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Camerun: nonostante le difficoltà, la pace resiste

Il rischio che il Paese vacilli, nonostante le sue profonde diversità interne, appare poco probabile. Il Governo di Yaoundé è finora riuscito a far fronte, seppur con fatica, anche alle sfide di sicurezza derivanti dal confronto con il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram e dalla situazione nelle aree di frontiera con la Repubblica Centrafricana. «Ça va, ça va aller» (andrà bene), si ripete la gente per infondersi coraggio.

IL CONTESTO GENERALE – Il Paese si estende su un territorio vasto oltre 475.000 km² ed unisce una popolazione di 23 milioni di abitanti. Le condizioni economiche generali non sono tra le peggiori se comparate nell’ambito dei Paesi membri della Central African Economic and Monetary Community (CEMAC), di cui rappresenta la principale componente – insieme a Gabon, Congo, Guinea Equatoriale, Repubblica Centro-Africana e Ciad. Le risorse sono maggiormente orientate verso l’agricoltura (banane, cacao, olio di palma, gomma, tè, caffè, zucchero, frutti tropicali, tabacco cotone, arachidi e riso) e la silvicoltura (legno), ma si notano anche la produzione di materie plastiche, caucciù e alluminio e una notevole presenza di petrolio (che costituisce circa il 50% del valore delle vendite estere). Si tratta di una nazione operosa e fortemente emergente, definita come la Cina d’Africa.

Fig. 1 – La capitale del Camerun Yaoundè vista dall’alto

Tuttavia, stando agli ultimi dati forniti dall’UNICEF, risulta che il 46% dei minorenni vive in condizioni di povertà, ed è considerevole la disparità esistente tra le aree rurali (soprattutto nella regione di Adamaoua) e quelle urbane del Paese. Nello specifico, il 33% di questi bambini soffre di malnutrizione cronica e, purtroppo, la situazione è anche aggravata da malattie persistenti, quali HIV, malaria e tubercolosi. Oltre a ciò, anche i servizi legati all’educazione sarebbero da migliorare. Il programma di alfabetizzazione universale Full and Universal Education è uno degli obiettivi primari del Governo camerunese. Dal 2000 l’accesso alle scuole pubbliche primarie è reso gratuito, e alcuni servizi all’interno delle scuole (quali libri, forniture per gli studenti e mense) sono a spese del Governo. Eppure il problema del sovraffollamento delle classi permane, come, del resto, in tutti i Paesi africani. A questa difficoltà il Governo di Yaoundé ha cercato di rispondere aumentando il numero di scuole pubbliche nel Paese – da 1525 a 1876 – e autorizzando l’apertura di nuove scuole private – da 965 a 1003 -nel periodo tra il 2010 e il 2011. Si registrano, poi, l’apertura dell’ottava Università statale nel 2010 e quella di altri quattro campus universitari nel 2011.  Comprensibilmente, tuttavia, l’educazione scolastica non è fra le prime priorità delle famiglie.
In aggiunta, può dirsi che, in questo contesto, la condizione femminile non è tormentata. Non è raro vedere donne indipendenti che sostengono il peso della famiglia. Non si registrano particolari casi di violenze o abusi nei confronti delle donne, anche se alcune pratiche tradizionali sono ancora diffuse. Le mutilazioni genitali femminili (MGF) è ancora presente ma in diminuzione: secondo i dati ONU solo l’1% della popolazione femminile camerunese tra i 15 ed i 49 anni dichiara di aver subito la MGF. Ciò che, invece, è maggiormente preoccupante è la pratica breast ironing (stiramento del seno con ferri da stiro, pietre o bastoni roventi), cui le ragazzine in fase pre-adolescenziale sono sottoposte per essere “protette” da abusi sessuali, matrimoni precoci o prostituzione. Il seno è uno dei più evidenti segni della femminilità di una donna e, nel Sud del Paese, una bambina su 4 è vittima della “tradizione”. Inoltre, si fa qui riferimento anche all’integrità fisica e psicologica delle persone appartenenti alle comunità lesbiche, gay, omosessuali, bisessuali, transgeneder e transessuali (LGBTI). A tal proposito, infatti, la sensibilizzazione a favore della protezione delle comunità LGBTI, ad opera delle organizzazioni presenti sul territorio, si scontra con una legislazione ostile in tema di minoranze sessuali – il codice penale camerunese prevede una pena detentiva da sei mesi a cinque anni per coloro i quali sono accusati di avere relazioni omosessuali.

