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USA 2016, Donald Trump trionfa in Nevada

Caffè Americano – Il caucus repubblicano del Nevada si è concluso. Questi i risultati. Donald Trump stravince con il 46% delle preferenze. Secondo, Marco Rubio al 24%. Terzo, Ted Cruz al 21.

TRUMP  COLPISCE ANCORA – Il miliardario newyorchese sfonda letteralmente in uno Stato che nel 2008 e nel 2012 aveva espresso una preferenza profondamente centrista, sostenendo il candidato moderato Mitt Romney. Decisivo fu allora l’appoggio dell’elettorato mormone che, stavolta, avrebbe dovuto teoricamente trovare in Marco Rubio il proprio rappresentante (il senatore della Florida è difatti cattolico ma al contempo molto vicino alla chiesa mormone del Silver State). Con questo trionfo, Trump inanella la terza vittoria consecutiva e si appresta ad affrontare l’ormai imminente Super Martedì in una posizione di forza ineguagliabile rispetto ai rivali. La possibilità che il magnate vinca la nomination repubblicana si fa quindi sempre più concreta, mentre nell’establishment la preoccupazione aumenta. E proprio ieri Politico ha rilevato come forse i big dell’elefantino abbiano deciso di puntare troppo tardi su Marco Rubio, quando ormai Trump era già riuscito a capitalizzare e a consolidare il vantaggio acquisito in precedenza. E proprio sulla figura di Rubio iniziano a piovere oggi sempre più interrogativi.

RUBIO IN DIFFICOLTA’ – Nonostante l’ondata di endorsement ricevuta negli ultimi giorni dall’apparato del partito, il giovane senatore di Miami non riesce a decollare. Consolidata ormai la propria posizione di leader dei moderati, Rubio si sta cucendo tuttavia sempre più addosso l’immagine di eterno secondo. E proprio i risultati in Nevada appaiono preoccupanti. Non tanto in termini di delegati (che sono 30, quindi relativamente pochi). Quanto semmai in termini politici, visto che le prossime consultazioni elettorali saranno quelle del Super Martedì, dove Trump adesso spera concretamente di portare a casa una valanga di vittorie. Al momento, l’unica speranza realistica che l’attendista Rubio ha è che Trump e Cruz riescano ad indebolirsi vicendevolmente. Un ben magro obiettivo, che mette in luce l’attuale debolezza del senatore di origini cubane, il quale non sembra in grado di fare quel che dovrebbe: attaccare frontalmente i rivali radicali e cercare di espandere la propria influenza a destra. Anche perché al momento l’elettorato centrista in seno al GOP appare sempre più risicato. E mentre la stella di Cruz sembra stia lentamente calando (azzoppata dalle polemiche sorte per i suoi stratagemmi sporchi), quella di Trump è più viva che mai e non accenna a spegnersi.

Fig. 1 – Tempi sempre più duri per Marco Rubio, le cui speranze di vincere la nomination repubblicana si stanno spegnendo. 

SCENARI FUTURI – E il miliardario newyorchese adesso ci spera veramente. Anche perché nel caso la nomination democratica finisse nelle mani della centrista Hillary Clinton, le possibilità di vittoria da parte di Trump tra le file dell’elefantino potrebbero aumentare. E la domanda allora è d’obbligo: qualora il magnate riuscisse a conseguire la nomination repubblicana, avrebbe concrete possibilità di conquista della Casa Bianca? Difficile. Ma non impossibile. Al netto del suo radicalismo populistico, Trump si differenzia difatti dall’ultraconservatore Cruz su un punto essenziale. Mentre quest’ultimo risulta quasi esclusivamente schiacciato sulle classiche posizioni della destra evangelica, il miliardario è potenzialmente in grado di attrarre voti trasversali: soprattutto nel bacino radicale, di destra e di sinistra (tanto che laddove Sanders fallisse, non è escluso che qualche sua frangia elettorale possa passare tra le file di Trump). In secondo luogo, è notizia recentissima che il miliardario avrebbe accolto nel suo staff di consiglieri l’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani. Fattore fondamentale, che potrebbe preludere a un’apertura elettorale del magnate verso il centro. Una strategia che guarda ovviamente alla Casa Bianca.

Stefano Graziosi

Un chicco in più

Il 1 marzo si terrà il Super Martedì con le primarie in 12 Stati: Alabama, Alaska, Arkansas, Colorado, Georgia, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Tennessee, Texas, Vermont, Virginia. 

Foto: Michael Vadon

1 comments
Bruno
Bruno

Spiace dirlo ma è un pezzo che l'elefantino non riesce ad esprimere dei candidati decenti.

Il successo di Trump vuol dire che una grossa fetta dell'elettorato conservatore è seriamente incavolata.

Con tutta la buona volontà un Trump alla casa bianca potrebbe essere un rimedio peggiore del male.

Certo che l'america è proprio sfigata da alcuni anni in qua: prima "the muppet" per due mandati e adesso, forse,

un riccone da  bar sport.