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Grexit scongiurata. E la crisi (3)?

Alexis Tsipras approva le riforme richieste dalle istituzioni europee e cede alle pressioni del FMI. Le opposizioni criticano e le piazze non perdonano, con migliaia di manifestanti che causano disordini ad Atene e Salonicco. Pochi giorni prima Julian Assange denuncia un potenziale piano anti-Grecia del FMI


Questo è ciò che ha preceduto l’Eurogruppo straordinario del 9 maggio scorso. Nel tentativo di chiarire cosa è avvenuto e cosa potrebbe avvenire, tentiamo di scendere nel dettaglio di una complicata analisi dei fatti

UN MESE TURBOLENTO – Il 2 aprile, alla Economic and Monetary Affairs (ECON) – Commissione del Parlamento europeo per i Problemi economici e monetari –, il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos, successore di Yanis Varoufakis, ha dichiarato in un intervento che gli accordi di prepensionamento erano stati ridotti e che il Governo stava lavorando per riunire i 300 diversi fondi pensione in un fondo generale. Tsakalotos ha poi criticato l’insistenza del Fondo monetario internazionale (FMI) in merito a ulteriori tagli alle pensioni, già ritoccate 11 volte e ridotte del 40%. Sul lato delle riforme fiscali ha dichiarato che la Grecia era più vicina alle posizioni dello European Stability Mechanism (ESM) piuttosto che al FMI. Parlando di crescita e occupazione, il ministro ha posto come punto focale la riforma della pubblica amministrazione, aggiungendo poi una serie di obiettivi bimestrali: migliorare la riscossione delle imposte, aumentare la liquidità per le PMI e ridurre i crediti non-performing. In merito alla crisi dei migranti che sta colpendo in maniera considerevole la Grecia, Tsakalotos ha annunciato che ciò non cambierà gli obiettivi; tuttavia ha proseguito dichiarando che, in caso contrario, bisognerà comprendere il peso di questi imponenti fenomeni. In questo senso ha tuttavia anche mosso un critica al sistema dei rimborsi della Commissione europea: i pagamenti avverrebbero spesso in ritardo e la cosa potrebbe giovare alla speculazione di stampo populista, greca e non solo.
Il 5 aprile a Berlino c’è stato il meeting annuale delle grandi istituzioni economiche internazionali. Ospiti della Cancelliera Angela Merkel si sono incontrati Angel Gurría (Organization for Economic Co-operation and Development – OECD), Christine Lagarde (FMI), Guy Ryder (International Labour Organization – ILO), Jim Yong Kim (World Bank) e Roberto Azevêdo (World Trade Organization – WTO). Sono stati trattati i fatti inerenti al recente scandalo dei “Panama papers”, l’altalenante andamento dell’economia cinese e, inoltre, anche il destino della Grecia. In merito a quest’ultimo fatto, è trapelato che l’accordo tra Germania e FMI sul futuro di Atene sarebbe stato approcciato sulla base di una revisione delle scadenze, piuttosto che sul taglio nominale del debito pubblico ellenico.
Il 14 aprile in visita al Parlamento europeo Alexis Tsipras, dopo un colloquio con il presidente Martin Schultz, ha avuto un secondo incontro con il presidente dell’ECON Roberto Gualtieri. Quest’ultimo ha lodato gli sforzi greci e ha ribadito la necessità di rispettare gli obiettivi concordati nel terzo piano di salvataggio, riconoscendo tuttavia una legittima libertà di movimento, seppur in misura relativa, a un Governo democraticamente eletto.
Alla fine dei lavori dell’Eurogruppo ordinario del 22 aprile, Jeroen Dijsselbloem – presidente dell’Eurogruppo e del Consiglio dei governatori dello ESM – ha rilasciato delle dichiarazioni in merito alla prima revisione del programma di aiuti, elogiando la cooperazione tra le istituzioni europee e quelle greche. In questa sede ha inoltre ribadito i due diktat alla base del terzo piano di salvataggio: nessun taglio nominale del debito pubblico ellenico e il rispetto del memorandum firmato nell’estate 2015 – condizioni necessarie e sufficienti anche per eventuali “oscillazioni” dal sentiero tracciato.

