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TTIP, le trattative riprendono

In 3 sorsi – Dal 22 al 26 febbraio riprenderanno a ritmo serrato i negoziati del Transatlantic Trade and Investment Partnership tra Stati Uniti e Unione Europea. La volontà è di chiudere l’accordo entro la fine dell’anno, ma incertezze, scarsa trasparenza e proteste rischiano di rendere l’esito dei colloqui tutt’altro che scontato.

1. QUANTO “PESA” IL TTIP – Dopo circa quattro mesi di pausa, riprendono a Bruxelles i negoziati tra USA e UE sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) o Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti.
L’accordo di libero scambio, la cui portata economica è stata sottolineata da uno studio – non esente da critiche – condotto dalla Commissione Europea nel 2013, mira all’abbattimento delle barriere tariffarie e non tariffarie in essere tra due mercati che, da soli, rappresentano quasi il 60% del PIL e il 33% degli scambi commerciali mondiali. L’integrazione delle due aree economiche passa dunque per la rimozione di dazi e ostacoli doganali, ma soprattutto per l’armonizzazione di standard tecnici e normativi.

2. LO STATO DELL’ARTE – I colloqui dell’ultimo round negoziale, l’undicesimo, che si è svolto lo scorso ottobre a Miami, si sono concentrati sui tre argomenti principali dell’accordo: accesso al mercato, armonizzazione normativa, norme sul commercio.
L’insistenza sul primo punto potrebbe sorprendere, dato che le imposte medie sull’importazione tra USA e UE, in base a un report della stessa Commissione, sono già molto basse (meno del 3%). Ma secondo quanto dichiarato dal capo negoziatore UE Ignacio Garcia Bercero nel resoconto finale dell’incontro, l’obiettivo principale è quello di «eliminare la maggior parte delle tariffe sin dal primo giorno di entrata in vigore dell’accordo».
Per quanto riguarda il secondo punto all’ordine del giorno, i negoziatori si sono concentrati su aspetti di carattere tecnico. La Commissione ha colto l’occasione per ribadire che, in ambito di armonizzazione normativa e di uniformazione delle regole commerciali, si impegna a garantire e implementare elevati standard di protezione dei consumatori, cercando in questo modo di rispondere ai timori dell’opinione pubblica e della società civile in materia, soprattutto per quanto riguarda il settore agroalimentare.
La vera novità concerne il terzo e ultimo argomento discusso: Stati Uniti e Unione Europea hanno deciso di introdurre nel TTIP un capitolo sullo sviluppo sostenibile per favorire l’attuazione di politiche commerciali responsabili sia dal punto di vista ambientale che sociale. Un articolo pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian, in cui viene riportato un documento confidenziale redatto dalla Direzione Generale Commercio della Commissione (DG Trade), ha però sollevato non pochi dubbi sulla reale “vocazione” ecologista dell’accordo.

Fig. 1 – I capi negoziatori Ignacio Garcia Bercero (UE) e Dan Mullaney (USA) all’inizio del 12° round negoziale, 22 febbraio 2016

3. INCERTEZZE (TANTE) E SPERANZE (POCHE) – Quello cominciato il 22 febbraio sarà il primo degli almeno tre round negoziali previsti prima dell’inizio dell’estate. Cecilia Malmström, Commissario europeo per il Commercio e Michael Froman, Rappresentante per il Commercio statunitense, hanno assicurato che l’accordo sarà raggiunto entro la fine del mandato dell’Amministrazione Obama, vale a dire, al più tardi, entro il prossimo novembre. In molti temono che un’accelerazione così repentina dei negoziati possa portare a un’intesa al ribasso, soprattutto su uno dei temi più scottanti e contestati del TTIP, la clausola ISDS (Investor-State Dispute Settlement clause), il meccanismo giuridico che permette a un investitore di ricorrere a un tribunale arbitrale in caso di presunte violazioni dei suoi interessi da parte dello Stato ospitante. La nuova proposta presentata dalla Commissione di una sorta di “Corte di giustizia degli investimenti” non è stata ancora vagliata dalla controparte statunitense; nell’ultimo incontro di Miami l’argomento non è stato minimamente affrontato.
A queste difficoltà vanno aggiunte le incertezze date dall’incessante attività di lobbying da parte delle grandi multinazionali, dalla parziale segretezza delle trattative e dall’avversione di milioni di cittadini europei nei confronti dell’accordo.
Non bisogna infine trascurare la valenza geopolitica del partenariato: la chiusura della trattativa potrebbe rafforzare gli interessi economici degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, soprattutto dopo il buon esito del Trans-Pacific Partnership (TPP), omologo asiatico del TTIP. L’Unione Europea dovrà certamente tenerlo in debito conto.

Daniele Pericoli

 Un chicco in più

Il TTIP è un accordo di libero scambio attualmente in corso di negoziato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. I negoziati formali sono stati avviati all’inizio del 2013. La Commissione Europea negozia direttamente con la controparte in quanto ha competenza esclusiva in materia di politica commerciale. Gli Stati Uniti sono rappresentati dal Rappresentante per il Commercio (USTR). Una volta conclusi i negoziati, il testo dovrà essere approvato all’unanimità dal Consiglio Europeo, a maggioranza dal Parlamento Europeo e infine dai parlamenti dei singoli stati membri. Negli Stati Uniti, l’accordo dovrà passare al vaglio del Congresso.
Per maggiori informazioni sul processo negoziale: http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/about-ttip/process/index_it.htm.

 

Foto: greensefa

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