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Polonia alla deriva?

In 3 sorsi – La piega autoritaria presa dalla Polonia – all’indomani delle elezioni che hanno visto l’affermazione del partito conservatore PiS – inizia a preoccupare seriamente le istituzioni dell’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, numerosi analisti e una parte del popolo polacco.

1. LO SCONTRO INTERNO – A distanza di pochi mesi dalla vittoria di Prawo i Sprawiedliwość, i timori esposti fin da subito da numerosi analisti in merito alla possibile “Orbanizzazione” della Polonia sembrano tramutarsi in realtà. Il nuovo Governo, infatti, non ha lasciato trascorrere troppo tempo dalla vittoria elettorale per fare calare la longa manus statale su sistema giudiziario e media. Uno dei primi interventi posti in essere ha riguardato proprio il riassetto della Corte Costituzionale grazie al varo di una legge che, oltre a modificare le regole di voto in seno alla stessa rendendo più ardua l’emissione di sentenze, consente all’esecutivo la sostituzione di cinque giudici su quindici. In aggiunta, il Paese ha assistito all’entrata in vigore di una nuova legge sull’informazione: secondo la normativa, il Governo, tramite una commissione gestita dal Ministero del tesoro, acquisisce il potere di nominare i vertici dei media pubblici, rendendo di fatto limitata l’indipendenza degli stessi. Pochi giorni fa, infine, si è deciso un ampliamento dei poteri delle forze dell’ordine in materia di monitoraggio del web; la motivazione addotta è stata la necessità di affrontare in modo più adeguato la minaccia del terrorismo. Una parte del popolo polacco, però, ha iniziato a sollevarsi in risposta a quello che avverte come un ritorno agli anni tetri nei quali la libertà personale era fortemente limitata. L’opposizione alla svolta autoritaria si è coagulata attorno al Comitato per la difesa della democrazia (Komitet Obrony Demokracji) che, oltre a richiamarsi ai valori del Comitato per la difesa dei lavoratori (movimento precursore di Solidarność), porta avanti le istanze della componente liberale del popolo polacco e «has played a key role in channeling Poles’ growing discontent about their new government’s creeping authoritarianism»

Fig. 1 – Il Presidente polacco Andrzej Duda parla alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. 

2. LO SCONTRO IN EUROPA – Ad aggiungersi all’opposizione interna sono pervenuti rapidamente i moniti della Commissione Europea, ai quali ha fatto seguito la decisione di istituire un’inchiesta finalizzata a verificare il rispetto del diritto e dei principi cardine dell’Unione Europea in Polonia. Tale decisione risulta di importanza notevole anche in quanto è la prima volta in cui si assiste all’implementazione di una simile soluzione nella storia dell’UE. Anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, si è espresso in merito alla situazione interna polacca sostenendo che «la paralisi del Tribunale costituzionale comporta pesanti conseguenze per i diritti umani di tutti i cittadini polacchi. Le autorità polacche devono trovare il modo di uscire da questa situazione nel pieno rispetto delle decisioni del Tribunale costituzionale e del parere che sarà presto adottato dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. Non può esserci alcuna tutela dei diritti umani senza meccanismi che garantiscano lo Stato di diritto, in particolare assicurando controlli ed equilibrio tra i diversi poteri statali». La Polonia, dunque, riceverà a breve due valutazioni – una dalla Commissione, una dal Consiglio d’Europa – in merito all’operato del suo Governo, e ciò rischia di agitare ulteriormente le acque nel caso queste non fossero accomodanti con le posizioni di Varsavia.