Fig. 1 – Il ministro delle Finanze Euclid Tsakalotos prima dell’Eurogruppo, Amsterdam, 22 aprile 2016

L’ODISSEA DI TSIPRAS – Il Premier ha invano richiesto entro la fine di aprile un immediato Eurogruppo straordinario, con l’intenzione di mostrare l’impegno greco e riuscire così a sbloccare la seconda tranche di aiuti da 5,7 miliardi di euro – e probabilmente anche discutere in merito alle intercettazioni di Julian Assange. Il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble si è immediatamente mostrato contrario, non soddisfatto dei documenti in mano a Tsipras. Quest’ultimo era convinto che i tagli da 3 miliardi di euro, potenzialmente ottenibili dalla riforma fiscale e delle pensioni, sarebbero stati più che sufficienti – opinione non condivisa anche dal FMI.
Negli ultimi giorni di aprile si è paventata la possibilità di una nuova crisi di liquidità, tale da spingere il Governo di Atene a chiedere a tutte le PP.AA. di trasferire i propri fondi in un conto unico presso la Banca di Grecia – circa 500 milioni di euro –, da usare come tesoretto per pagare pensioni e stipendi, causando la protesta delle opposizioni parlamentari.
I dati purtroppo non sono favorevoli a Tsipras: la disoccupazione è ancora al 25%, il sistema sanitario è al collasso e il debito pubblico ammonta al 176% del Pil – il limite massimo imposto dal Patto di stabilità e crescita è del 60%. L’evasione fiscale molto elevata non migliora certamente il clima e, infine, dei circa 50 miliardi di euro preventivati dalle privatizzazioni ne sono arrivati solo 2,71,5 dalla vendita del porto del Pireo ai cinesi della COSCO Group e 1,2 dai tedeschi di Fraport AG per la gestione dei 14 aeroporti regionali.
Alla vigilia dell’Eurogruppo straordinario del 9 maggio scorso – nella sera del 7 -, Tsipras ha ottenuto dal parlamento – con 153 voti favorevoli su 300 – l’approvazione delle richieste più pressanti del FMI, e non solo quelle: l’iva è stata aumentata dal 23% al 24% e la soglia per l’esentasse è scesa a 9.091 euro; è stato approvato l’aumento delle aliquote Irpef e della tassa di solidarietà per i più abbienti; sono stati apportati tagli alle pensioni supplementari. Il tutto per un totale di 5,4 miliardi di euro, considerati almeno sufficienti da Tsipras per sbloccare la tranche da 5,7 miliardi, necessaria per onorare il rimborso di 3,5 miliardi in buoni del tesoro ellenici detenuti dalla Banca centrale europea (BCE), previsto per luglio. Alla divulgazione della notizia in piazza Syntagma circa diecimila manifestanti hanno causati imponenti disordini, chiedendo il ritiro delle misure. Altri settemila hanno manifestato con lo stesso intento a Salonicco. Anche i partiti di opposizione, che contano appena 3 voti in meno della maggioranza, hanno manifestato un acceso dissenso.

