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La Corea del Nord e la sfida alla comunità internazionale

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con la storica risoluzione 227 del 2016, ha approvato recentemente nuove sanzioni che, con il supporto cinese, colpiranno direttamente gli interessi nordcoreani all’estero, limitando la capacità economica dell’élite al potere ormai da decenni. Cerchiamo di capire come si è arrivati a questa decisione, incisiva quanto inaspettata, da parte del braccio operativo della massima organizzazione internazionale

ANNO NUOVO, SITUAZIONE IMMUTATA – In Corea del Nord il 2016 si è aperto con due nuovi esperimenti in ambito militare che non smettono di far discutere la comunità internazionale e, soprattutto, i Paesi vicini. Il 6 gennaio prima e il 7 febbraio poi, il ”Grande successore” Kim Jong-un ha autorizzato personalmente, in piena violazione del diritto internazionale, il test di una presunta bomba all’idrogeno e il lancio di un missile in orbita.
Il Paese eremita continua, quindi, la propria corsa verso il primato internazionale delle violazioni, senza alcun cenno di voler dare attuazione a quanto pattuito, tra il 2003 e il 2009, in sede di Six-Party Talks. Nemmeno questi negoziati, finalizzati alla denuclearizzazione della bellicosa penisola coreana, sono riusciti quindi, a distanza di 7 anni, a sortire effetti. Così come accaduto con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e con gli svariati altri provvedimenti delle Nazioni Unite, anche in materia di gross violations dei diritti umani.

Fig. 1 – Murale propagandistico sulla facciata del Palazzo della Cultura di Pyongyang, capitale della Corea del Nord

L’IMPOSSIBILE DENUCLEARIZZAZIONE DEL PAESE – I recenti episodi hanno messo nuovamente a dura prova, come ricordato anche dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, l’intero sistema di non proliferazione nucleare che trova negli atti di soft law dell’Assemblea generale, nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e nel Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), entrato in vigore il 5 marzo 1970, le proprie basi giuridiche. Con la risoluzione 69/52 sulla completa eliminazione delle armi nucleari, approvata il 2 dicembre 2014 con il solo voto contrario della Corea del Nord, l’Assemblea ha voluto rimarcare l’importanza dell’adesione al TNP, sollecitando i Paesi aderenti a rafforzare il regime giuridico da questo derivante e gli Stati non firmatari ad aderire promuovendo anche l’istituzione di nuove zone denuclearizzate. In questo contesto giuridico il Paese asiatico non trova, pertanto, alcuno spazio di legittimazione in materia di implementazione e sperimentazione nucleare – vietata, tra l’altro, anche dal Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty (CTBT) non ancora entrato in vigore per la mancata adesione, in termini di firma o ratifica, di 8 Paesi su 44 previsti quali necessari ai fini dell’attivazione del Trattato, Corea del Nord inclusa.

Fig. 2 – Due scienziati sudcoreani discutono degli effetti sismici e meteorologici del recente test nucleare nordcoreano, gennaio 2016

Il Consiglio di sicurezza straordinario, tenutosi il 7 febbraio 2016, ha condannato duramente l’ennesima violazione nordcoreana rammentando le precedenti risoluzioni, 1718(2006), 1874(2009), 2087(2013) e 2094(2013), con cui si contestava il programma nucleare, si implementavano le sanzioni economiche e si intimava al Paese asiatico di cessare i test militari e avviare un dialogo con la comunità internazionale. Il venezuelano Ramirez, Presidente di turno del Consiglio, ha anticipato che sarebbero state imposte nuove sanzioni, già in fase di discussione dopo il primo test di gennaio, in ottemperanza, quindi, al capitolo VII della Carta ONU, firmata il 26 giugno 1945, considerato che testare ordigni nucleari o lanciare satelliti in orbita senza alcuna legittimazione giuridica sono da reputarsi minacce alla pace.
Mentre la comunità internazionale discute circa l’eventuale pericolosità del missile lanciato in orbita, la giustificazione fornita dalle autorità di Pyongyang in merito si fonda, invece, sulla cosiddetta libertà di utilizzo dello spazio extra-atmosferico sancita, effettivamente, dall’Outer Space Treaty, firmato il 27 gennaio 1967, secondo il quale, però, tale libertà va esercitata nei limiti del diritto internazionale ed escludendo qualsiasi utilizzo di materiale nucleare, o militare, in orbita.

Fig. 3 – Il leader nordcoreano Kim Jong-un e membri del suo entourage visitano un allevamento ittico, dicembre 2015

I DIRITTI UMANI CONTINUANO A ESSERE VIOLATI – Nonostante l’opinione pubblica internazionale continui a focalizzare l’attenzione sul dossier nucleare nordcoreano, nel Paese la situazione dei diritti umani resta negativamente immutata. Il rapporto redatto nel 2014 da un’apposita Commissione d’inchiesta, istituita il 21 marzo 2013 dal Consiglio ONU per i diritti umani su iniziativa di Giappone e UE, descrive, in 400 pagine, una popolazione priva di qualsivoglia libertà, vittima del proprio Governo e sottoposta a un regime di terrore equiparato a quello nazista. Campi di prigionia con circa centomila detenuti, incluse intere famiglie, e torture di ogni tipo per i prigionieri politici sono la normalità in un Paese che invece continua a parlare di complotto internazionale ai propri danni e di libertà assicurate ai propri cittadini che sempre più spesso tentano, però, la fuga come raccontato dalle cronache quotidiane. Su queste basi l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha chiesto, nel dicembre 2015, al Consiglio di sicurezza di deferire Pyongyang alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità aggiungendo che «the institutional nature and severity of wich pose a threat to international peace and securuty».
Appare chiaro, dunque, che nell’annosa questione nordcoreana gli strumenti sanzionatori e i moniti, in materia di nucleare quanto di diritti umani, siano stati fino a questo momento insufficienti. Risulter senz’altro più utile, invece, l’adozione dei provvedimenti incisivi, tra cui nuove sanzioni per colpire direttamente l’élite del regime e non la popolazione, pubblicamente sostenuti anche dalla Cina, partner storico del Paese, sempre meno tollerante rispetto ad un alleato le cui azioni potrebbero determinare un incremento della presenza statunitense nella regione, a sostegno di Giappone e Corea del Sud, destabilizzando, quindi, un’area dall’equilibrio già precario.

Fig. 4 – Manifestazione di protesta a Seoul contro il recente test nucleare nordcoreano, gennaio 2016

Francesco Emanuele Celentano

Un chicco in più

La Corea del Nord, unico caso di dinastia comunista nella storia politica, è uno dei Paesi più isolati e sanzionati al mondo. Membro delle Nazioni Unite, è oggetto di sanzioni internazionali sin dagli anni Novanta. Alla base della gestione politica del Paese c’è la dottrina Juche elaborata dal fondatore della Repubblica democratica e Presidente eterno Kim Il-sung, secondo cui l’economia e l’organizzazione dello Stato devono essere incentrate sul principio dell’autosufficienza, con risvolti deleteri per la popolazione abituata a vivere in uno stato di costante carestia e soggetta a restrizioni dei diritti civili basilari.

Foto: (stephan)

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