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La Thailandia al tempo dei militari

In 3 sorsi Dal 2014, in seguito a una grave crisi politica e violente proteste di piazza, il regno di Thailandia è guidato da una giunta militare. Il nuovo Governo si è trovato ad affrontare uno scenario altamente complesso, con un Paese politicamente fragile e un’economia in declino.

1. UN PAESE INSTABILE – La Thailandia ha una lunga tradizione di instabilità politica, tanto che dal 1932 – anno in cui un’incruenta rivoluzione impose al re di adottare una costituzione – al giorno d’oggi, il Paese ha conosciuto almeno una dozzina di colpi di Stato militari. Tale tendenza non si è attenuata negli anni Duemila, che anzi hanno visto il regno scosso da numerose e spesso violente crisi politiche. Nel 2006 i militari hanno rovesciato il Governo di Thaksin Shinawatra, controverso leader politico e campione delle fasce povere e rurali della popolazione. La situazione all’interno del Paese non si è stabilizzata, e già nel 2013 la Thailandia è stata scossa da una nuova serie di scontri che hanno portato alla caduta del Governo di Yingluck Shinawatra, sorella del precedente Primo ministro. A questo punto i militari hanno nuovamente preso il potere insediando il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine (NCPO) guidato dal generale Prayut Chan-o-cha. Dietro al golpe, oltre ai motivi di mantenimento dell’ordine pubblico, vi era il desiderio di proteggere gli interessi dei militari e delle classi alte da essi rappresentati, minacciati dall’ascesa dei ceti rurali, che avevano acquisito notevole importanza sotto i Governi dei Shinawatra. Oltre a queste ragioni, molti hanno suggerito che i militari volessero avere in mano il Governo del Paese in vista della difficile successione al trono. In un Paese come la Thailandia, infatti, così incline a colpi di Stato e moti di piazza, il re ha sempre svolto la funzione di garante dell’unità del Paese e di ancora di stabilità, ed è rispettato ed ascoltato sia dai Governi democratici e popolari sia dai militari. Tuttavia, l’attuale monarca, Bhumibol Adulyadej, meglio noto come Rama IX, tanto popolare da essere quasi venerato come un divinità, ha 88 anni ed è molto malato, mentre l’erede al trono, il principe Vajiralongkorn, è poco amato dalla popolazione, il che pone la monarchia in una situazione molto problematica.

Fig.1 – Bhumibol Adulyadej, attuale re della Thailandia

2. DIMENSIONE INTERNA E ECONOMICA – Appena salito al potere, il Consiglio ha sciolto l’Assemblea Nazionale e si è appropriato anche del potere legislativo, oltre a quello esecutivo, imponendo allo steso tempo pesanti limiti all’azione del sistema giudiziario. Forte del sostegno del re, la nuova giunta ha abrogato la Costituzione del 2007 e ne ha emessa una nuova ad interim, la quale ovviamente attribuisce ampi poteri al NCPO e garantisce l’amnistia ai militari per le azioni passate e future. Nel periodo immediatamente successivo, la giunta militare ha reso noto che intende rimanere al potere per un periodo di venti mesi, durante i quali lavorerà alla stesura di una nuova carta costituzionale e di nuove leggi fondamentali. Una volta concluso questo processo, i militari hanno promesso di indire nuove elezioni democratiche, in seguito alle quali si ritireranno. Nonostante le promesse, il piano ha subito ampi ritardi e la data per le elezioni è stata via via posticipata. In quest’ultimo mese, il Primo ministro Prayut Chan-o-cha ha nuovamente rimandato le elezioni, pur promettendo che si terranno nel 2017.
Nel frattempo, i militari hanno protetto il proprio Governo attuando una dura politica di repressione contro gli oppositori e i media dissenzienti, in particolare grazie al ricorso alla condanna per lesa maestà. Tale accusa in teoria punisce chi compie un’offesa contro il monarca o lo Stato, ma in pratica, dato che i suoi contorni sono molto confusi, è stata spesso usata da Governi sia militari che democratici per colpire i propri nemici. La giunta ha fatto un ricorso massiccio a questa accusa, tanto che dal momento in cui ha preso il potere sono state emesse più di cinquanta condanne per lesa maestà, spesso con pene anche molto severe.