Fig. 2 – Il Premier Alexis Tsipras nel parlamento greco, Atene, 6 maggio 2016

I FRUTTI DELL’EUROGRUPPO STRAORDINARIO – Secondo il comunicato stampa diffuso alla fine dell’Eurogruppo straordinario, le misure presentate dalla Grecia sarebbero state considerare positivamente. È stato ribadito che la Grecia dovrà attuare un primo pacchetto di misure fiscali pari al 3% del PIL entro il 2018 – ovvero quelle approvate dal Governo Tsipras –, quali la riforma delle pensioni, una riforma dell’imposta sul reddito, la riforma dell’IVA e del regime salariale pubblico.
È stata inoltre trattata una seconda misura, più volte sollecitata anche dal FMI: un meccanismo di contingenza ad attivazione automaticache si attiverebbe appena non si riuscisse a rispettare il surplus degli avanzi primari pari al 3,5% del PIL. Tutte le misure concordate, comprese quelle strutturali, dovrebbero entrare in vigore nel corso dell’anno prossimo come parte del processo di risanamento del bilancio di Atene. Sono state previste eccezioni all’attivazione automatica del meccanismo, che tuttavia saranno di natura limitata e andranno sempre concordate con le istituzioni europee. All’interno del primo pacchetto è compresa anche la strategia per i Non-Performing Loans (NPL) – prestiti non performanti, ovvero non risarcibili ai creditori –, studiata per rafforzare i bilanci delle banche private elleniche e consentire la ripresa del credito interno. È stata inoltre prevista l’istituzione di un mercato per la vendita e per l’assistenza ai prestiti performing e non-performing, con l’esclusione temporanea dei prestiti di piccola entità.
L’Eurogruppo ha ribadito la necessità di un programma di privatizzazione dei beni pubblici greci, atto a facilitare il lavoro dell’ESM. In tal senso è stata elogiata la prossima adozione della legge che regolerà per l’appunto le privatizzazioni, con un annesso Fondo. È previsto che il Consiglio di sorveglianza del Fondo sarà nominato entro giugno 2016, mentre il Fondo diventerà pienamente operativo entro settembre. È stato dichiarata l’intenzione di fare in modo che il rifinanziamento della Grecia sia ottenuto in maniera sostenibile nel lungo periodo. Perciò le misure sopracitate saranno subordinate alla piena attuazione delle misure già concordate negli scorsi mesi.
L’Eurogruppo si è dichiarato d’accordo sui seguenti principi generali, atti a rendere possibili eventuali misure supplementari per il debito greco: agevolare l’accesso al mercato; snellire il piano di rimborso; incentivare il processo di adeguamento della Grecia anche dopo la fine del programma di aiuti; concedere flessibilità in relazione ai futuri tassi di crescita e del PIL. Ha poi ribadito che non saranno concessi tagli nominali del debito.
È stato deciso che verrà preso in considerazione per il breve termine la possibilità di ottimizzare il debt management del programma. Per il medio periodo lo Eurogroup Working Group (EWG) – un organo di natura consultiva – è stato incaricato di ricercare misure specifiche che possano eventualmente seguire alla fine delle misure dell’ESM, come l’utilizzo dei profitti del Security Market Programme (SMP) e dello Agreement on Net Financial Assets (Anfa). Per il lungo periodo e in caso di necessità l’Eurogruppo si impegna a porre in essere misure supplementari per il debito, nel pieno rispetto di quelle vigenti.
L’Eurogruppo ha infine incaricato l’EWG di approfondire gli aspetti tecnici di questo pacchetto di misure, per poi riferire i risultati nella prossima riunione regolare prevista per il 24 maggio. Ha infine raccomandato alla Grecia di seguire le misure suggerite al fine sia di consentire la partecipazione del FMI al programma di aiuti, sia per sbloccare l’erogazione della seconda tranche da 5,7 miliardi.
Attraverso un comunicato stampa di chiusura Dijsselbloem ha commentato che nelle dichiarazioni dell’Eurogruppo si possono notare due filoni di lavoro: completare tutte le misure del pacchetto di breve periodo e assicurarsi che tutto vada come concordato, in maniera tale da sbloccare l’erogazione degli aiuti alla Grecia; aspettare i frutti del lavoro dell’EWG in merito all’analisi tecnica delle misure di breve, medio e lungo termine.

