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Un S-2T in decollo dalla portaerei 25 de Mayo, oggi dismessa

Le Forze armate dell’Argentina

Miscela StrategicaBuenos Aires con il neopresidente Macri punta a cambiare il proprio sistema di alleanze archiviando l’ostilità con gli USA e cercando di riattivare un Paese in stagnazione. Le Forze armate argentine sono all’altezza delle possibili sfide alla sicurezza nazionale? Scopriamolo insieme

L’Argentina, rinomata per il tango e le specialità culinarie a base di carne, è situata a sud della Bolivia e del Paraguay, a sud-est del Brasile e dell’Uruguay, a est del Cile, mentre la sua costa est e sud è bagnata dall’Oceano Atlantico.
È possibile dividere il Paese in quattro fasce geografiche distinte: la catena montuosa delle Ande al confine con il Cile, a nord le piane subtropicali del Gran Chaco, l’area centrale temperata dominata dalle pianure della Pampa e la zona meridionale del plateau della Patagonia fino alla Terra del Fuoco caratterizzata dal clima subpolare.
Dopo l’indipendenza dalla Spagna (1816), il Paese ha attraversato un periodo di transizione terminato con l’approvazione della Costituzione liberale (1853) che, sebbene emendata, costituisce ancora oggi il suo pilastro istituzionale principale.
Suddivisa in 23 province più il distretto federale della capitale, la Repubblica presidenziale federale dell’Argentina è una democrazia fragile: dal 1930 fino al 1983 ha vissuto una fase di instabilità e di alternanza tra il populismo peronista e la dittatura militare, sfociata nel sanguinario regime della giunta guidata, tra gli altri, dai generali Videla e Galtieri.
Dopo la sconfitta della guerra delle isole Falklands/Malvinas, l’Argentina è tornata alla democrazia con il Presidente Raúl Alfonsín (1983), ma l’instabilità economica ha continuato a segnare il Paese fino ad oggi, con una serie di crisi che ne hanno piegato la crescita e causato, in parte, la parabola dell’ultima incarnazione del peronismo sostenuto dai Kirchner.
Il neopresidente liberale Mauricio Macri, che ha battuto nel novembre scorso il peronista Daniel Scioli, candidato della ex Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, avrà il difficile compito di far ripartire un Paese ormai in stagnazione, ma che può svolgere un ruolo di peso nel quadro sudamericano.

 L’ARGENTINA IN NUMERI

  • Indice di corruzione percepita (Transparency International, 2015): 107° posto su 175.
  • Libertà di stampa (Reporters Without Borders, 2015): 57° posto su 179.
  • Composizione etnica (censimento 2001): bianchi di origine europea 88,9%, meticci 6,9%, arabi 3,8%,  amerindi 0,6%.
  • Popolazione: urbana 92,8%, rurale 7,2%.
  • Prodotto interno lordo (PIL) 2014: 404,5 miliardi di dollari.
  • Composizione del PIL: primario 7%, secondario 28,7% e terziario 64,3%.
  • Rapporto debito/PIL: 52,9%.
  • Bilancia commerciale: 9.025 milioni di dollari.

Fig.1 – Cambio della guardia alla Casa Rosada

LE MINACCE ALLA SICUREZZA NAZIONALE – Il Presidente Macri sta cambiando il posizionamento strategico del Paese con un riavvicinamento agli USA, da cui si erano allontanati i coniugi Kirchner (2003-2015) preferendo principalmente i rapporti con Russia, Cina e Venezuela.
Dal punto di vista regionale, l’Argentina ha eliminato potenziali minacce alla sua sicurezza favorendo la cooperazione e appoggiando organizzazioni come l’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), con l’obiettivo di contenere il protagonismo del suo competitor principale: il Brasile.
A Buenos Aires preoccupano il terrorismo internazionale e l’insoluta disputa con il Regno Unito sulla sovranità delle isole Falklands/Malvinas che nel 1982 causò una guerra vinta dagli inglesi.
Riguardo il terrorismo islamico, nella zona della “Triple frontera” (Paraguay-Brasile-Argentina), risiede una popolazione di origine mediorientale e sarebbero presenti cellule di Hamas e Hezbollah, ritenuti responsabili degli attentati degli anni Novanta a istituzioni ebraiche di Buenos Aires.