Fig. 2 – Il Presidente del Camerun, Paul Biya

LA SITUAZIONE POLITICA – A seguito della prima guerra mondiale, per opera del Trattato di Versailles, il Kamerun passò in eredità dalla Germania ai mandati coloniali inglese e francese. Le due ultime presenze coloniali  hanno fatto sì che nel Camerun indipendente (dal 1961 sotto la Presidenza di Ahmadou Ahidjo)  si avesse l’influenza di due ordinamenti amministrativi e la presenza di due lingue ufficiali, cui bisogna aggiungere i numerosi elementi di tradizione tribale e due religioni predominanti (Cristianesimo ed Islam). Il risultato è eterogeneo, con un popolamento differenziato, soprattutto tra Nord e Sud, ed un assetto istituzionale necessariamente forte al fine di mantenere il Paese unito in pace. Il Paese è politicamente stabile sotto la guida di Paul Biya, Presidente della Repubblica dal 1982, esponente del partito Rassemblement Démocratique du Peuple Camerounais (R.D.P.C), asceso al potere a seguito delle dimissioni del Presidente Ahmadou Ahidjo. La stabilità politica è una priorità che la presenza di Biya ha garantito ai camerunesi per oltre trent’anni. A tal proposito, si ricorda che a seguito del tentativo di golpe del 1984 non si registrano più situazioni di violenza. Biya ha saputo trarre il “consenso” di tutti i gruppi etnici e tribali, soprattutto grazie al valore riconosciuto dai camerunesi alla pace come bene comune e come presupposto per la crescita del Paese e della società. Alle ultime elezioni (2011) Biya ha ottenuto il 77,9% dei voti, facilitato tuttavia dall’assenza di validi candidati alternativi. Nondimeno, la popolazione camerunese guarda con speranza al futuro per poter rinnovare la tradizione di stabilità ed avviare un maggiore sviluppo sociale ed economico, soprattutto in vista delle prossime elezioni nel 2018. Nonostante il debole ma costante equilibrio tra le componenti etniche, linguistiche, regionali e tribali del Paese, il Governo di Yaoundé è finora riuscito a far fronte sul piano politico, economico e militare anche alle sfide di sicurezza derivanti dal confronto con il gruppo terroristico Boko Haram e dalla situazione nelle aree di frontiera con la Repubblica Centrafricana. Il Camerun è stretto tra due morse: da un lato la presenza minacciosa delle frange islamiste (soprattutto al Nord del Paese), dall’altro la terribile guerra civile nella Repubblica Centrafricana, cui il Paese ha risposto cercando di fornire il suo contributo con l’apertura delle frontiere e l’accoglienza di migliaia di profughi (anche all’interno del campo profughi di Minawao, attivato per opera dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati nel luglio 2013). In molti temono che il gruppo terroristico stia piantando nuove basi in Camerun: appare infatti preoccupante la recente crescita di alcune correnti di riforma islamista che stanno prendendo il comando e la rappresentatività della comunità musulmana nel Nord del Camerun, soprattutto a seguito dell’influenza di Boko Haram nella regione. Se l’analisi si rivelasse pertinente, la reinterpretazione dei modelli islamici del passato, unita all’ influenza del gruppo terroristico nigeriano, potrebbe coinvolgere la parte islamica della regione verso una forma d’Islamismo.

