contatore visite gratuito
Home - Aree geografiche - Il Gop dai toni pacati e dalle idee concrete

Il Gop dai toni pacati e dalle idee concrete

Caffè americano – La campagna elettorale si trova davanti due tornate di primarie (il 12 e il 15 marzo) che potrebbero rafforzare la posizione di leader del partito di Trump e concludere la corsa per Rubio e Kasich. Le discussioni di politica estera durante il dibattito del Gop che le precede l’hanno fatta da padrone, dimostrando che i repubblicani, quando vogliono, sanno trasformarsi da show men a politici.

IL DIBATTITO – Dal palco dell’Università di Miami, nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 marzo, è andato in onda il dodicesimo dibattito repubblicano, organizzato dalla CNN. Dopo il ritiro di Carson, il quale ha dichiarato il suo endorsement a favore di Trump, il numero di candidati si è ristretto: sul palco troviamo solo il tycoon, Rubio, Cruz e Kasich. Grande novità del dibattito, questa volta, i toni pacati dei candidati, Trump compreso. L’incontro tra gli avversari avviene prima delle decisive primarie dell’Ohio e della Florida, che probabilmente sanciranno la fine della corsa presidenziale di Rubio e Kasich. I repubblicani, infatti, hanno 165 delegati in palio tra Ohio e Florida, Stati in cui vige la regola del winner-takes-all, ovvero “chi vince se li aggiudica tutti”. Kasich ormai sembra abbia accettato la fine della corsa, mentre Rubio non cede e cerca di farsi notare: finora ha vinto solo in due Stati (Minnesota e Porto Rico) e persino in quello in cui è senatore, la Florida, è molto indietro rispetto alle aspettative. Per questo Rubio si dimostra subito pronto a rilanciare la sua campagna elettorale, partendo con la critica alla proposta di Trump di sospendere la carta verde per i lavoratori stranieri. Il magnate ha risposto dicendo che la green card non fa altro che danneggiare i lavoratori americani. Questa dichiarazione viene fatta nonostante la sua precedente ammissione di aver assunto lavoratori stranieri, a volte persino irregolari. La sua giustificazione: lui è un uomo d’affari e il fine, in quel caso, giustificava i mezzi. Il problema di fondo, prosegue Trump, non sono i comportamenti individuali, ma le leggi che li permettono. Tra gli altri temi affrontati (subito dopo il minuto di silenzio osservato per la morte di Nancy Reagan) il cambiamento climatico, le tasse sulle importazioni, gli accordi di libero scambio, il ruolo del governo federale in materia di istruzione e il welfare. Su quest’ultimo argomento si è pronunciato Cruz, dichiarando la necessità di un cambiamento e criticando la proposta di Trump di mantenere lo status quo.

Fig. 1 – Trump è pronto a “impallinare” gli avversari rimasti?

LA POLITICA ESTERA – Nonostante i toni tranquilli, il politicamente corretto è stato messo nel dimenticatoio da Trump, scatenando le risposte degli avversari. Questi hanno reagito in maniera decisa, specialmente nel momento in cui il tycoon ha affermato che molti dei quasi due miliardi di musulmani nel mondo odiano gli Stati Uniti e che dovrebbe essere messo in atto un divieto temporaneo d’ingresso negli Usa. Marco Rubio ha ricordato che moltissimi musulmani hanno servito tra le file dell’esercito e sono morti per difendere il Paese e che è necessario fare una distinzione tra Islam moderato e Islam radicale. Nonostante questo, il senatore della Florida ha dichiarato di essere contrario alla chiusura di Guantanamo e a favore di una riorganizzazione dell’esercito, potenziando anche le reti d’intelligence. Concordano Kasich e Cruz, i quali ribadiscono che gli Usa hanno il bisogno di mantenere buoni rapporti con i Paesi musulmani (Giordania e Arabia Saudita, per citarne alcuni), unica risorsa per colpire al cuore il terrorismo.Per la prima volta i discorsi si sono fatti più tecnici: John Kasich ha proposto una nuova coalizione anti-califfato, unita ad un riavvicinamento tra Turchia e Occidente. Ted Cruz ha criticato l’accordo nucleare con l’Iran e ha ribadito il suo supporto a Israele. Per quanto riguarda l’Isis, il dibattito si è fatto più interessante. Com’era prevedibile, la linea comune è stata quella di dover sostenere tutti gli sforzi possibili nella lotta contro l’Isis, ma come sempre Trump è stato il più drastico. Il newyorkese si è dichiarato pronto a inviare dai 20mila ai 30mila soldati nei territori del Sedicente Stato Islamico, contraddicendo l’affermazione in cui prometteva di completare nel più breve tempo possibile le missioni militari all’estero e riportare a casa i soldati statunitensi (esprimendo le sue critiche sul passato coinvolgimento militare Usa). L’altro grande tema di politica estera affrontato è stato la questione Cuba. Rubio e Cruz, nonostante le loro origini, hanno ripetuto il proprio “no” al disgelo delle relazioni con l’isola, o almeno finché non ci saranno elezioni libere e libertà di espressione. Secondo Trump, invece, è arrivato il momento di un cambiamento. Sono stati discussi, inoltre, i temi delle tensioni israelo-palestinesi, su cui Kasich ha confessato di non avere un piano dettagliato su come risolvere il conflitto. Il moderatore ha, infine, punzecchiato Trump chiedendogli se continuasse a sostenere leader come Putin o Stati come la Cina; a questa domanda, il magnate ha risposto che di loro apprezza solo la determinazione e la forza.

Fig. 2 – Un momento di distensione tra Cruz e Kasich

LA SITUAZIONE ATTUALE – Il cambiamento dei toni del dibattito può essere stato sancito da svariati motivi. Innanzitutto, il Wall Street Journal ha pubblicato uno studio in cui viene mostrato come la contrastata campagna elettorale repubblicana stia generando incertezza sul futuro dell’economia Usa. Inoltre, è probabile che Trump abbia cambiato la sua strategia da aggressiva a più “istituzionale! per contrastare quella rivolta dell’establishment che, nonostante non stia sortendo gli effetti sperati, potrebbe essere una spina nel fianco. L’unico scontro dai toni accesi è stato quello Cruz-Trump: il senatore del Texas ha affermato di essere l’unico in grado di fermare il tycoon, un repubblicano che si descrive tale ma che in realtà è molto più vicino ai democratici di quanto si pensi. Guardando i numeri, è Trump alla guida del partito. Il magnate ha guadagno finora 458 delegati e per vincere la nomination repubblicana ne sono necessari 1.237. Reduce da 14 vittorie, se Trump vincesse in  Ohio, la Casa Bianca si farebbe sempre più vicina. La posta in gioco è alta e il primo dibattito repubblicano caratterizzato da discussioni concrete, tecniche e civili ne è la prova.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

Lo stesso giorno del dibattito, un 78enne ha picchiato un contestatore di colore di Trump in North Carolina, durante un raduno repubblicano. Questo non è il primo episodio di violenza durante un evento di Donald Trump. A febbraio, a Las Vegas, è stato lo stesso magnate a dichiarare di voler prendere a pugni uno dei manifestanti.

A Dayton, in Ohio, durante un comizio un giovane oppositore ha tentato di salire sul palco di Trump per aggredirlo, ma è stato prontamente fermato.

Risultato a sorpresa alle primarie di Washington DC, dove Rubio ha vinto riaprendo parzialmente la porta alle speranze di rimonta.

Foto: Disney | ABC Television Group

0 comments