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Brasile, arresto per Lula e manifestazioni contro il governo

In 3 sorsi – Almeno 110 città e oltre un milione di persone coinvolte, scese in piazza a San Paolo. Sono questi i numeri dell’imponente manifestazione antigovernativa tenutasi ieri in Brasile per invocare nuovamente le dimissioni della presidente Dilma Rousseff. 

1.MANIFESTAZIONI IN GRANDE STILE – Nel mirino dei manifestanti anche l’ex leader Luiz Inácio Lula da Silva, per il quale la procura ha chiesto l’arresto preventivo con l’accusa di aver occultato la proprietà di un immobile di lusso. A un anno esatto dalle proteste antigovernative che hanno scosso la politica brasiliana, i cittadini scendono nuovamente in piazza in una manifestazione organizzata dai movimenti Vem pra Rua e MBL (Movimento Brasil Livre).

Fig. 1 – Un’immagine delle proteste dei giorni scorsi contro il governo di Dilma

E i motivi sono sempre gli stessi. Si chiede l’impeachment per il Presidente della Repubblica e l’arresto dell’ex Capo di Stato, mentre si manifesta il pieno sostengo al giudice Sergio Moro, considerato il nuovo eroe nazionale per aver dato il via alla più grande inchiesta anti corruzione nella storia del Paese. Lava Jato come Mani Pulite insomma, esperienza di cui il giudice si è sempre detto grande ammiratore e di cui cerca di seguire le orme.
Quasi assenti invece proprio i sostenitori di Lula, nonostante la loro presenza fosse stata ampiamente prevista sia dal governo che dall’opposizione. In pochi, militanti del Partito dei Lavoratori, si sono comunque radunati proprio di fronte la casa di Lula per manifestare la loro solidarietà.

2.ANCORA GUAI PER LULA – Pochi giorni fa, infatti, la polizia ha fatto irruzione nella casa dell’ex Presidente per perquisirne l’appartamento. La procura di San Paolo ha richiesto l’arresto preventivo di Lula che è stato comunque rilasciato dopo quattro ore di interrogatorio, che ha coinvolto anche la moglie e il figlio primogenito. Il Presidente tanto amato dal popolo, il Presidente che aveva acceso una luce in ogni casa del Brasile, è finito nuovamente nel mirino degli inquirenti a causa di un attico a Guarujà di cui avrebbe occultato la proprietà.

Fig.  2 – Tempi duri per Lula, che stava pensando di ricandidarsi alle Presidenziali del 2018

L’ex Capo di Stato si è ovviamente dichiarato innocente, definendo la richiesta della procura come un atto di “mero banditismo” nei suoi confronti e ha negato di essere il proprietario dell’immobile. L’attico risulta comunque intestato all’impresa Oas, coinvolta proprio nell’inchiesta sulle tangenti del gigante petrolifero Petrobras. L’accusa mossa nei confronti di Lula è dunque quella di riciclaggio e falso ideologico ed è la prima volta dalla fine della dittatura militare che la magistratura brasiliana chiede l’arresto di un ex Presidente.

3.POSSIBILE SCAPPATOIA – Ma c’è una scappatoia. La Presidente Rousseff sembra aver proposto al suo vecchio mentore di entrare a fare parte della prossima squadra del suo governo, rimarcando così la sua intenzione a ricandidarsi alle prossime elezioni, a dispetto delle numerose proteste e di una richiesta di impeachment che grava sulla sua testa. Secondo la legge brasiliana, infatti, chi ricopre cariche pubbliche importanti, come quella parlamentare o di ministro per esempio, non è giudicabile dalle corti ordinarie ma soltanto dal Supremo tribunale federale, di cui fanno parte molti membri del partito al potere e sostenitori di Lula stesso.
L’ex leader ha al momento respinto l’offerta, vista dall’opposizione come un chiara via di fuga offertagli dal governo legittimo. Potrà la recente richiesta di arresto fargli cambiare idea?

Claudia Patricolo

Un chicco in più

Per approfondimenti sulla questione vi rimandiamo al sito di informazione “InfoLatam“.

Foto: dfactory

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