Yaoundé

Fig. 3 – Un’altra veduta di Yaoundé (foto dell’autrice)

LA LOTTA CONTRO IL TERRORISMO DI BOKO HARAM La Legge nazionale 2014/028 riguardante la repressione degli atti di terrorismo contiene una definizione ampia di terrorismo, che rischia di essere utilizzata a discapito della dissidenza politica o contro altre azioni altrimenti non qualificabili come terroristiche. Inoltre, come indicato anche da Amnesty International, la legge prevede la pena di morte per tutti i cittadini colpevoli di atti di terrorismo. Boko Haram è presente nella regione dal 2009, divenuta nota a livello internazionale dopo i primi rapimenti contro alcuni cittadini francesi in Camerun, ma soprattutto nel 2014 a seguito del rapimento di 300 ragazze e, parallelamente, con la proclamata pretesa del leader – Abubakar Shekau – di creare un Califfato indipendente in Africa. Tra ottobre 2014 e dicembre 2015 si sono susseguiti violenze, omicidi, torture, rapimenti, ostaggi, prese di villaggi nel Nord e tra la frontiera del Paese con la Nigeria. Difficile indicare con precisione quante siano le vittime, ma comparando le informazioni locali ed internazionali si può stimare che solo in Camerun il terrorismo abbia causato almeno 380 vittime civili e dozzine tra le forze armate. Per combattere questo fenomeno, il Governo di Yaoundé ha rinforzato da un lato la legislazione nazionale, dall’altro la presenza militare nella regione nord del Paese. In agosto 2014 le autorità hanno riorganizzato i corpi speciali ed aumentato le truppe al Nord del Paese: al momento, 2000 membri del Battaglione d’Intervento Rapido  (BIR137) e del Bataillon d’infanterie motorisée (BIM) sono stati impiegati nelle operazioni Alpha e Émergence 4. L’Unione africana ha già inviato un contingente di soldati da Benin, Ciad e Niger per combattere contro il gruppo terroristico (sono stati stanziati 86 milioni di dollari). Alcuni Paesi occidentali (tra cui figurano Francia, Israele, Italia, Germania), ma anche Cina e Russia, hanno dato il loro contributo per l’addestramento militare e, in particolare, gli Stati Uniti autorizzano l’invio di 300 militari per collaborare con le forze di sicurezza locali nella lotta.

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Fig. 3 – Manifestazione a Yaoundé l’8 marzo in favore della condizione femminile (foto dell’autrice)

CONCLUSIONI – In conclusione la situazione regionale è piena di complicazioni. Infatti, oltre alle difficoltà presenti nella maggioranza dei Paesi dell’Africa equatoriale (povertà, corruzione, scarsa istruzione, condizioni sanitarie precarie), al Camerun si aggiungono importanti prerogative che non vanno sottovalutate. Il Paese è attualmente unito per la difesa della pace, libertà ed indipendenza; tuttavia, l’avanzata del terrorismo per mano di Boko Haram e la terribile guerra civile della Repubblica Centrafricana infondono rilevanti preoccupazioni per l’unico Paese dell’area a non aver (ancora) subito un’ondata incontenibile di tumulti e violenze.

Ornella Ordituro

Kribi

Fig. 4 – La spiaggia di Kribi in Camerun (foto dell’autrice)

Un chicco in più

Il Camerun “ostenta” vulcani attivi e spiagge bianche, una fitta foresta pluviale ed incredibili distese di terra color rosso Sahel. Non è facile definire una cultura unica all’interno del Paese, la situazione si fa interessante se si considerano le differenze linguistiche e religiose, le diversità tra lo stile di vita delle zone rurali e le grandi città (Yaoundé e Douala). Le numerosissime tribù, tra cui i Bamileké, Bassà ed i nomadi del Foulbé e le 200 lingue locali sono solo alcune delle peculiarità etniche e tribali all’interno del Paese. La vita quotidiana è ritmata dalla musica makossa, pinguiss e bikutsi e le strade sono piene di giovani che trovano sempre il tempo per un bicchiere di birra fresca (mischiata alla granatina rossa, bevanda nota come Tangò) in compagnia. È infatti singolare vedere come le città, soprattutto di notte, si trasformino in luoghi affascinanti dove trascorrere il tempo tra amici, considerando che non mancano neppure le discoteche in voga, frequentate anche da gruppi di ragazze.

Per approfondire:

 

 

 

Foto: friel

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