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Cuba, dall’embargo ad una finestra sul mondo

Mentre l’Europa sembra essere sotto assedio, la politica internazionale va avanti dall’altra parte del mondo. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, atterrato a La Havana pochi giorni fa, è stato il protagonista di un momento storico nella storia delle relazioni cubano-statunitensi, che dovrebbe portare alla fin del cinquantennale embargo

VERSO UNA RIMOZIONE DELL’EMBARGO – L’ultimo Presidente statunitense a mettere piede sul suolo cubano fu Calvin Coolidge ancora prima del crollo di Wall Street del 1929. L’incontro fra Obama e Raúl Castro sembra segnare quindi una svolta decisiva ai rapporti fra i due Paesi, in tensione ormai dalla Guerra Fredda.
Come da copione, Obama ha puntato l’accento sull’embargo, sottolineando il fatto di non potere ancora prevedere una data precisa per la sua conclusione in quanto la proposta deve essere prima approvata dal Congresso. Nonostante, quindi, al momento siano solo parole, sono comunque le prime pronunciate dopo tanto tempo. Al termine del discorso tenuto a La Havana, Obama ha cercato comunque di mostrare speranza, con un adattamento in spagnolo di quello slogan elettorale che nel 2008 conquistò gli americani: Yes we can, Sí se puede.

Fig. 1 – Il poster che annuncia la storica visita di Obama a Cuba

INTERESSI ECONOMICI MA NON POLITICI – Ma ancora è tutto da vedere. In ballo ci sono soprattutto interessi economici, ma dal punto di vista politico si tratta di due Paesi completamente diversi. Da una parte il modello capitalista degli Stati Uniti; dall’altra, invece, l’economia socialista cubana, nella quale sia l’educazione che la salute pubblica sono state nazionalizzate. Sistemi elettorali, inoltre, molto diversi fra loro. Ricordiamo a questo punto che fra i requisiti che Cuba dovrebbe rispettare per una rimozione totale dell’embargo (istituito nel 1962 per volere di John F. Kennedy), c’è proprio una modifica del sistema elettorale vigente, in modo da permettere l’accesso a libere elezioni anche a esponenti dell’opposizione.

DAI RAPPORTI CON IL VENEZUELA… – Nel 2004 fu proprio Castro a farsi promotore, insieme al Venezuela di Nicolas Maduro, della creazione dell’ALBA (Alianza Bolivariana para las Americas) come alternativa al modello dell’ALCA (Area de Libre Comercio de las Americas) voluto dagli Stati Uniti. L’anno successivo, lo stesso Venezuela ha poi permesso l’ingresso di Cuba anche all’interno del Petrocaribe, l’alleanza petrolifera che vede coinvolti molti degli Stati caraibici e il Venezuela. L’accesso a queste organizzazioni ha dato a Cuba la possibilità di aprire vie commerciali verso i Paesi dell‘America Latina, aggirando in una certa maniera il blocco statunitense. Anche se, sin dagli anni Sessanta, Cuba aveva cercato di non isolarsi troppo cercando l’appoggio dell’ex Unione Sovietica, che mantenne il ruolo di protettore e partner commerciale fino al suo scioglimento, nel 1991. E ancora il Venezuela è protagonista, proprio poche settimane fa, con la firma del piano annuale di cooperazione fra i due Paesi. Quest’anno, oltre ad aprire collaborazioni sul piano economico, sociale e culturale, è stato inserito un progetto anche in ambito sanitario per contrastare il virus Zika. La valida classe medica cubana è, infatti, largamente impegnata nella ricerca per la lotta contro il virus.

…AI TENTATIVI DELLA PRESIDENZA OBAMA GIÀ DAL 2009 – A pochi mesi dalla sua prima elezione, Obama aveva già annunciato una possibile eliminazione dell’embargo. Nel 2009 fu infatti dato il via libera ai viaggi e ai trasferimenti di denaro. Ciò avveniva contemporaneamente ai tentativi di Raúl Castro di liberalizzare il Paese attraverso piccole riforme sul commercio, sull’utilizzo di internet e della comunicazione. Risale al 2014 un rilevante scambio di prigionieri: Alan Gross, statunitense, rilasciato da La Havana in cambio di tre cubani trattenuti negli USA.

Cuba infografica2

Dopo il ripristino dei voli commerciali nel 2015, sono state anche riaperte le rispettive ambasciate. Anche la Commissione Europea, ha affermato, in una sua dichiarazione, che il successo di Cuba dal punto di vista del ritorno alla democrazia potrà avvenire solo grazie all’apertura di contatti internazionali. A tal proposito la Commissione ha ribadito che anche l’Unione Europea giocherà un ruolo importante in questo processo di normalizzazione, rafforzando le relazioni oltreoceano e cercando di accelerare il processo di transizione interna.
Intanto, per la prima volta, alle ultime elezioni hanno potuto presentarsi anche due esponenti dell’opposizione, sebbene alla fine non siano stati eletti: Hildebrando Chaviano, membro del gruppo di avvocati indipendenti Corriente Agramontista e Yuniel López, facente parte del partito illegale Cuba Independiente y Democrática (Cid).
La visita di Papa Francesco nel mese di maggio, infine, ha evidenziato un altro aspetto importante dell’apertura di Cuba verso il resto del mondo: quello di una maggiore tolleranza nei confronti del mondo cattolico, sempre criticato dal comunismo di Castro.

Claudia Patricolo

Un chicco in più

Nel 1992 fu redatto dagli Stati Uniti il Cuban Democracy Act (CDA), nel quale sono stati chiarite le condizioni che Cuba dovrà soddisfare per poter chiedere al Congresso statunitense di rimuovere l’embargo: elezioni libere, possibilità di accesso anche ai partiti dell’opposizione, rispetto dei diritti umani, economia di libero scambio. Qui il testo completo del CDA.

Foto:

Foto: DonkeyHotey

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