Fig. 2 –  Il Primo ministro polacco Beata Szydło con l’omologo ungherese Viktor Orban

3. OMBRE FUTURE – Se la decisione della Commissione Europea può essere senza dubbio ben accolta, essa rischia di allargare la frattura che ha iniziato a crearsi tra l’Unione Europea da un lato e il Governo polacco dall’altro. Quest’ultimo, di fatto, ha criticato aspramente quelle che ritiene essere intromissioni indebite negli affari interni polacchi e si è mosso attivamente per rinforzare i legami con alcuni alleati tra cui – alimentando taluni sospetti – proprio l’Ungheria di Orbán. A margine di un incontro con il premier ungherese, infatti, il Primo ministro polacco Beata Szydło ha chiesto un maggior impegno del Gruppo di Visegrád – alleanza composta da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – nella costituzione di un fronte comune con l’obiettivo di rispondere congiuntamente alle problematiche che impattano maggiormente sugli interessi dei quattro Paesi che lo compongono. Per dirlo con altre parole, si palesa un tentativo di edificare un sistema sub-regionale capace di proiettare con più forza nelle istituzioni dell’Unione le istanze di tali Stati. In aggiunta, il Presidente Duda ha richiesto un maggior impegno della NATO in Polonia e in tutto l’eastern flank dell’Alleanza Atlantica. Ponendosi come baluardo insostituibile dell’Alleanza a difesa della stessa contro la rinata minaccia russa, l’establishment polacco ha la possibilità di raggiungere due obiettivi fondamentali: innanzitutto stringere ulteriormente i legami con quello che rimane il principale strumento per la difesa e la sicurezza della nazione e, collateralmente, sfruttare la posizione strategica della Polonia come mezzo di scambio per avere una più ampia libertà nelle scelte interne. Il timore principale è quello di vedere sorgere, all’interno di un’Unione Europea in difficoltà ormai cronica – e con la spinta data da un sistema internazionale sempre più frammentato – un’ulteriore frattura capace di rivelarsi – a lungo andare e sommata alle numerose altre mortale. È d’uopo ricordare, infatti, che «l’appartenenza all’UE garantisce, regala a chi ne fa parte un surplus di sovranità e non assesta una sua amputazione, perché l’UE è un moltiplicatore di potenza, qualcosa da cogliere al volo e da sfruttare al massimo, finché, va precisato, ciò conviene all’interesse nazionale»

Simone Zuccarelli

Un chicco in più 

  • Il saggio da cui è tratta la citazione in calce – dal titolo eloquente di Dissipatio Europae? Forma e forza dell’Ue nell’era della fine del sistema internazionale – offre uno spaccato assai interessante per l’interpretazione delle vicende sopra analizzate. L’autore – Luca Bellocchio, docente di Geopolitica e Politica Globale all’Università degli Studi di Milano – si sofferma, tra le altre cose, sul significato di sovranità e, conseguentemente, anche sulla natura dell’Unione Europea: un’analisi profonda di tali concetti, dunque, «ci mostra, altrettanto chiaramente, che la UE altro non è, in termini statualisti, che una “confederazione”, cioè un trattato internazionale tra stati rimasti pienamente sovrani, vale a dire poco più di un’alleanza formale da cui, chi è membro, può sempre secedere».
  • L’ultima National Security Strategy della Polonia (2014) palesa chiaramente come la NATO sia il primo pilastro per la salvaguardia della sovranità della Polonia (in aggiunta, ovviamente, alle Forze Armate polacche). Essa è considerata, infatti, «the most important form of political and military cooperation between Poland and its allies».
  • Per un approfondimento della posizione del Consiglio d’Europa sulla situazione polacca consultare il seguente link.

Foto: NicoTrinkhaus

5 comments
Emanuele Mastrangelo
Emanuele Mastrangelo

"alla deriva"?!?!? ma magariddio ad avere in Italia un governo sovranista come quello polacco o meglio ancora quello di Orban!

Luca Bianco
Luca Bianco

Massimiliano D'Ascanio teniamoci aggiornati sulla nostra terra

Bruno Nieddu
Bruno Nieddu

I Polacchi non mi sono mai sembrati degli sciocchi.

Hanno ricevuto dalla storia delle lezioni che o annientano un popolo o gli

insegnano molte cose.

Se prendono le distanze dal big Brother europa non fanno altro che tutelarsi.

In quanto alla stampa in europa, oggi è tutto meno che imparziale e democratica.