Fig. 3 – Il n.1 dell’Eurogruppo e dell’ESM durante la conferenza di chiusura dell’incontro straordinario, Brussels, 9 maggio 2016

Claudio Cherubini

Un chicco in più

La denuncia di Assange – Lo scorso 2 aprile Wikileaks ha pubblicato i contenuti di una teleconferenza del 19 marzo tra due funzionari del FMI, responsabili della gestione della crisi del debito greco: il danese Poul Thomsen – a capo del Dipartimento Europeo del FMI – e la romena Delia Velkouleskou – a capo della missione del FMI per la Grecia. Secondo Julian Assange il FMI avrebbe voluto forzare il default greco, in maniera tale da farlo coincidere con il referendum del Regno Unito sulla Brexit e al sopracitato rimborso di 3,5 miliardi di euro alla BCE, previsti entrambi a luglio.
Secondo Assange il FMI stava progettando di informare la Germania della sua intenzione di abbandonare la Troika (composta da FMI, Commissione europea e BCE), nel caso di mancato accordo il FMI stesso e la Commissione in merito alla riduzione del debito greco. L’intenzione intercettata di Thomsen sarebbe stata quella di mettere la Cancelliera Merkel di fronte a un trade-off: proseguire senza l’aiuto del FMI, quindi senza accordo e con lo spauracchio di affrontare il Bundestag, oppure accettare le condizioni imposte da Washington.
La motivazione delle richieste del FMI nascerebbe dalla difficoltà di giustificare agli occhi dei creditori non europei un’eventuale atteggiamento “dovish” nei confronti della Grecia. Un comportamento simile risulterebbe contrario alla politica di non aiutare mai gli Stati con debito pubblico critico, quindi potenzialmente non in grado di onorare il prestito. Ad agosto 2015 il FMI aveva annunciato che non avrebbe partecipato al piano di salvataggio da 86 miliardi di euro, che è stato infatti finanziato dagli Stati dell’Unione Europea (UE). Inoltre, Lagarde ha dichiarato più volte che la partecipazione futura del FMI è subordinata al taglio del debito pubblico della Grecia.
Thomsen avrebbe dichiarato che solo la minaccia di un imminente catastrofe finanziaria avrebbe potuto convincere la Grecia a cedere alle richieste del FMI: riduzione del debito e nuove misure di austerità, come l’aumento delle tasse, il taglio delle pensioni e la compressione delle condizioni lavorative. L’intenzione del danese sarebbe quindi quella di portare la Grecia al prossimo luglio in condizioni tali da dover accettare qualsiasi richiesta del FMI, anche le più dolorose.
Lo scorso anno Tsakalotos aveva accusato il FMI di imporre “misure draconiane”, anche in merito alla riforma delle pensioni. Al contrario, secondo Thomsen, il FMI avrebbe dovuto pretendere molto di più. Ha rincarato la dose Velkouleskou, sostenendo che la Grecia punterebbe sul fatto che la Commissione è disposta al compromesso, lasciando quindi al Premier Tsipras margini di contrattazione.
Mentre la Commissione insiste sulla necessità che il surplus degli avanzi primari debba essere pari al 3,5% del PIL greco, il FMI sarebbe invece convinto che la misura realmente raggiungibile sarebbe l’1,5%. In realtà Thomsen ha dichiarato che anche il 2,5% sarebbe un obiettivo gradito e considerato come assicurazione sufficiente, sollecitato infatti anche dai vertici del FMI.
Velkouleskou fa poi riferimento a una particolare soluzione: dividere il problema in due e proporre quindi due programmi con obiettivi diversi. Il problema in questo caso sarebbe se gli europei possano accettare gli obiettivi a medio termine della Commissione e gli obiettivi del FMI per la riduzione del debito. Nello specifico il nodo sarebbe capire la posizione dell’EWG, incerto se credere nelle previsioni della Commissione, che prevede una crescita del PIL greco pari allo 0,5%, oppure in quella del FMI, che prevede un calo del PIL dello 0,5% anche nel caso in cui la Grecia accettasse tutte le misure proposte dal FMI medesimo.
Alla luce di questi eventi, il Governo greco il 2 aprile ha richiesto ufficialmente spiegazioni al FMI, ricevendo una lettera di risposta di Lagarde

 

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