Fig. 2 – Il generale Prayut Chan-o-cha, leader del NCPO.

Sul piano economico, invece, la giunta militare ha cercato di ridare slancio all’economia con un programma di investimenti ed aiuti pubblici. Per quanto concerne l’agricoltura, in particolare, il Governo ha mutuao dell’esecutivo che lo ha preceduto un piano di 35 miliardi di baht per fornire sussidi alla produzione di riso. Anche se questa politica aveva già mostrato scarsissimi risultati sul piano economico, il Governo militare ha deciso di riproporla con il fine di accrescere il proprio consenso tra gli strati rurali e poveri della popolazione, composti in larghissima parte da contadini. Nonostante questo impegno, tuttavia, i risultati sono stati scarsi e la giunta non è ancora riuscito a risollevare un’economia in crisi e con aspettative di crescita decisamente scoraggianti.

3. DIMENSIONE INTERNAZIONALE – Alla notizia del colpo di Stato i Paesi del mondo hanno avuto reazioni molto differenti. Da un lato, i Governi dei Paesi occidentali hanno espresso forti critiche contro la nuova giunta, ricorrendo in molti casi a sanzioni economiche. In particolare, gli Stati Uniti hanno sospeso almeno un terzo degli aiuti militari, mentre l’Unione Europea ha sospeso l’Accordo di Cooperazione e Partenariato con il Paese. Altri Paesi, soprattutto quelli vicini alla Thailandia, hanno invece manifestato un atteggiamento molto più cauto e si sono limitati a frasi di circostanza. Da parte sua l’ASEAN, l’organizzazione regionale che riunisce i Paesi del Sud-Est asiatico, Thailandia compresa, non ha espresso critiche ufficiali, soprattutto a causa dell’importante peso dell’economia thailandese nell’organizzazione.
Per controbilanciare il peggioramento dei rapporti con l’Occidente, il nuovo Governo militare si è così rivolto ad altri Paesi, in particolare a quelli vicini. Oltre ovviamente alla Cina, con la quale Bangkok ha rafforzato i legami politici, economici ed anche militari, la Thailandia si è avvicinata a due precedenti rivali, ovvero il Myanmar ed il Vietnam.

Fig. 3 – Incontro tra Prayut Chan-o-cha e il Presidente cinese Xi Jinping, novembre 2014.

Con il primo, infatti, il Governo militare ha deciso di mettere da parte le tensioni derivanti dagli scontri lungo i confini ed ha deciso di continuare la politica di riavvicinamento e cooperazione, soprattutto in campo economico ed energetico, iniziata già sotto i precedenti Governi Shinawatra. Durante lo scorso anno il Governo thailandese e quello birmano hanno deciso di migliorare anche i rapporti politici, e nel luglio del 2014 il generale Min Aung Hlaing, Comandante in Capo delle Forze Armate birmane, si è recato a Bangkok in visita ufficiale.
Per quanto riguarda invece il Vietnam, passato dalla posizione di arci-nemico durante gli anni Ottanta a importante alleato, la giunta militare ha deciso di rendere la propria alleanza con Hanoi sempre più stretta, rafforzando sia gli scambi commerciali che la collaborazione in campo strategico.
Tutt’altro che isolato dunque, il Governo thailandese spera dunque di trasformarsi in un importante attore dell’area, sia attraverso un maggiore bilanciamento tra Cina ed USA, sia attraverso un legame sempre più stretto con Paesi popolosi ed economicamente importanti, come il Myanmar ed il Vietnam.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più

Prayut Chan-o-chan, attuale Primo ministro thailandese e capo del NCPO,  è stato precedentemente Comandante in Capo dell’esercito. Anche tra i militari è conosciuto per le sue posizioni intransigenti. 

Foto: Nick Kenrick.

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