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Corte Suprema USA, Garland per il dopo Scalia?

In 3 sorsi Dopo la scomparsa di Scalia, giudice costituzionale dal grandissimo rilievo pubblico, giuridico, politico e sociale, Obama punta alla nomina di Garland. Ma il percorso è insidioso, soprattutto perché siamo a pochi mesi dalle elezioni presidenziali

1. L’EREDITÀ DI SCALIA – Lo scorso 13 febbraio, a Marfa, in Texas, è morto Antonin Scalia, figlio di emigrati italiani, studente modello prima al liceo dai gesuiti e poi alle Università di Georgetown e di Harvard. La sua scomparsa assume un significato particolarmente importante alla luce del ruolo che egli ha saputo ritagliarsi all’interno della Corte Suprema, in quanto Scalia ha segnato la storia degli Stati Uniti non solo da un punto di vista giuridico, ma anche da un punto di vista sociale e culturale in senso più generale. La sua esperienza di giudice costituzionale si è sviluppata su tre direttrici. In primo luogo, Scalia ha privilegiato un’interpretazione giuridica legata al testo costituzionale, all’interno del filone ermeneutico cosiddetto originalista-testualista. In secondo luogo, sulle orme di Hamilton, ha favorito un ruolo maggiore del Governo federale rispetto a quello statale, in un Paese che ha sempre vissuto come un peso l’intervento del primo sul secondo. Infine Scalia ha rivendicato il valore centrale della Corte Suprema, in antitesi al minimalismo giuridico secondo cui i tribunali dovrebbero interpretare le normative in modo da evitare di sollevare questioni di fronte alla Corte stessa.

2. LA PROCEDURA – La scomparsa del giudice Scalia è divenuta il centro del dibattito politico statunitense, in quanto accaduta in un periodo politico istituzionale di transizione quale l’ultimo anno di mandato del Presidente, con le elezioni primarie già avviate. La procedura per la nomina del nuovo giudice è assolutamente chiara e risulta dal combinato disposto dell’art. 3 della Costituzione e del Judiciary Act del 24 settembre 1789. Si hanno tre fasi: prima il Presidente individua e seleziona una persona, poi il Senato si esprime a maggioranza semplice e infine, in caso di conferma da parte del Senato, il Presidente investe formalmente il candidato. A tal proposito occorre sottolineare che sia il Presidente, sia il Senato hanno grande autonomia e discrezionalità nella scelta della persona candidata e nella sua conferma. Si ripete dunque lo schema del sistema di governo statunitense, che è congegnato in modo tale da obbligare i vari centri di potere a parlare tra loro e trovare un compromesso. In questo senso sarebbe molto difficile per Obama ottenere la conferma della Camera alta proponendo un candidato fortemente ideologizzato in senso liberal, tanto più ora che il Senato ha una maggioranza politica contraria al Presidente. A prescindere dall’esito, comunque, la decisione di Obama di tentare la nomina di Merrick Garland avrà ripercussioni inevitabili anche sulle elezioni presidenziali. La mancata conferma del giudice individuato dall’attuale Presidente, infatti, potrebbe rivelarsi un ostacolo importante sulla corsa del candidato democratico verso la Casa Bianca: i democratici, che secondo i sondaggi sarebbero vicini al terzo mandato presidenziale consecutivo e che mirano alla maggioranza liberale nella Corte Suprema, potrebbero ritrovarsi, nel peggiore scenario, fuori dalla Casa Bianca e in minoranza nella Corte stessa.

Fig. 1 – Il giudice Garland tra il vicepresidente Biden e il Presidente Obama

3. MERRICK GARLAND – La scelta di Obama è caduta su Merrick Garland, nato nel 1952 a Chicago – e che dunque porterebbe nella Corte Suprema la visione del Mid-West, che oggi manca. Durante la sua esperienza da giudice, Garland ha saputo mediare tra posizioni liberal e posizioni più conservatrici. Soprattutto, ha ricevuto numerosi apprezzamenti per il suo lavoro in occasione degli attacchi terroristici di Oklahoma City (19 aprile 1995) e al parco olimpico di Atlanta (27 luglio 1996), nonché in relazione al caso di Ted Kaczynski, il celebre “Unabomber“. Proprio per questo la sua carriera nelle magistrature, promossa in particolare dal Presidente Clinton, ha avuto l’appoggio anche dei repubblicani. Si tratta di un giudice di grande stima e considerazione che può mettere in difficoltà la scelta dei senatori repubblicani, ma l’iter si prospetta ancora lungo. Sicuramente qualcosa potrebbe sbloccarsi tra ottobre e novembre, quando si avranno idee molto più chiare sul nuovo inquilino della Casa Bianca.

Emiliano Marzinotto

Un chicco in più

Oggi la Corte Suprema degli Stati Uniti è composta da quattro giudici conservatori (Anthony Kennedy e Clarence Thomas, nominati da Reagan; Samuel Alito e John Roberts, nominati da G.W. Bush) e da quattro giudici liberal (Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer, nominati da Clinton; Sonia Sotomayor e Elena Kagan, nominati da Obama).

Foto: ThatMattWade

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