Fig.2 – Soldato argentino sorveglia dei materiali per lo svolgimento delle elezioni, nel novembre 2015

  • Esercito
  • Aviazione
  • Marina
Suddiviso in tre divisioni e una forza d’intervento rapido, l’esercito argentino utilizza un mix di sistemi d’arma di derivazione occidentale, per lo più statunitensi ed europei. L’ossatura delle sue forze corazzate si basa sul carro medio TAM (circa 250 esemplari) prodotto alla fine degli anni Settanta, di produzione nazionale e derivazione tedesca, dotato di grande mobilità ma scarsa blindatura. La componente aerea non dispone di specifici elicotteri d’attacco, si affida agli UH-1 Iroquois di uso generale e per il trasporto agli aerei CASA C-212 Aviocar. 
La FAA (Fuerza Aérea Argentina), articolata in otto Brigate Aeree suddivise in tre gruppi – aereo (volo), tecnico (manutenzione) e di base (gestione infrastrutture e meteo) – ha visto gravemente intaccata la sua capacità operativa durante la guerra delle Falklands, avendo subito pesanti perdite (circa 60 velivoli) che non sono state opportunamente e prontamente rimpiazzate a causa della carenza di fondi e delle altalenanti relazioni con gli USA e l’Europa. Colpisce l’assenza di un caccia da superiorità aerea, disponendo la FAA solo di 25 aerei da attacco A-4AR Fightinghawk, l’upgrade dell’obsoleto A-4 Skyhawk, 31 IA-58 Pucará in funzione COIN (COunter-INsurgency) e 18 IA-63 Pampa come addestratori avanzati. 
La Armada de la República Argentina, suddivisa in quattro comandi operativi (Flota de Mar, Fuerza de Submarinos, Aviación Naval e Infantería de Marina) coordinati dal Comando de Operaciones Navales, dispone di navi e battelli di origine europea e statunitense risalenti alla fine degli anni Settanta. Queste unità operano in tre distinti settori: Área Naval Fluvial (ANFL – aree fluviali), Área Naval Atlántica (ANAT – costa atlanntica), Área Naval Austral (ANAU – canale australe e Antartide). La componente aeronavale di caccia Super Etendard opera da basi terrestri dopo la radiazione della portaerei 25 de Mayo (1997). La fanteria di marina, infine, è composta da circa 5.500 operatori
 
LA DIFESA DELL’ARGENTINA

  • Personale in servizio attivo: 73.100 – di cui 38.500 esercito, 20.000 marina e 14.600 aviazione.
  • Paramilitari: 31.250.
  • Spesa militare: 0,7% del PIL.
  • Provenienza import armi (2003-2010): 46% Germania, 34% USA, 7% Spagna.
  • Missioni militari all’estero: MINUSTAH (Haiti), UNFICYP (Cipro).

Fig.3 – Un A4 argentino in volo

UNA LANCIA SPUNTATA – Gli assetti in servizio nelle Forze Armate evidenziano come l’Argentina in questi anni non abbia potuto e voluto seguire la corsa agli armamenti degli altri Paesi latino-americani, sia per le gravi crisi economiche che per l’assenza di una minaccia simmetrica concreta. Con l’entrata in servizio del Leopard 2 in Cile (2005), il TAM argentino ha perso il primato di carro armato più avanzato della regione, così come l’ingresso di nuovi assetti aeronautici da parte di alcuni Paesi (come i confinanti Cile e Brasile) evidenziano l’obsolescenza della forza aerea priva di un intercettore. La Marina, infine, sebbene disponga di numerose unità – si segnalano tra le altre 4 cacciatorpedinieri, 9 corvette, 2 pattugliatori, 3 sottomarini diesel, una nave scuola, una da assalto anfibio e 5 rompighiaccio – presenta un altrettanto critico grado di obsolescenza che mina l’efficace impiego operativo di tali armamenti. Bisogna tener presente, però, che le condizioni economiche del Paese non permetteranno nel breve e medio periodo l’incremento della spesa militare, sicuramente uno degli ultimi pensieri del Presidente Macri, soprattutto per l’assenza di potenziali minacce simmetriche.

Fig.4 – La nave-scuola Libertad

 
 RISCHI

  • La svolta del Presidente Macri che sta cancellando tout court i programmi economici e sociali del Governo precedente, a prescindere dalla loro reale validità.
  • Le recenti e profonde riforme economiche neoliberiste non hanno ancora attratto gli attesi finanziamenti stranieri.
  • Sistemi d’arma obsoleti.
 
 VARIABILI

  • Conflitti istituzionali con il Procuratore Generale dello Stato e con l’Autorità Federale dei Servizi di Comunicazione, di emanazione “Kirchnerista”.
  • Tempistica incerta nella ripresa economica.
  • Difficoltà ad aggiornare i sistemi d’arma delle forze armate a causa delle esigue risorse economiche a disposizione.
  • Cambio del sistema di alleanze internazionali. 
 

Francesco Tucci

Foto: Rob Schleiffert

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