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Un accordo per la Siria?

In 3 sorsiL’annuncio di una bozza di accordo per un cessate il fuoco in Siria dimostra che la diplomazia non è del tutto ferma su questo teatro. Tuttavia l’intricato intreccio di rapporti tra milizie e Paesi “sponsor” ne rende difficile l’attuazione

1. L’ANNUNCIO – Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha annunciato il raggiungimento di un accordo per un cessate il fuoco in Siria in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il Ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov e l’Inviato speciale ONU per la Siria, Staffan de Mistura. La dichiarazione è stata fatta dopo l’incontro dei membri del International Syrian Support Group (Gruppo internazionale di supporto per la Siria – ISSG) tenutosi a Monaco in Germania. Il gruppo è formato da Arabia Saudita, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giordania, Iran, Iraq, Italia, Libano, Nazioni Unite, Oman, Qatar, Regno Unito, Russia, Stati Uniti e Unione Europea.

 

2. PUNTO D’INCONTRO E DISTANZE PERSISTENTI – L’accordo di massima prevede la fine delle ostilità entro una settimana e l’avvio di un piano per gli aiuti umanitari alla popolazione, gestito dalle Nazioni Unite tramite una task force composta dai membri dell’ISSG stesso e che è convocata per le 16.00 di oggi (12 febbraio) a Ginevra. Dal cessate il fuoco sono esclusi il sedicente Stato Islamico e il gruppo Jabhat al-Nusra, affiliato ad al- Qaeda. Inizialmente, la Russia aveva chiesto di porre la data al 1 marzo, mossa giudicata da molti come un tentativo di guadagnare tempo per permettere alle forze lealiste e ai loro alleati di consolidare il territorio riconquistato e, probabilmente, di occuparne un’ulteriore porzione. Inoltre, permangono le differenze sulla definizione di “terroristi” che viene data ai diversi gruppi di ribelli: quasi omnicomprensiva per quanto concerne l’asse lealisti-Russia-Iran; più articolata e differenziata per quanto concerne la coalizione a guida statunitense (e ulteriormente diversa per quanto riguarda le monarchie del Golfo e la Turchia).

3. CRITICITÀ – Nonostante la bozza di accordo sembri dimostrare che la diplomazia sulla crisi in Siria non sia ferma, è necessario prendere il tutto con le necessarie precauzioni. La proposta di accordo viene sostanzialmente da Stati Uniti e Russia con la “benedizione” dell’ONU, tuttavia gli interessi delle parti in causa sono talmente diversificati che conciliarli con una soluzione che accontenti tutti è altamente improbabile. Innanzi tutto ci sono le milizie patrocinate dalle monarchie del Golfo, Arabia Saudita in primis e dalla Turchia, le quali difficilmente deporranno le armi, soprattutto dopo la riconquista di alcune parti del territorio siriano da parte dei lealisti. Questi ultimi non accetteranno un accordo che non riconosca il loro governo sui territori controllati, oltre al fatto di considerarsi tutt’ora l’unica autorità legittima del Paese. Il Presidente Assad, non ufficialmente messo in discussione anche da Mosca, mira se non a mantenere il potere, quantomeno a gestire un’eventuale transizione e ad assicurarsi un salvacondotto che lo preservi da vendette e dalle accuse di tribunali internazionali per i diritti umani. Come è stato ricordato, Stato Islamico e al-Nusra sono esclusi dall’eventuale cessate il fuoco, per cui la guerra nei loro confronti proseguirebbe. Diversi gruppi di ribelli di matrice islamica sunnita (quelli sostenuti dalle monarchie del Golfo, per intendersi) hanno però cooperato con gli affiliati qaedisti in diverse occasioni e anche le milizie appoggiate dai Paesi occidentali non sono immuni da collaborazioni del genere. A testimonianza della fragilità della bozza di accordo, i rappresentanti delle opposizioni siriane in esilio hanno già rifiutato la proposta di Stati Uniti e Russia.

 Emiliano Battisti

Foto: European External Action Service – EEAS

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