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Destra e rifugiati al centro delle elezioni regionali tedesche

In 3 sorsiIl 13 marzo si è votato in tre Länder tedeschi. Il risultato di quello che era considerato un referendum per Frau Merkel e per la sua politica sui rifugiati non le è particolarmente favorevole

1. I LÄNDER INTERESSATI – I circa dodici milioni di tedeschi aventi diritto in Sassonia-Anhalt, Baden-Württemberg e Renania-Palatinato sono stati chiamati alle urne, nella giornata del 13 marzo, per il rinnovo del Governo regionale.
In tutti e tre gli Stati erano presenti Governi di coalizione. In Sassonia (il meno popoloso degli Stati al voto – poco più di due milioni di abitanti), la CDU (Unione dei Cristiano democratici) era il principale partito di governo, in coalizione con la SPD (il partito socialdemocratico). In Renania-Palatinato (circa quattro milioni di abitanti), invece, il Governo uscente vedeva una coalizione tra SPD e Verdi. Nel più popoloso dei tre Länder interessati dalla tornata elettorale, il Baden-Württemberg (più di dieci milioni di abitanti), i Verdi governavano con il supporto della SPD.
Già dagli exit poll appare chiaro che anche i nuovi Governi dovranno essere di coalizione. Ma a complicare gli equilibri presenti in precedenza, oltre al calo di consensi per la CDU, ci saranno, in tutti e tre gli Stati, i parlamentari di Alternative für Deutschland (AfD) – già presenti in cinque dei sedici parlamenti regionali ma al loro “debutto” al Governo di questi Länder.

Gli Stati al voto il 13 marzo. Fonte DeutscheWelle

Fig. 1. – Gli Stati al voto. Fonte DeutscheWelle

2. I RISULTATI – Con slogan come “Messa in sicurezza dei confini” e “Basta al caos dell’asilo”, i candidati di AfD hanno conquistato preferenze che vanno dal 12,6 al 24,2%, interpretabili come protesta contro la politica di accoglienza dei rifugiati sostenuta dal Governo Merkel nell’ultimo anno. La CDU, dal canto suo, avrebbe perso consensi in tutti e tre gli Stati al voto, facendo registrare il minimo storico del 27% dei consensi (nel 2011 furono il 39%) nella sua roccaforte storica, il Baden-Württemberg, “conquistata” dai Verdi – passati al 30,3% dal 24,2 di cinque anni fa; qui AfD ha ottenuto il 15,1% dei voti. Interessante qui notare che il Primo ministro uscente, Winfried Kretschmann, si è distinto per le sue idee “restrittive” di accoglienza, tanto da raccogliere il plauso di AfD.
Emblematico il caso della Sassonia, dove AfD si è attestata come secondo partito (24.2% delle preferenze), scalzando la SPD (che fa registrare una perdita di consensi del 10,9% – da 21,5% a 10,6% – rispetto alle elezioni del 2011); la CDU, che qui rimane primo partito, ha ottenuto il 29,8% delle preferenze (con un calo del 2,7% rispetto al 2011).
Più stabile la situazione in Renania, dove il 36,2% dei voti è andato alla candidata della SPD, che ha superato di circa cinque punti percentuali la sfidante Julia Klöckner, la vicepresidente della CDU. AfD è qui il terzo partito, con il 12,6% delle preferenze.
Sebbene la CDU dovrebbe far parte della maggioranza di Governo in tutti e tre i Paesi, almeno in due casi le coalizioni precedenti non potranno essere mantenute inalterate. In Baden-Württemberg la CDU e la SPD hanno perso terreno in favore, rispettivamente, dei Verdi e di AfD; in Sassonia CDU e SDP non potranno governare da sole a causa dell’esiguo numero di seggi conquistati in Parlamento. E la creazione di coalizioni sarà resa ancora più difficile dalla presenza di AfD, “pesante” in termini di seggi ma non particolarmente ben voluta per l’ingresso in coalizioni di Governo.

3. LE IMPLICAZIONI INTERNE ED INTERNAZIONALI – La tornata elettorale si è subito rivelata un test per Angela Merkel, soprattutto per quanto riguarda la posizione del suo Governo in merito all’accoglienza dei rifugiati. Se i tedeschi sembravano, almeno per la maggioranza, aver accolto favorevolmente l’apertura delle frontiere lo scorso anno – con il risultato di oltre un milione di arrivi –, la situazione si è via via modificata. L’attitudine di alcune fasce di popolazione rispetto all’accoglienza sembra notevolmente mutata. Parallelamente ai risultati elettorali, lo dimostra la sempre più cospicua partecipazione alle manifestazioni di piazza da parte dei simpatizzanti della destra, tra cui gli xenofobi di Pegida. Durante l’ultima manifestazione svoltasi a Berlino, lo scorso 12 marzo, i manifestanti “anti-immigrazione” sono stati circa 3.000 a fronte dei 1.000 partecipanti a un corteo parallelo in favore dell’accoglienza.
Nonostante il Governo sia intenzionato a mantenere salda la propria politica, promuovendo i valori di solidarietà e umanità, l’opposizione della destra, che ormai non si limiterà alle piazze, lo renderà più debole anche sul fronte internazionale. E questo mentre la Germania sta tentando, con una lotta contro il tempo, di promuovere un piano alternativo a quello discusso lo scorso 7 marzo con la Turchia – il cosiddetto “one-out, one-in” – al quale l’establishment tedesco preferirebbe una redistribuzione dei rifugiati tra i 28 Paesi membri.

Giulia Tilenni

Un chicco in più

Il piano di redistribuzione dei migranti di cui si sta parlando in questi giorni, e che inizialmente era stato accantonato, è ispirato a una proposta olandese di cui abbiamo già discusso sulle nostre pagine: i migranti arrivati irregolarmente in Grecia dovrebbero ritornare in Turchia, e per ciascuno di questi l’Unione europea si impegna ad accogliere sul suo territorio un rifugiato arrivato legalmente in Turchia. Oltre a essere osteggiato dalla Germania, questo piano a ricevuto le critiche di molte organizzazioni, da Amnesty International all’UNHCR, che esprimono perplessità sul rispetto dei diritti dei migranti interessati. 

Foto: Renate Dodell

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