali e stepchild adoption – sono: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia. Seguono Malta e Austria, dove sono riconosciuti i diversi tipi di adozione, ma solo le unioni civili. Successivi nella “lista”, i Paesi che prevedono unicamente unioni civili e stepchild adoption: Cipro, Croazia, Estonia, Germania, Grecia e Slovenia. Vengono poi Ungheria e Repubblica Ceca, che riconoscono solamente le unioni civili. In Italia l’iter legislativo è ancora in corso. In coda quegli Stati in cui la legislazione in tale ambito è del tutto assente: Bulgaria, Lettonia, Lituana, Polonia, Romania e Slovacchia. Le differenze sul riconoscimento dello stato civile hanno effetti importanti non solo sui diritti sociali, ma anche sulla libertà di circolazione delle coppie dello stesso sesso, le quali, sposate legalmente in uno Stato, vedono sospesi i loro diritti di famiglia in Paesi che non riconoscono lo stesso tipo di unione.

2. LA PROTEZIONE A LIVELLO DELLE ISTITUZIONI EUROPEE – Il 7 dicembre 2015, il Commissario Vera Jourová ha presentato, presso la Commissione per la Giustizia, Consumatori e Uguaglianza di Genere da lei presieduta, la List of Actions to Advance LGBTI Equality, da implementare nel periodo 2016-2019. Il Consiglio non è ancora riuscito a raggiungere una posizione comune a riguardo, tuttavia, le disposizioni previste hanno ottenuto il supporto di 27 membri – con la sola opposizione dell’Ungheria. Lo scopo di questa “Lista di Azioni” è quello di combattere la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere al fine di riuscire a garantire in tutti i Paesi membri gli stessi livelli di protezione dei diritti LGBTI. Fra i principali ambiti in cui la Commissione si impegna a colmare i gap esistenti vi sono la non-discriminazione, la protezione contro i crimini d’odio e violenza verbale, l’educazione, il lavoro, la salute e la libertà di movimento. Importante per il raggiungimento di tali scopi sarà la futura entrata in vigore, se approvata dal Consiglio, della “Equal Treatment Directive”. Il principio di parità di trattamento contenuto nella direttiva consiste nel divieto di discriminazione, diretta e indiretta, delle persone in base a età, religione, disabilità e orientamento sessuale nei campi di istruzione, protezione sociale, prestazioni sociali, accesso a beni e servizi e loro fornitura. Gli Stati Membri saranno obbligati ad applicare tale principio e adattare i loro sistemi giudiziari in modo da perseguire eventuali violazioni. Ulteriori misure verranno prese per facilitare la libertà di movimento delle famiglie “omosessuali”, favorendo una più libera circolazione dei documenti sullo stato civile e garantendo il reciproco riconoscimento dei diritti derivanti da tale status.

3. GAY PRIDE, AMSTERDAM 2016– A febbraio la Commissione Europea ha dichiarato la propria partecipazione, per la prima volta nella storia, al Gay Pride di Amsterdam 2016. Il nome dell’istituzione europea è presente nell’elenco ufficiale delle imbarcazioni: l’ultimo dei 16 giorni di manifestazione, tra le 80 barche previste, dovrebbe sfilare un’imbarcazione targata “Unione Europea”. Non solo la Commissione prenderà parte alla sfilata arcobaleno – anche se non è ancora chiaro se qualcuno dei suoi membri sarà presente sul natante – ma tramite il programma “Rights, Equality and Citizenship” finanzierà la manifestazione. Questo evento eccezionale – secondo gli organizzatori la Commissione avrebbe già rimarcato l’unicità della partecipazione – va inserito nel quadro più generale del messaggio di uguaglianza e di libertà di autodeterminazione già presente nella “List of Actions”. La Commissione ha infatti sottolineato l’importanza di una campagna di comunicazione per promuovere l’accettazione sociale della comunità LGBTI, eliminando vecchi stereotipi e promuovendo il valore della diversità. La notizia della partecipazione, sostenuta con entusiasmo da tutti i Paesi membri e in particolare dalla Germania, è stata duramente contestata dall’Ungheria, che vede la Lista di Azioni a favore della comunità LGBTI come contraria ai propri principi di sovranità nazionale.

Valentina Revelli

Un chicco in più

Per una visione più completa sulla situazione dei diritti LGBTI in Europa, ILGA Europe (European Region of the International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) pubblica ogni anno il Rainbow Europe Package composto da una mappa interattiva e da un report aggiornati Stato per Stato – da cui sono stati tratti i dati relativi ai diritti di famiglia.

La difesa dei diritti della comunità LGTBI nelle istituzioni europee è fortemente supportata da un intergruppo parlamentare di cui fanno parte un centinaio di eurodeputati. 

Foto: Amnesty Finland

Foto: agroffman

 

1 comments
AndreaTamaro
AndreaTamaro

C'è un grave errore in questo articolo: si afferma che l'Italia riconosce le unioni civili. Si tratta di una affermazione completamente errata: l'ex ddl Cirinnà sulle unioni civili è stato votato solo al Senato, quindi deve passare la Camera senza modifiche, essere firmata dal Capo dello Stato e per completare l'iter legislativo e quindi diventare legge dello Stato deve essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale....
Cari saluti :)