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Russia e Giappone: tentativi di disgelo

Nelle scorse settimane il Premier giapponese Shinzo Abe ha rilasciato dichiarazioni concilianti verso la Russia, nella speranza di riaprire i negoziati diplomatici con Mosca sull’annosa questione delle Isole Curili. Ma la strada per un riavvicinamento tra i due Paesi è tutta in salita, sia a causa dei contraccolpi della crisi ucraina che della crescente intesa strategica russo-cinese in Asia orientale.

LO “STRAPPO” DI ABE – A inizio gennaio il Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha espresso il desiderio di riprendere colloqui ad alto livello con il Governo russo per risolvere la questione delle Isole Curili meridionali, occupate dall’Armata Rossa nel 1945, e per arrivare finalmente a un trattato di pace formale con Mosca a settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Da questo punto di vista, Abe non ha escluso nemmeno la possibilità di un viaggio ufficiale in Russia e di un incontro diretto con Vladimir Putin, sul modello di quelli avvenuti in precedenza tra i due leader nel 2013. In una lunga intervista con il quotidiano economico Nikkei, il Premier nipponico – attuale Presidente di turno del G-7 – ha sottolineato l’importanza di avere un “dialogo appropriato” con la Russia su diverse crisi internazionali, inclusa quella siriana, e si è detto disponibile a invitare Putin a Tokyo per colloqui su tali argomenti. Si tratta di dichiarazioni estremamente concilianti, considerato l’attuale clima da “guerra fredda” tra Mosca e i Paesi del G-7 provocato dalla crisi ucraina, e con esse Abe sembra aver voluto imprimere uno “strappo” netto rispetto alle posizioni intransigenti dei suoi partner occidentali, riaprendo uno spazio di dialogo a tutto campo con le Autorità russe.

Fig. 1 – Il Presidente russo Vladimir Putin con il Premier giapponese Shinzo Abe al G-20 di San Pietroburgo del 2013.

Tra l’altro queste dichiarazioni non sono affatto rimaste confinate nel campo della retorica, ma hanno dato vita a iniziative diplomatiche concrete di riavvicinamento tra Tokyo e Mosca. Il 22 gennaio scorso, per esempio, Abe ha avuto proprio una lunga conversazione telefonica con Putin, in cui i due leader hanno ribadito la volontà di lavorare insieme sulla spinosa questione del nucleare nordcoreano e di sviluppare un franco “scambio di opinioni” sulla Siria e sull’Ucraina. E nei giorni scorsi il Premier giapponese ha annunciato a sorpresa che visiterà la Russia in primavera, seppure in forma non ufficiale, per discutere con il Presidente russo di vari argomenti, inclusa la questione delle Curili. Questo evento verrà preceduto da un incontro ufficiale tra il vice-ministro degli Esteri giapponese Shinsuke Sugiyama e il suo omologo russo Igor Morgulov, che verterà sullo stato generale delle relazioni russo-giapponesi e sui possibili modi per rilanciarle. Insomma, sulla Russia il Governo Abe sembra fare sul serio, nella speranza di risolvere le proprie annose questioni territoriali con Mosca e di aprire la strada a un eventuale reintegro della Russia nel G-7.

IL NODO DELLE CURILI – Cosa spinge Tokyo a tale svolta diplomatica, che la pone in conflitto con gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali? Il motivo principale è chiaramente il desiderio giapponese di chiudere la disputa territoriale sulle Curili meridionali, che si trascina stancamente da oltre mezzo secolo e che impedisce una reale normalizzazione dei rapporti russo-giapponesi. A tutt’oggi Russia e Giappone non hanno infatti ancora firmato un trattato di pace conclusivo della Seconda Guerra Mondiale, e questa anomalia è dovuta proprio al conflitto tra i due Paesi sulle quattro isole (Kunashir, Iturup, Shikotan, Habomai) situate a ridosso delle coste settentrionali dell’Hokkaido. Pur sconfitta dall’Unione Sovietica nel 1945, Tokyo non ha mai rinunciato alla sua sovranità su tali isole, stabilita ufficialmente a metà Ottocento da una serie di accordi bilaterali russo-giapponesi, e tale ostinazione ha impedito una sistemazione definitiva delle proprie relazioni post-belliche con Mosca, rimaste ancorate ai principi base della Dichiarazione congiunta nippo-sovietica del 1956. Nemmeno il crollo dell’Unione Sovietica negli anni Novanta ha portato a una soluzione del nodo Curili: nonostante le iniziali aperture della Presidenza Eltsin, confermate parzialmente anche da Putin nei primi anni Duemila, le autorità giapponesi e quelle russe si sono rivelate incapaci di arrivare a un compromesso ragionevole sulla questione, cedendo continuamente all’intransigenza dei rispettivi nazionalismi. La Russia, per esempio, resta testardamente fedele alla proposta avanzata originariamente dal leader sovietico Nikita Khrushchev nel 1956, acconsentendo solo al ritorno sotto sovranità giapponese di Shikotan e Habomai e rifiutando qualsiasi ulteriore concessione sulle altre isole. Il Giappone continua invece a chiedere il ritorno di tutte e quattro le isole, accompagnato da una delimitazione precisa delle rispettive aree di pesca nelle acque circostanti. Naturalmente, l’unico risultato di tali opposte pretese è stata una completa impasse diplomatica che ha allontanato ulteriormente la firma di un trattato di pace permanente tra le due nazioni.

