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Elezioni in Centrafrica: venti di cambiamento?

Sarà l’ex Primo ministro Faustin Archange a guidare il Centrafrica verso la pace e la democrazia dopo anni di violenti scontri interni che hanno portato il Paese sull’orlo di una disastrosa crisi umanitaria e di una profonda instabilità politica.

GLI ANNI RECENTI − Le tanto attese elezioni presidenziali in Centrafrica si sono svolte in un clima di vasto ottimismo e di speranza verso il futuro, quasi in antitesi rispetto agli anni recenti. La Repubblica Centrafricana è, infatti, teatro di una drammatica guerra civile trasformatasi in un’emergenza umanitaria che conta ormai migliaia di morti, sfollati e profughi. In realtà, la storia post coloniale del Paese dopo l’indipendenza dalla Francia non è mai stata coronata da momenti felici, anzi è stata un susseguirsi di colpi di Stato e regimi militari. Con un forte squilibrio tra il tasso di crescita della popolazione e quello dell’economia e un diffuso mercato di contrabbando di diamanti, avorio e uranio, il Centrafrica è uno dei Paesi più poveri al mondo. Inoltre, la popolazione è eterogenea: circa l’80% è cristiano (51% di protestanti e 29% di cattolici), mentre il 10% è islamico e l’altro 10% animista, con continue tensioni tra le diverse componenti.

Fig.1 – Faustin Archange Touaderà è il nuovo Presidente della Repubblica Centrafricana, eletto con il 62,71% delle preferenze dopo il ballottaggio con il rivale Anicet Georges Dologuélé

UN CONFLITTO INTERRELIGIOSO − Dal 2003 al 2013 la Repubblica Centrafricana è stata guidata dal generale François Bozizé, ma il lungo periodo di governo non ha portato alla pacificazione del Paese: nel dicembre del 2012 le milizie di Seleka, una coalizione di ribelli, avanzarono fino a occupare la capitale Bangui, costringendo Bozizé alla fuga in Camerun. Seleka è composta da anime diverse tra loro, con prevalenza musulmana e con forte presenza di mercenari sudanesi e ciadiani. Assunto il potere, i ribelli proclamarono Presidente Michel Djotodia, storico oppositore musulmano di Bozizé. A Seleka si contrappongono le milizie “anti-balaka” (“anti machete”, che, secondo una delle interpretazioni, deriva dall’abitudine di portare amuleti che difendono dai colpi), gruppi organizzatisi a livello locale provenienti dal Nord del Paese e composti di animisti e cristiani, in cui confluiscono anche sostenitori di Bozizé ed ex militari. Il neo Presidente Djotodia, incapace di tenere a freno gli scontri tra le due fazioni, si dimise.

Fig. 2 – La missione delle Nazioni Unite MISCA, presente nel Paese dal settembre 2014, ha vegliato sul corretto svolgimento delle elezioni, dato l’alto rischio di brogli e le preoccupazioni legate alla sicurezza

L’INTERVENTO INTERNAZIONALE − La Francia intervenne nell’ex colonia con l’operazione SANGARIS nel dicembre 2013, all’indomani dell’approvazione, da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, della Risoluzione 2127. Le forze francesi furono poi sostituite nel settembre dell’anno successivo dalla missione internazionale MISCA (Mission internationale de soutien à la Centrafrique sous conduite africaine) per ristabilire l’ordine pubblico, con il sostegno delle truppe dell’Unione Africana. L’intervento internazionale pose fine al potere dei ribelli: si aprì così la parentesi del Governo ad interim di Catherine Samba-Panza, la prima donna Presidente del Paese, appartenente alla componente cristiana, ma considerata neutrale alle due fazioni in guerra. A lei l’arduo compito di stabilizzare la situazione interna per poi indire nuove elezioni.

«UN MIRACOLO IN UN PAESE IN GUERRA» − Il primo turno delle elezioni legislative e presidenziali si è svolto il 30 dicembre, dopo ben otto rinvii per motivi logistici e organizzativi. Sono state precedute il 13 dicembre dal referendum per l’approvazione della nuova Costituzione, che prevede l’instaurazione della VI Repubblica, la riduzione dei mandati presidenziali e la lotta contro la corruzione. I programmi elettorali dei trenta candidati si sono concentrati sulla pacificazione, il ripristino della sicurezza e lo sviluppo futuro del Paese. Tuttavia l’organizzazione delle elezioni è stata molto complicata, principalmente per le preoccupazioni legate alla sicurezza. Infatti, durante il referendum costituzionale si sono verificati violenti scontri nella parte est e nord del Paese che hanno causato morti e feriti. Alto era anche il rischio di brogli (le elezioni legislative sono state annullate per questo motivo). Ma, in un clima di sorpresa generale, le elezioni presidenziali si sono svolte pacificamente: il generale senegalese Balla Keita, capo della missione Onu, le ha definite «un miracolo in un Paese in guerra». Secondo gli ultimi dati diffusi, l’affluenza alle urne è stata di circa il 70%. Il primo turno delle presidenziali ha visto contendersi la vittoria Anicet Georges Dologuélé e Faustin Archange Touadéra. Tra i due, con il 23,78% delle preferenze, Dologuélé si è classificato primo: fin da subito considerato come favorito, il suo partito Union pour le renouveau centrafricain (Urca), ha stretto un accordo politico con il partito dell’ex Presidente Bozizé (Kwa Na Kwa-KNK) per la formazione del futuro Governo. Le sue priorità erano migliorare la sicurezza e la giustizia per attirare investimenti privati e creare posti di lavoro. Faustin Archange Touaderà, invece, ha ottenuto il 19,42% dei voti, presentandosi come candidato indipendente: ultimo Primo ministro di Bozizé, non ha avuto alcun appoggio ufficiale da parte del KNK, ma ha comunque beneficiato del sostegno di una parte importante del suo elettorato tradizionale.

Fig.3 – L’affluenza alle urne è stata intorno al 70%: un risultato importante che simboleggia la volontà della popolazione di voltare le spalle al passato.

UN PASSO VERSO LA PACE? − Il popolo centrafricano ha deciso il 14 febbraio che sarà Touadéra a guidare il Paese: al ballottaggio ha ottenuto il 62,71% dei voti contro il 37,29% del rivale. I veri vincitori delle elezioni sono stati gli stessi centrafricani, che hanno dimostrato grande serietà e dignità al momento di decidere a chi affidare le sorti del Centrafrica. Una scelta che ha portato alla condanna di candidati non credibili e troppo legati al passato. Nella sua prima dichiarazione pubblica, Touadéra ha tenuto un profilo basso, annunciando che «è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche per risollevare il Paese»: vedremo nei prossimi anni se sarà all’altezza delle aspettative dei votanti.

Irene Dell’Omo

Un chicco in più

Sui crimini commessi durante il conflitto nella Repubblica Centrafricana dalle due fazioni in guerra, la coalizione Seleka e le milizie “anti-bakala”, è stata aperta un’inchiesta dalla Corte Penale Internazionale. Qui un approfondimento.
Inoltre, Amnesty International, organizzazione non governativa internazionale per la difesa dei diritti umani, ha denunciato le violenze diffuse nel Paese nel Report dedicato alla crisi centrafricana.

Foto: United Nations Photo

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