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Olimpiadi di Rio 2016: la grande prova del colosso dai piedi di argilla (I)

Il 2 ottobre 2009 una folla di cinquantamila persone esultava sulla spiaggia di Copacabana per l’assegnazione dei Giochi Olimpici del 2016 alla città di Rio de Janeiro

QUALCHE ANNO FA… – Alla 121ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale di Copenaghen, Luiz Inacio da Silva detto Lula, all’epoca Presidente del Brasile – allora definito da Barack Obama «l’uomo politico più popolare del pianeta» – in quanto capo delle delegazione del Paese annunciava trionfante: «Noi non siamo un Paese di seconda fascia, siamo un Paese di prima fascia, questo è ciò che questa vittoria significa. […] Tutte quelle persone le quali pensavano che non avessimo le capacità per governare questo Paese adesso sapranno che siamo in grado».
Nel 2010 il Paese segnava una crescita annuale del PIL del 7.5%, trascinato da fattori interni come investimenti pubblici, politiche sociali, apertura al credito, il tutto coadiuvato da congiunture favorevoli quali l’alta quotazione delle materie prime – dalle quali l’economia brasiliana dipende fortemente – e la ingente domanda cinese di quest’ultime.
A distanza di sei anni il Brasile si trova ad affrontare una delle recessioni più grandi della sua storia. Stando ai dati dell’istituto governativo di statistica brasiliano (IBGE) c’è stata, nel solo 2015, una diminuzione del PIL del 3,8% alla quale succederà un ulteriore calo del 3,5 nel 2016, secondo il Fondo Monetario Internazionale; l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha declassato il debito pubblico del Paese a spazzatura, evidenziando inoltre un rapporto deficit/Pil al 10,3% e un’inflazione che viaggia all’11% con un valuta nazionale nazionale, il Real, ormai svalutata di 3,7 rispetto al dollaro e di 4 rispetto all’euro.

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Fig.1 – L’andamento negativo della crescita del PIL brasiliano. Elaborazione “Il Caffè Geopolitico” su dati dell’ambasciata del Brasile

Le Olimpiadi che fino a pochi anni fa sembravano una perfetta vetrina di consenso politico per il Governo del PT guidato prima da Lula e adesso dalla sua delfina, l’ex guerrigliera Dilma Rousseff, si rivelano indice dello stato di salute, nonché banco di prova, dell’attuale classe dirigente, dilaniata dagli scandali e dalle inchieste sulla corruzione, su tutte quella denominata Lava Jato.

TRA CRITICHE E SFIDE – I Giochi Olimpici dovevano essere quello che in economia viene definito feel good factor, un evento capace di generare ottimismo e fiducia nell’economia; ma la recessione e la crisi politica dell’ex locomotiva verde-oro hanno reso le prime olimpiadi latinoamericane uno dei principali veicoli di dissenso di una parte della popolazione, proprio come successe con le proteste per i mondiali di calcio del 2014.
Le critiche di cui sono stati destinatari il Governo, ma anche ai politici locali riguardano: le ingenti spese di denaro pubblico sottratto a settori in crisi come l’istruzione o la sanità, con quest’ultima che denota una mancanza strutturale di medici; il fatto che le imprese edili cui sono stati assegnati i lavori sono le stesse colpite dagli scandali e dalle inchieste (almeno sette: Odebrecht, OAS, Queiroz Galvão, Andrade Gutierrez, Camargo Corrêa, Mendes Júnior e Carioca), oltre all’abbattimento di alcune aree di favelas adiacenti al Parco Olimpico, che hanno scatenato proteste locali.
Secondo la Ong Terre des hommes e il Comitato Popolare dell’Olimpiadi, centro della protesta cittadina contro il mega-evento, 4120 famiglie sono state già sfrattate e 2846 sono attualmente a rischio. Le abitazioni offerte come alternativa si trovano spesso in periferia, talvolta a 60 chilometri dal luogo d’origine e prive di strutture e servizi adeguati.
Le olimpiadi brasiliane sono inoltre emblematiche delle sfide che il Paese deve affrontare in questo momento, come il virus zika e la questione sicurezza, in questo caso con una speciale attenzione per la città di Rio de Janeiro. Un’analisi dettagliata dell’organizzazione di un evento di tale portata offre un quadro emblematico di un’olimpiade gestita da un paese in piena crisi.

I COSTI – Il budget iniziale previsto a candidatura ottenuta era di 28 miliardi di reais (6,7 miliardi di euro). Questo, però, è stato sottoposto a numerose revisioni negli ultimi anni, salendo a 39 miliardi nel gennaio scorso (9,3 miliardi di euro). Gli aumenti sono stati giustificati dall’autorità responsabile dei lavori di costruzione (Autorità Pubblica Olimpica, APO) come attualizzazione in corso d’opera dei lavori o come fondi destinati a interventi del tutto nuovi. Ad ogni modo tale budget è diviso tra tre enti: il Comitato Organizzatore di Rio 2016, la già citata APO e infine il Piano di Politiche Pubbliche.

