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USA 2016: a Hillary il Nevada, a Trump il South Carolina

Caffè Americano  Il caucus democratico del Nevada e le primarie repubblicane del South Carolina si sono conclusi. Questi i risultati. Tra i democratici, vince Hillary Clinton con il 52% delle preferenze, battendo il rivale Bernie Sanders che dai sondaggi sembrava essere riuscito a rimontare nel Silver State. In casa repubblicana invece vince nuovamente il miliardario newyorchese Donald Trump (con il 33%). Scontro serratissimo tra Marco Rubio e Ted Cruz per il secondo posto.

LA RIVINCITA DI HILLARY – Dopo il disastro registrato in New Hampshire, l’ex first lady può tirare un parziale sospiro di sollievo. La vittoria in Nevada non le conferisce certo una solidità elettorale eccessiva (il numero di delegati qui non è altissimo). Ma sotto l’aspetto psicologico e d’immagine l’evento dà senza dubbio un sostegno non da poco ad una campagna elettorale che appariva veramente sull’orlo del baratro. Una vittoria, che –per quanto comunque non schiacciante – si configura di buon auspicio per l’ex first lady. Non dobbiamo dimenticare difatti che l’elettorato del Silver State conti una quota cospicua di ispanici, minoranza etnica sempre più decisiva nel voto statunitense. E secondo Politico gli exit poll mostrerebbero che anche la maggioranza della comunità afroamericana locale si sarebbe schierata con l’ex segretario di Stato.

Questa vittoria mostra dunque come Hillary sia potenzialmente in grado di attrarre il voto delle minoranze: laddove invece quest’ultimo potrebbe rivelarsi il tallone d’Achille di Sanders, che va fortissimo tra i bianchi ma che non sembra – almeno al momento – riuscire a sfondare nel voto di colore. Proprio per questo il primarie democratiche del South Carolina saranno un test fondamentale: qui il voto afroamericano risulta difatti di notevole importanza. E da settimane i due rivali se lo stanno difatti contendendo spietatamente. Se Hillary (come suggeriscono i sondaggi) riuscirà a imporsi lì, vorrà dire che il suo appeal verso le minoranze sia qualcosa di più di un semplice fuoco di paglia e potrebbe allora tornare seriamente in gara per la conquista della nomination. Ma attenzione: anche nel 2008 i sondaggi davano il Palmetto State in mano all’ex first lady, salvo poi ritrovarsi smentiti dalla vittoria di Obama. E non bisogna neppure trascurare come Sanders stia mietendo numerosi endorsement nella comunità afroamericana. Staremo a vedere.

NUOVO TRIONFO DI TRUMP – Confermando i sondaggi, il miliardario è riuscito a conquistare vigorosamente il South Carolina, vincendo in uno Stato storicamente considerato un feudo della dinastia Bush. Il magnate adesso comincia ad avere le carte in regola per arrivare alla nomination. Certo: la strada è ancora lunga. Ma Trump si sta rendendo capace, pur nel suo radicalismo, di attrarre voti trasversali da parte di ampie quote elettorali dell’area conservatrice. Un’abilità che lo sta premiando e che potrebbe condurlo molto lontano. Per quanto il suo messaggio divisivo non si sa quanto possa veramente aiutarlo in un’eventuale corsa per la Casa Bianca.

IL DESTINO DI RUBIO– Marco Rubio registra un’ottima performance, riuscendo –anche grazie al fondamentale endorsement della governatrice del South Carolina, Nikki Haley – ad imporsi come unico candidato serio dell’establishment. Sprofondano difatti Kasich e Jeb Bush, che ha non a caso annunciato il proprio ritiro dalla campagna elettorale. Sfinito e visibilmente commosso, l’ex governatore della Florida ha dichiarato il suo addio durante una conferenza stampa.  Ha visto fallire tutti i cospicui investimenti riposti in uno Stato che ha finito col voltargli pesantemente le spalle. A nulla sono valsi gli interventi diretti della madre Barbara e del fratello, l’ex presidente George Walker, nelle ultime settimane. Jeb è crollato e i finanziatori hanno chiuso i rubinetti, costringendolo alla resa.
Il compito di Rubio adesso sarà arduo: dovrà cercare di compattare innanzitutto il voto moderato attorno alla propria figura. Ma dovrà anche riuscire ad accattivarsi le simpatie delle frange radicali, per cercare di sgonfiare tanto Trump quanto Cruz. Senza infine dimenticare che – per quanto questi ultimi vadano forte dalle parti dell’estrema destra – i loro elettorati non coincidano perfettamente. Conquistata dunque la leadership dei centristi, Rubio dovrà adesso faticare per far tornare quegli stessi centristi maggioranza nel GOP. Può farcela, in quanto abile federatore. Ma non sarà facile. Soprattutto se – come si sostiene da più parti – sceglierà quale propria vice la stessa Nikki Haley: repubblicana moderata e non propriamente vicina al radicalismo delle destre (dagli evangelici ai Tea Party).

Stefano Graziosi

Un chicco in più

Il 23 febbraio si terrà il caucus repubblicano del Nevada. Il 27 dello stesso mese invece avranno luogo le primarie democratiche del South Carolina 

Foto: US Embassy New Zealand

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