Fig. 2 – Iturup, una delle quattro isole al centro della disputa territoriale tra Russia e Giappone nelle Curili.

Eletto Primo ministro nel 2012, Abe ha fatto della risoluzione della questione delle Curili uno dei cavalli di battaglia della sua politica estera, promettendo di arrivare in tempi brevi a un accordo soddisfacente e onorevole con Mosca. A incoraggiarlo in tale ottimismo diplomatico è stato anche il ritorno di Vladimir Putin al Cremlino, giudicato un interlocutore più affidabile del suo predecessore Dmitry Medvedev, con cui Tokyo aveva avuto parecchi contrasti proprio sulle Curili nel 2010. E, in effetti, i primi contatti tra Putin e Abe sono stati molto cordiali e promettenti, anche se apparentemente privi di risultati concreti. Nell’aprile 2013 Abe ha visitato Mosca in forma ufficiale, ricevendo un’ottima accoglienza da parte delle autorità locali, e i suoi colloqui con Putin hanno lasciato intravedere la possibilità di una cooperazione più attiva tra i due Paesi in Asia orientale, volta non solo a controllare le provocazioni militari della Corea del Nord, ma anche a risolvere pacificamente le varie dispute riguardanti le isole della regione, inclusa quella sulle Curili meridionali. Ma lo scoppio imprevisto della crisi ucraina nel febbraio 2014 ha di fatto chiuso bruscamente tali aperture, ravvivando le tensioni diplomatiche e militari tra Tokyo e Mosca nel Mar di Okhotsk.

TENSIONI E DISTENSIONI – Pressato dai propri partner occidentali e preoccupato per le iniziative russe in Ucraina, il Giappone ha infatti approvato l’espulsione di Mosca dal G-8 (ridiventato quindi G-7) dopo l’annessione della Crimea, adottando anche alcune sanzioni economiche e sospendendo il proprio programma di cooperazione spaziale con la Russia. Nell’estate del 2014, in seguito all’intensificarsi del conflitto nel Donbass, il Governo Abe ha anche deciso di congelare gli asset finanziari di quaranta individui legati alla dirigenza politica russa e di imporre severe restrizioni alle proprie esportazioni militari verso Mosca. In tutti i casi, si è trattato di decisioni prese a malincuore e implementate piuttosto blandamente, nella speranza di mantenere aperti i canali del dialogo con la Russia per arrivare alla firma di un trattato di pace risolutivo della questione delle Curili. Una speranza illusoria, naturalmente, che si è subito infranta di fronte alla durissima reazione russa contro le sanzioni giapponesi, espressa soprattutto in una lunga serie di provocazioni politiche e militari. Dal punto di vista politico, per esempio, diversi esponenti chiave del Governo Medvedev hanno dichiarato ripetutamente di voler integrare maggiormente le isole contese nel territorio della Federazione russa, impedendo di fatto qualsiasi loro ritorno sotto sovranità giapponese. Il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha annunciato anche la costruzione di due nuove basi militari su Iturup e Kunashir, che dovrebbero aumentare il numero di soldati russi residenti sul loro territorio e intensificare i contatti marittimi con il porto di Vladivostok. Allo stesso tempo il Premier Medvedev ha visitato proprio Iturup, promettendo la futura costruzione di abitazioni civili e infrastrutture energetiche, mentre il ministro degli Esteri Lavrov ha invitato piuttosto bruscamente il suo collega giapponese Fumio Kishida ad accettare “le realtà storiche post-belliche”, rinunciando a qualsiasi velleitaria pretesa sulle Curili meridionali.

Fig. 3 – Abe ispeziona un caccia F-35A delle Forze Aeree di Auto-Difesa (ASDF) nella base di Omitama, ottobre 2014.