  • Comitato Organizzatore di Rio 2016

Il Comitato ha un budget di 7,4 miliardi (1,7 mld di euro) fornito al 100% da fondi privati: un 52%
di grandi sponsor (Bradesco, Coca Cola, Mc Donald ecc.), un 25% dato direttamente dal Comitato Olimpico Internazionale e un 23% costituito da biglietti e prodotti destinati alla vendita. Tale quantità di denaro è interamente destinata al corretto svolgimento dello spettacolo sportivo: finanzierà la cerimonia d’apertura, pagherà gli stipendi dei lavoratori, fornirà strutture di pronto soccorso, oltre che a garantire sicurezza, alimentazione, alloggi, trasporti e la copertura dei mezzi di comunicazione. Questa parte del budget non ha fini lucrativi ma ogni spesa è coperta da vendite o da enti patrocinatori, come mostrato nel grafico sottostante:

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  • Autorità Pubblica Olimpica (APO)

Budget previsto di 7,0 miliardi di reais (1,6 mld di euro) destinato alle strutture che ospiteranno le gare e gli atleti. L’utilizzazione di tali fondi, la pianificazione e la consegna delle opere è sotto la supervisione del consorzio pubblico APO, un ente che prevede la collaborazione di Stato Federale, Regione e Comune (Prefeitura). Anche in questo caso la maggior parte dei finanziamenti viene perlopiù dal settore privato per circa il 60% con un 40% di fondi pubblici.
Qual è dunque l’interesse di quel settore privato perlopiù edile coinvolto in varie inchieste nell’aver investito in Rio 2016? L’interesse consiste nella rivalorizzazione delle strutture a giochi finiti. Basti pensare alla Vila dos Atletas situata in Barra de Tijuca: un opera da 2,9 miliardi di reais (700 milioni di euro), costituita da 31 palazzi in cui alloggeranno 15.000 atleti durante Rio 2016, al termine della quale l’intero complesso sarà un condominio residenziale privato, dunque fonte di profitto non indifferente. Altro esempio ci viene fornito dall’Arena do futuro, destinata alle gare di palla a mano e che diverrà sede di ben 4 scuole municipali.
L’APO, per evitare ogni facile accusa di corruzione, ha redatto un documento di trasparenza disponibile online, detto Matriz de Responsabilidades, nel quale sono esposti spese, scadenze e i responsabili per la sostenibilità dei costi e la realizzazione dell’opera. Va detto che anche questa fetta di budget è stata costantemente aumentata al rialzo dal 2009 ad oggi.

  • Piano di Politiche Pubbliche

Fissato per 24,6 miliardi di reais (5,8 miliardi di euro), i fondi di tale programma di interventi pubblici infrastrutturali e di investimenti sono destinati alle opere da lasciare in eredità alla città di Rio de Janeiro. Si tratta perlopiù di lavori riguardanti la mobilità urbana, come la famosa linea Amarelha della metropolitana che dovrà spostare milioni di turisti, atleti e cittadini brasiliani da un lato all’altro della città; sempre in questo ultimo ambito sono previsti lavori per la linee tram VLT e BRT e la rivalorizzazione del porto. Per quanto riguarda il PPP il 57% degli investimenti provengono dal settore pubblico, a differenza degli altri due enti.

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Fig.2- Quote di investimenti pubblici e privati nella spesa totale. Grafico Il Caffè Geopolitico

Il fatto che quasi il 60% delle spese nella loro totalità vengano dai privati senza pesare sull’erario statale è stato ribadito più volte come motivo d’orgoglio dal sindaco di Rio, Eduardo Paes (del PMDB), evidenziando che in tal modo si evitano sprechi e corruzione. Bisogna comunque evidenziare che i lavori, fino ad inizio 2015, procedevano a rilento e sono stati definitivi dal vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale, John Coates, come i peggior preparativi di sempre.

Emiliano Caliendo

Un chicco in più

Ha destato scalpore la conduzione coercitiva dell’ex Presidente Lula davanti all’autorità giudiziaria e al giudice Sergio Moro nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato. Per gli investigatori ci sono indizi secondi i quali l’ex Presidente e la sua famiglia abbiano beneficiato dello schema di corruzione che coinvolge quasi tutte le imprese cui sono stati assegnati i lavori delle Olimpiadi. Sergio Moro, oramai alla ribalta nazionale, ha affermato che le imprese coinvolte negli scandali sarebbero dovute essere estromesse dai lavori per Rio 2016. 

Foto: Phil Guest

Foto: mezcal&tequila

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