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Sudafrica: il declino della “nazione Arcobaleno”?

Il crollo della moneta, una siccità che non si vedeva da decenni, l’ambiguità politica dell’attuale presidente Zuma: tutti fattori che rendono alquanto incerto l’immediato destino di una delle economie emergenti più importanti degli ultimi anni.

UN INIZIO TORMENTATO  L’inizio del 2016 ha portato spiacevoli novità al Sudafrica, che già alla fine dello scorso anno – scombussolato dalle proteste studentesche che hanno infiammato il Paese nell’ottobre 2015 – non sembrava passare il suo miglior periodo. La cosiddetta Nazione Arcobaleno ha dovuto confrontarsi, nell’ultimo periodo, con numerose problematiche: una debole crescita economica, alti livelli di inflazione, un conseguente deprezzamento della moneta nazionale  – il rand -, la più forte siccità del secolo e una generale instabilità politica. Tutti fattori che aumentano la percentuale di rischio negli investimenti, fanno vacillare le prospettive di rendimento e, plausibilmente, disincentivano i potenziali partner commerciali.

Fig. 1 – Proteste all’Università di Cape Town

LE CAUSE Il rand  ha subito un crollo del 9% nella prima settimana di gennaio: una circostanza forse riconducibile al termine della fase espansiva della politica monetaria statunitense, al calo dei prezzi delle materie prime e dei combustibili fossili (soprattutto il carbone, su cui l’economia del Paese si fonda) e una generale situazione di instabilità politica del contesto internazionale. Un altro fattore da non trascurare è lo stesso rapporto di dipendenza dell’economia sudafricana dalla Cina. La turbolenza dei mercati e un indebitamento sempre più elevato stanno portando il Gigante cinese a convincersi della necessità di ripensare ex novo la propria economia. Per correre ai ripari, l’economia cinese sta gradualmente “cambiando verso”, effettuando una transizione verso il settore terziario e dei servizi a quello delle industrie pesanti. Dopo decenni di sfruttamento forsennato delle materie prime, per venire incontro alle esigenze dell’industria cinese, il Sudafrica si trova adesso nella condizione di non riuscire a sostenere i costi di un assetto industriale che si basava principalmente sulle esportazioni verso Pechino.

INEVITABILE DECLINO – C’è da dire che con tutti i riflettori puntati contro, negli ultimi anni, alcuni dei BRICS hanno cominciato a sentir crescere la pressione e le aspettative nei loro confronti, che dopo una fase di iniziale entusiasmo, cominciano adesso a vacillare. Recentemente la Banca Mondiale ha reso noto come circa la metà dei 20 mercati azionari più rilevanti tra i Paesi in via di sviluppo abbia sperimentato un calo del 20% o più rispetto ai picchi toccati nel corso del 2015. Con un PIL che si aggira attorno ai 353 miliardi di dollari e un tasso di crescita nel 2015 dell’1.4% – il più basso dal 2009 – lo scenario cui il Paese sta probabilmente andando incontro è quello di un’imminente recessione e di una progressiva perdita di credibilità di fronte ai creditori internazionali: l’incapacità di assolvere il proprio debito potrebbe – secondo ai dati pubblicati dall’agenzia di rating Standard & Poor’sdeclassare il valore del rating di credito sudafricano a livello “spazzatura”.

Fig. 2 – Il Presidente sudafricano Jacob Zuma segue perplesso l’andamento dell’economia

PROSPETTIVE POLITICHE – Gli scandali di corruzione che hanno coinvolto l’attuale Presidente Jacob Zuma – eletto nel 2009 – hanno portato il suo partito, l’ANC – fondato da Mandela – a tentare di riscattare la propria immagine pubblica con una serie di interventi che oltre ad assicurare la lotta alla povertà, alla disoccupazione e alle ineguaglianze, si propongono di ottenere una più equa distribuzione della ricchezza, redistribuzione delle terre e più alti livelli di coesione sociale. Occorre domandarsi se l’attuale leadership sarà in grado di sovvertire lo status quo in un Paese in cui, nonostante la fine dell’apartheid, la maggior parte delle ricchezze è ancora concentrata nelle mani di pochi.
L’analista politico Somadoda Fikeni sostiene che l’ANC al momento non possieda la caparbietà necessaria ad affrontare le sfide che il Sudafrica si prepara ad affrontare. Della stessa opinione sono molti dei partiti all’opposizione (come quelli dell’Economic Freedom Fighters) per i quali il partito si è svenduto sin dalla sua prima vittoria alle elezioni – nel 1994 – limitandosi a sostituire la vecchia classe dirigente e facendo propria la politica del privilegio tipica dello stato di apartheid.

Fig. 3 – Lo sfruttamento delle materie prime è tuttora la principale fonte di ricchezza per il Sudafrica

PROSPETTIVE ECONOMICHE  Per il Sudafrica, il 2016 si appresta a essere un anno complicato dal punto di vista economico. Le stime prevedono che con una politica monetaria internazionale che si fa sempre più rigida e le miniere e materie prime che assorbono la maggior parte delle esportazioni, l’economia sudafricana non potrà crescere più del 1.5%. Nonostante Pravin Gordhan sia tornato a ricoprire la carica di ministro delle Finanze, dopo le precedenti scelte fallimentari del Presidente Zuma – che in dicembre aveva chiesto le dimissioni di ben due sostituti nel giro di quattro giorni – gli investitori hanno preso coscienza del fatto che il debito pubblico è destinato a stabilizzarsi per poi cominciare a calare, e cercheranno di salvare le proprie finanze. La banca centrale dovrà destreggiarsi nell’immediato futuro per mantenere i tassi di inflazione a livelli accettabili (tra il 3% e il 6%) e contrastare gli effetti catastrofici di una svalutazione troppo repentina del rand. I bei tempi in cui tutti i principali investitori bussavano alle porte del Sudafrica per elargire finanziamenti e proporre investimenti sembrano improvvisamente finiti. Riuscirà la Nazione Arcobaleno a riprendersi, o non c’è affatto un tesoro alla fine del cammino, per questo Paese?

Fig. 4 – Pravin Gordhan, ministro delle Finanze sudafricano

Caterina Pucci

 Un chicco in più

Tra maggio e agosto 2016, in Sudafrica si svolgeranno le elezioni municipali in tutti i distretti del Paese. L’ennesima prova del nove per verificare quanto la presidenza di Zuma (rivelatasi più volte anticonvenzionale e controversa) piaccia ai cittadini del Paese. Se l’ANC dovesse raccogliere pochi consensi alle urne, si potrebbero creare le condizioni per minare la fiducia nei confronti del Presidente all’interno del partito stesso. Il mandato di Zuma (la cui scadenza è prevista per il 2019) potrebbe concludersi anticipatamente. Una previsione che potrebbe rivelarsi positiva non solo per i suoi detrattori ma anche per i mercati finanziari. Da una parte, infatti, le principali opposizioni politiche – tra le quali spiccano la Democratic Alliance (89 seggi nell’Assemblea Nazionale) e i radicali dell’Economic Freedom Fighters (25 seggi nell’Assemblea Nazionale) – potrebbero approfittarne per sradicare la ventennale resistenza dell’ANC al potere; d’altra parte, archiviare prematuramente l’insoddisfacente e corrotto mandato di Zuma potrebbe incidere positivamente sulla possibilità di nuovi investimenti esteri. 

Foto: Renate Dodell

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