Ma è soprattutto a livello militare che Mosca ha sfoderato gli artigli, aggiungendo ulteriore stress al sistema difensivo nipponico, già pesantemente impegnato a sorvegliare le mosse nucleari della Corea del Nord e a contrastare le rivendicazioni della Cina sulle isole Senkaku/Diaoyu, sempre più al centro della rivalità tra Pechino e Tokyo in Asia orientale. Dalla primavera 2014 l’Aviazione russa ha infatti incrementato notevolmente i propri voli di ricognizione verso il Giappone, costringendo le Forze Aeree di Auto-Difesa (ASDF) a centinaia di missioni di intercettazione e violando diverse volte lo spazio aereo giapponese. E nell’agosto 2015 la Marina russa e quella cinese hanno tenuto una grande esercitazione congiunta nel Mar del Giappone, mettendo in campo ventidue navi da guerra e oltre cinquecento soldati, impegnati in spettacolari operazioni anfibie e aviotrasportate. Inutile dire che l’esercitazione è stata vista da Tokyo come una gravissima provocazione alle porte di casa, e ha spinto il Governo Abe a protestare vivacemente sia con Mosca che con Pechino, intensificando contemporaneamente la propria campagna di riarmo all’interno della tradizionale alleanza con gli Stati Uniti. Nonostante ciò, il Giappone non ha comunque interrotto gli sforzi per riaprire il dialogo diplomatico con Mosca, ricevendo di recente segnali positivi da parte delle autorità russe. Nel settembre scorso, Abe e Putin si sono infatti incontrati a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York, dove hanno avuto un colloquio breve ma amichevole sulla questione del trattato di pace. A questo incontro informale è seguito poi un mini-vertice tra Kishida e Lavrov a Mosca, che ha ventilato la possibilità di una visita di Putin a Tokyo nel prossimo futuro. I due ministri degli Esteri hanno anche annunciato il prossimo avvio di consultazioni bilaterali per arrivare velocemente alla firma di un trattato di pace.

UN DISGELO IMPOSSIBILE? – Ma un riavvio positivo e permanente delle relazioni russo-giapponesi è davvero possibile? Al di là della buona volontà del Governo Abe, diversi fattori militano contro un’autentica riconciliazione tra i due Paesi e una soluzione amichevole del problema Curili. Anzitutto, la Russia è sempre più dipendente dalla Cina nel contesto geopolitico dell’Asia-Pacifico ed è quindi portata a evitare iniziative che potrebbe compromettere la sua vitale partnership strategica con Pechino. Da questo punto di vista, una risoluzione del nodo Curili troppo favorevole al Giappone potrebbe rafforzare la posizione di Tokyo nella disputa sulle Senkaku, danneggiando gli interessi cinesi nel Mar Cinese Orientale, e Mosca appare quindi riluttante ad accettare gli inviti al negoziato del Governo Abe. Inoltre, il nuovo clima da “guerra fredda” con gli Stati Uniti, provocato dalla crisi ucraina e dal conflitto siriano, spinge le autorità russe a scegliere la strada dell’intransigenza diplomatica, rifiutando qualsiasi concessione che potrebbe suggerire una loro debolezza politica o mettere a rischio la sicurezza nazionale. Il Ministero della Difesa russo, per esempio, considera le Curili come un tassello importante della propria strategia difensiva anti-sommergibili ed è quindi probabile che si opporrà fermamente a un qualsiasi loro ritorno sotto sovranità giapponese, anche limitato agli isolotti minori di Shikotan e Habomai.

Fig. 4 – Una foto del recente summit di Mosca tra il ministro degli Esteri giapponese Kishida e quello russo Lavrov, che ha fatto ripartire i negoziati bilaterali tra i due Paesi sulle Curili, settembre 2015.

Dall’altra parte della barricata, Abe non può accettare alcun compromesso al ribasso sull’argomento Curili, pena una pesante perdita di consensi elettorali, soprattutto da parte delle fasce più conservatrici e nazionaliste del pubblico giapponese. E non può neanche spingersi troppo oltre nelle sue aperture verso Mosca, che rischiano di provocare seri contrasti con i suoi partner occidentali, Stati Uniti in testa. Gli spazi di manovra per i due Governi appaiono dunque piuttosto limitati, e solo il tempo dirà se i tentativi di conciliazione intrapresi dal Premier nipponico sono stati una scelta strategica vincente oppure solo una rischiosa e controproducente diversione diplomatica.

Simone Pelizza

Un chicco in più

Il successo o fallimento dei negoziati russo-giapponesi dipenderà molto anche dall’opera di Chikahito Harada, ex Ambasciatore del Giappone in Russia. Diplomatico di grande esperienza, Harada è stato infatti nominato recentemente Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario per le relazioni russo-giapponesi, con il compito di guidare i prossimi negoziati con Mosca sul trattato di pace e sulla questione delle Curili. La sua nomina è stata concordata tra Abe e Putin durante la loro conversazione telefonica del 22 gennaio, ed è stata successivamente confermata ai media internazionali dal Ministero degli Esteri giapponese.

Foto: CSIS: Center for Strategic & International Studies

1 comments
InsalatinaMista
InsalatinaMista

@CafeGeopolitico Vero,Giappone non può accettare compromessi al ribasso ma è augualmente vero che sua economia ristagna e ha fame di mercati