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Foto: The U.S. Army
Foto: The U.S. Army

Da Canberra a Baghdad contro ISIS

In 3 sorsi – Il 16 gennaio 2016 il Primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, ha visitato le Forze di difesa di stanza in Iraq, congratulandosi per il lavoro svolto a fianco del Governo iracheno e della coalizione anti-ISIS. Un contributo notevole che porta l’Australia a collocarsi subito dopo gli Stati Uniti in termini di aiuti militari a Baghdad.

1. L’IMPERATIVO MORALE – Correva l’anno 2014 quando l’allora Primo ministro Tony Abbott annunciava la decisione del Governo australiano di contribuire militarmente alla missione anti-ISIS in Iraq. La disposizione seguiva una richiesta d’intervento avanzata dagli Stati Uniti e dal Primo ministro iracheno al-Abadi, con il quale erano già state avviate delle discussioni a inizio anno, durante la visita della controparte australiana a Baghdad. Obiettivo principale era quello di fornire aiuti umanitari e rafforzare le capacità delle Forze armate irachene impegnate nella lotta contro Daesh, concorrendo necessariamente a una finalità più estesa di pace e sicurezza internazionale. L’impegno nella battaglia di lungo periodo è stato ribadito dal ministro degli Affari esteri australiano Julie Bishop poco prima di un incontro ministeriale tenutosi a Parigi nel giugno dello scorso anno. In tale sede, Bishop confermava infatti un intervento aereo più offensivo mediante l’impiego dell’Air Task Group a supporto delle operazioni militari della coalizione. Tuttavia, la porosità dei confini nazionali iracheni ha comportato un’inevitabile estensione del raggio d’azione di tale intervento in Siria, soprattutto per ragioni di natura pratica e logistica, come affermato dall’ex ministro della Difesa Kevin Andrews nel settembre 2015.

Fig. 1 – 16 novembre 2015: la coalizione e le Forze armate curde riescono a liberare la città di Sinjar, ormai ridotta in macerie, dalla morsa di ISIS. Nella foto una bambina viene portata in salvo verso un’area protetta.

2. CONTRO ISIS, PER L’IRAQ: OPERAZIONE OKRA – L’Operazione Okra è stata implementa a partire dal 2014 e rappresenta il fulcro del contributo australiano nella lotta alla minaccia terroristica. Il Dipartimento della Difesa fornisce una descrizione accurata del personale e della suddivisione in tre gruppi:

  • l’Air Task Group (ATG), impegnato in operazioni aeree di supporto e combattimento in Iraq e Siria;
  • lo Special Operations Task Group (SOTG), designato per fornire assistenza militare alle Forze armate irachene nell’ambito del Counter-Terrorism Service;
  • il Task Group Taji (TG Taji), rientrante nel dominio di una missione non combattente (Building Partner Capacity – BPC), che contempla un’azione congiunta di personale australiano e neozelandese. Scopo principale del TG Taji è l’addestramento delle regolari forze di sicurezza irachene al fine di migliorarne le capacità e il ruolo difensivo.

L’attività è dislocata a Taji, città a nord-ovest di Baghdad. Grazie ai numerosi progressi fatti, gli australiani godono oggi di un’immagine positiva nella regione e sono considerati «un alleato affidabile, rispettato e stimato da molte nazioni», come ha dichiarato recentemente il vice-maresciallo dell’aria Tim Innes, nuovo comandante della Joint Task Force 633 (JTF 633) da gennaio 2016. Fra i diversi passi avanti compiuti, si cita soprattutto la riconquista di Ramadi, capoluogo della provincia di Anbar, resa possibile anche grazie all’attività svolta dal personale australiano.

Fig. 2 – Personale della Royal Australian Air Force in partenza per il Medio Oriente.

3. UNO SGUARDO AL PASSATO – Spostiamo ora il focus sul processo storico che ha interessato le forze di sicurezza irachene fino a oggi. Il 19 marzo 2003 il Presidente George W. Bush ha annunciato, senza alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’inizio dell’intervento militare in Iraq. L’occupazione statunitense comporterà da lì a poco lo smantellamento delle Forze armate irachene. Non solo, la formazione di milizie paramilitari e la crescente ostilità delle diverse componenti etniche e religiose del Paese contribuiranno all’intromissione di violenti attori esterni, come al-Qaida, in un quadro politico alquanto frammentato. Nel 2004 si realizza un’importante transizione di potere dall’Autorità provvisoria della coalizione a un Governo ad interim in mano sciita; in aggiunta, viene creato il Multinational Security Transition Command-Iraq con il compito di addestrare ed equipaggiare le future Forze armate e di polizia irachene. Sempre nello stesso anno al-Zarqawi, capo di un movimento islamista radicale ostile alle forze della coalizione, stringe un patto di convenienza con Osama bin Laden dando vita ad al-Qaida in Iraq (AQI). Dal 2006 il numero degli scontri settari cresce a dismisura, svelando una preparazione ancora inadeguata da parte irachena nella gestione di tali disordini e portando gli Stati Uniti – che già annoverano un consistente numero di perdite – ad annunciare un incremento delle truppe sul campo. Dopo il 2007 gli americani sostengono l’ascesa del Governo sciita presieduto da Nouri al-Maliki con l’intento di reprimere la ribellione della componente sunnita, così da consentire un ritiro graduale delle proprie truppe dal territorio iracheno, completato poi nel 2011. Tuttavia, nel 2010 si verifica un avvenimento estremamente importante: Abu Bakr Al-Baghdadi prende in mano le redini di AQI, staccandola da al-Qaida e trasformandola in ISIS. E negli anni successivi l’organizzazione, dispiegando una brutale violenza distruttiva, giunge a conquistare diverse città chiave irachene, dando vita all’ambizioso progetto di un Califfato fondamentalista nel cuore del Medio Oriente. È in questo contesto che si inserisce il contributo australiano all’addestramento delle locali Forze armate, mediante l’Operazione Okra. Un contributo che mira anche a dare conoscenze giuridiche alle truppe irachene da implementare sul campo di battaglia, rispettando i diritti umani e spingendo i soldati a combattere “con umanità”. Come dichiarato dal soldato semplice di prima classe Khadim Ali Hani, «[quelli di] Daesh sono terroristi e non rispettano le norme internazionali, noi siamo soldati iracheni e osserviamo le regole». Grazie all’Australia, forse anche in Iraq fra le armi non sempre tacciono le leggi, smentendo la vecchia massima di Cicerone.

Fig. 3 – Nell’immagine, soldati iracheni in fase di addestramento sotto la supervisione di militari statunitensi.

Federica Daphne Ierace

Un chicco in più

Per maggiori approfondimenti relativi alla nascita e all’evoluzione di ISIS, si consiglia il volume New and Old Patterns of Jihadism edito da Andrea Plebani e pubblicato da ISPI. Il libro è scaricabile gratuitamente qui

Foto: The U.S. Army

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